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Ricovero in ospedale di persone con disabilità: il danno e le beffe?

Persona in carrozzina in un corridoio di ospedale«Negli ultimi mesi – si legge nel sito della Casa di sabbia, Associazione nata nasce per sostenere le famiglie con i bambini disabili gravi per i quali il sistema socio-sanitario italiano non prevede soluzioni adeguate per garantire le migliori cure e assistenza a domicilio e preservare la vita familiare – molte famiglie hanno ricevuto una lettera con la quale l’INPS informa coloro che ricevono l’indennità di accompagnamento che procederà a trattenere dalle future mensilità parte dell’indennità perché l’invalido civile è stato ricoverato in istituti con retta a totale carico di enti pubblici».
A tal proposito l’Associazione ricorda come «la legge che istituisce l’indennità di accompagnamento preveda la sospensione dell’erogazione in caso di ricoveri presso istituti di durata superiore a 30 giorni, a ragione del fatto che l’indennità di accompagnamento stessa è stata creata per favorire la permanenza a casa dei disabili e quindi non ha alcuna ragione di essere in caso di ricovero in istituti specializzati». E tuttavia, «nel corso degli anni l’INPS ha interpretato questa regola includendo anche i ricoveri in ospedale», cosicché «tra le famiglie che hanno ricevuto la lettera ve ne sono tantissime con figli minori con disabilità grave e gravissima che hanno dovuto fare lunghi ricoveri in ospedale per accertamenti o per cure urgenti (polmoniti, interventi chirurgici, ecc…)».

«Noi sappiamo – viene sottolineato da La casa di sabbia – che nel caso di bambini ricoverati, la presenza dei genitori o altro personale di fiducia è quasi sempre imposta dall’ospedale (a volte formalmente con regolamenti dei singoli reparti, a volte in maniera meno esplicita). Inoltre, nel caso di minori, la costante presenza dei genitori nel corso dei ricoveri ospedalieri risulta necessaria per il semplice fatto che gli stessi devono prestare il consenso ai numerosi atti sanitari, difficilmente prevedibili, che possono essere praticati in occasione di tali ricoveri. Aggiungiamo che il ricovero ospedaliero è spesso effettuato nei pochi centri ospedalieri di altissima specializzazione situati lontani dalla propria casa e comporta spese ulteriori rispetto a quelle già pesanti che devono essere sostenute ogni giorno».
A tal proposito si ricorda «che i Giudici hanno stabilito da anni che l’indennità di accompagnamento non può essere tagliata se durante i ricoveri è comunque necessaria la presenza di una persona per assistere il ricoverato»: si faccia riferimento, ad esempio, all’esemplare Sentenza pronunciata il 16 giugno 2016 dal Tribunale di Verona, che ha visto appunto soccombere l’INPS in un caso del genere (la Sentenza è disponibile a questo link).

«A questo punto – informano da La casa di sabbia – stiamo intraprendendo alcune iniziative per capire il costo di quelle decurtazioni e per portare all’attenzione dei responsabili politici la questione, cercando di evitare che le famiglie ricevano questa lettera». Nel frattempo, però, l’Associazione, alla luce della Sentenza citata e di altre analoghe, ricorda la possibilità di fare ricorso (gratuito) e in tal senso ha predisposto una bozza utilizzabile dalle persone interessate (a questo link, insieme a ulteriori approfondimenti).
Si tratta di un’iniziativa certamente meritoria, per porre rimedio a una procedura che fa tornare alla mente il noto detto “oltre al danno le beffe”! (S.B.)

Ringraziamo Elena Improta per la segnalazione.

Per ulteriori informazioni accedere al sito dell’Associazione La casa di sabbia.