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Il Ministero apre alle “risorse libere” per la didattica inclusiva

Alunni davanti al computerIn quest’ultimo periodo, la Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) ha inaugurato, attraverso l’impegno personale di Giovanna Boda, che è tornata a dirigerla, una maggiore collaborazione con le Associazioni e con i dirigenti e gli operatori dei CTS (Centri Territoriali di Supporto); i rappresentanti di questi ultimi, infatti, sono stati più volte riuniti presso il Ministero per un confronto e una collaborazione, segnatamente con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’inclusione scolastica.
È stata quindi proprio la grande capacità di ascolto, la sensibilità e l’intelligenza di Giovanna Boda, unitamente a quella dei sui collaboratori dell’Ufficio IV, diretto da Clelia Caiazza, coordinatrice dei gruppi di lavoro – altra felice novità – che ha portato il 29 luglio scorso all’emanazione di una Nota Ministeriale (disponibile a questo link), dove per la prima volta, da parte del MIUR, vengono ufficialmente riconosciute e valorizzate le cosiddette “risorse libere” e in particolare l’importanza del software libero/open source per la didattica inclusiva.
In tale Nota, infatti, tra le procedure di acquisto e di gestione degli ausili e sussidi da fornire alle scuole si contempla anche «la destinazione di una somma finalizzata alla promozione dell’open source [ovvero degli applicativi informatici di libero utilizzo, N.d.R.] per la didattica inclusiva, per lo sviluppo del software libero e gratuito e per la formazione sull’uso e sulla sua diffusione capillare».
Queste poche, ma significative righe segnano decisamente una svolta e un riconoscimento del valore del software libero/open source (e gratuito) da parte del Ministero, che può veramente favorire una virtuosa evoluzione della didattica con notevoli vantaggi. Quelle parole, inoltre, possono essere lette come un riconoscimento del lavoro svolto negli anni da una parte dall’ITD (Istituto per le Tecnologie Didattiche) del CNR che già dal 2003 realizza soluzioni libere per la didattica (progetto So.Di.Linux), divenute anche oggetto, nel 2006, della formazione iniziale degli operatori dei CTS; dall’altra parte da alcuni operatori dei CTS stessi, che hanno creduto in questo tipo di proposta e che con il costante supporto e la supervisione del citato ITD, si sono impegnati a selezionare, divulgare, far conoscere e promuovere applicativi ed elaborare progetti legati al software libero. Una collaborazione fruttuosa, questa, che ha consentito di mantenere in vita il progetto e di aggiornare le soluzioni libere, indirizzate sempre più verso la didattica inclusiva, piuttosto che “speciale”.

Per capire ancor meglio la portata potenziale di questo passaggio, abbiamo parlato con il docente Francesco Fusillo, già operatore del CTS di Verona, e formatore ai corsi organizzati in numerose città dai Centri Territoriali di Supporto, oltreché collaboratore ai progetti dedicati all’open source, e con il docente Nicola Striano, referente del CTS dell’Istituto De Amicis-Cattaneo di Roma, una delle scuole più attive nel promuovere le “risorse libere” per la didattica inclusiva.
«Usare applicativi di software libero – spiega Fusillo – significa dare sia ai docenti che agli studenti la possibilità di copiarli e distribuirli in modo legale e gratuitamente (nella maggior parte dei casi) e poter avviare azioni didattiche che circolano nella classe a vantaggio dell’inclusione e della partecipazione. Ad esempio, creare presentazioni, mappe concettuali, audio e videolezioni e molto altro materiale didattico. Questo va a stimolare tutte quelle capacità che vanno sviluppate proprio a scuola, come, ad esempio, la collaborazione e la cooperazione, il fare comunità, l’essere creativi e il saper condividere la conoscenza che viene prodotta, un bene, questo, che, se distribuito, aumenta invece di diminuire. Le licenze libere, inoltre, permettono di riutilizzare il materiale didattico prodotto dagli insegnanti al fine di adottarlo anche in altri contesti e di personalizzarlo per specifiche esigenze.
«E ancora – prosegue Fusillo – i software liberi donano “longevità” agli strumenti informatici, in quanto non seguono le logiche commerciali legate all’invecchiamento programmato dei dispositivi, ma cercano di sfruttare questi ultimi al meglio delle loro potenzialità. Per tutti i motivi indicati, dunque, questi software permettono di realizzare anche ausili finalizzati agli alunni con disabilità in grado di “resistere” nel tempo, consentendo inoltre di sfruttare computer che – troppo spesso ed erroneamente – vengono considerati “datati”, garantendo un notevole risparmio economico sia alle Pubbliche Amministrazioni che alle famiglie. In tal modo, i risparmi di fondi pubblici riguardanti gli acquisti di ausili e le relative licenze non necessarie, così come il riutilizzo di computer già presenti nelle scuole, possono trasformarsi in risorse economiche da investire per l’inclusione e la ricerca».

«Se interpretiamo correttamente la Nota prodotta a fine luglio – sottolinea dal canto suo Striano – l’azione del Ministero sembra rivolta a un orizzonte temporale più ampio. In altre parole, non solo la soddisfazione del bisogno immediato di tecnologie, ma la prospettiva più ampia di poter disporre di strumenti e ausili in grado di evolvere, in funzione delle reali esigenze della scuola italiana e delle famiglie, attraverso investimenti capaci di contenere lo spreco e di educare tutti a una gestione finanziaria più oculata e fruttuosa».

Ma come potrebbero tradursi nel modo più efficace ed efficiente possibile queste indicazioni? «È importante – spiega Striano – che il MIUR, anche in virtù della recente modifica apportata al Decreto 66/17 sull’inclusione scolastica, che riprende in considerazione i Centri Territoriali di Supporto [si parla del Decreto Legislativo 96/19 di cui si può leggere ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.], guidi la costituzione di una rete volta a favorire la diffusione di competenze attraverso azioni come la formazione continua dei docenti e la costituzione di un gruppo di lavoro che, in continuità con chi già opera da anni in questo campo, individui, selezioni e promuova tutte le risorse libere utili alla didattica, seguendone l’evoluzione».

«Secondo noi – concludono a una voce Fusillo e Striano – proprio per il valore dell’iniziativa e dei princìpi che si intendono radicare nella pratica quotidiana, dovrebbe essere sviluppato un progetto unitario su tutto il territorio nazionale, da affidare a chi ha creduto da sempre nel software libero/open source e che da tempo svolge un’importante attività di ricerca nel settore delle risorse didattiche libere per la scuola (non solo software, quindi), come l’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR, e a chi ogni giorno, come i Centri Territoriali di Supporto, le sperimenta concretamente. A tal proposito riteniamo fondamentale che il MIUR coinvolga attivamente tutti i CTS, quelli che stanno più avanti e quelli più indietro, dando chiare indicazioni sull’opportunità e sulla modalità di partecipazione al progetto, favorendo la costituzione di una vera rete, che si rivelerà a questo punto sicuramente fruttuosa per tutta la scuola italiana». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: nicstiano56@gmail.com.