La musica, che sa riunire tante diversità

Nell’àmbito del progetto “Musica per il Sociale”, si è svolto a Roma, presso il Conservatorio di Santa Cecilia, un concerto della Banda Musicale della Polizia di Stato, di fronte a un pubblico formato da persone con vari gradi e tipologie di disabilità, oltreché dai loro familiari e dagli operatori, una moltitudine emozionata che da subito si è lasciata trasportare dalla magia della musica. «Ancora una volta – scrive Irene Gironi Carnevale – la musica è riuscita a riunire tante diversità, a farle stare insieme con gioia e partecipazione»

Concerto Banda Musicale Polizia di Stato, Roma, 12 settembre 2019

Un’immagine del concerto della Banda Musicale della Polizia di Stato cui ha assistito un pubblico composto da persone con diverse disabilità, oltreché dai loro familiari e dagli operatori

Si è svolto a Roma, nella splendida cornice della Sala Accademica del Conservatorio di Santa Cecilia, un concerto della Banda Musicale della Polizia di Stato, nell’àmbito del progetto Musica per il Sociale.
Le poltrone di velluto rosso si sono riempite di un pubblico che molti riterrebbero inconsueto per un’occasione del genere, perché formato da persone con vari gradi e tipologie di disabilità, oltreché dai loro familiari e dagli operatori. Una moltitudine emozionata che da subito si è lasciata trasportare dalla magia della musica.

Il concerto si è aperto con un omaggio a Nino Rota e alle sue indimenticabili melodie, molte delle quali hanno fatto da colonna sonora ai film di Federico Fellini.
C’è stata poi una vera e propria carrellata di storia della musica, illustrata da uno dei maestri musicisti e aperta alla partecipazione del pubblico. Si è partiti dai Canti Gregoriani e poi Beethoven, Mozart, Ravel, Wagner, passando per brani immortali di operette e opere liriche, il Nessun dorma dalla Turandot di Giacomo Puccini e il Va’ pensiero dal Nabucco di Giuseppe Verdi, approdando a Gershwin e al jazz, fino ad arrivare alla canzone italiana, rappresentata magistralmente da Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno.
La partecipazione del tenore Francesco Grollo e le sue interpretazioni di Tu che m’hai preso il cuor e Un amore così grande hanno reso l’emozione ancora più palpabile e si è arrivati in un magnifico crescendo fino all’esecuzione dell’Inno di Mameli che ha chiuso il concerto.

Un’esperienza unica e veramente bella, nonostante le difficoltà che tutti possono immaginare, ma il risultato è stato magnifico. Ancora una volta la musica, forse il più antico strumento di comunicazione di emozioni che la storia umana ricordi, è riuscita a riunire tante diversità, a farle stare insieme con gioia e partecipazione.
Per la durata del concerto, in quella magnifica sala c’erano persone che godevano della bellezza e della ricchezza di quei suoni magici e ognuno avrà saputo capitalizzare le emozioni suscitate.
Eravamo un pubblico, unico e diverso, come è giusto che sia, ma non separato, ciascuno con le proprie specificità, ma insieme per lo stesso fine: stare bene, vivere un momento di bellezza immortale. Eventi di questo genere non solo vanno incentivati, ma dovrebbero essere la regola e non l’eccezione in un Paese dove l’integrazione è ancora un concetto molto poco concreto.

Il concerto di Santa Cecilia è la prova che si può e si deve fare. Grazie al Conservatorio, alla Polizia di Stato e alla sua straordinaria Banda Musicale con i suoi direttori d’orchestra Maurizio Billi e Roberto Granata, all’organizzazione discreta e perfetta, grazie a tutti quelli che hanno collaborato a questa giornata che ci ha reso tutti un po’ più ricchi, soprattutto di speranza.
E un grazie particolare a Elena Improta, che quotidianamente non si risparmia per i nostri figli e per noi famiglie, coinvolgendoci in percorsi che da soli non oseremmo fare. La sua Associazione, Oltre lo Sguardo, contattata dal Cerimoniale del Ministero dell’Interno , ha coinvolto non solo i propri soci, ma anche altre realtà associative con cui collabora in partnership per le molteplici attività e dibattiti sul “Durante e Dopo di Noi”: Hermes, Nuove Frontiere di Ladispoli, Solaris e Uniti si può.

Una piccola notazione di colore: sulle prime note del tema musicale di Artie Kane dal film Mission Impossible, si è diffuso un brusio tra noi madri e ci siamo dette con Elena e Alessandra che questa è la nostra sigla.

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