Quello che non ho… sono servizi e interventi per la mobilità

«Quello che non ho – scrive chi firma questo testo, padre di un quindicenne con grave disabilità e non vedente – sono servizi, misure e interventi per la mobilità individuale delle persone con disabilità!». «E penso che De André non lo contesterebbe – aggiunge, pensando alla nota canzone di Fabrizio De André – se leggesse questa mia vicenda, che mi fa chiedere all’Amministrazione Comunale di Roma un maggiore ossequio non tanto per la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, pure ossequiata nei documenti ufficiali, quanto “semplicemente” per le persone con disabilità»

Particolare di uomo calvo con le mani sulla testaIl testo del titolo non è fedele, ma penso che De André non lo contesterebbe leggendo il seguito di questa vicenda [“Quello che non ho” è una nota canzone di Fabrizio De André, N.d.R.].

Sono il padre di un ragazzo di 15 anni con grave disabilità e non vedente. Viviamo a Roma, anzi a Roma “Capitale”, mica un paesello qualunque…
Nel dicembre 2018 l’Assemblea Capitolina approva la Deliberazione n. 129/18, in base alla quale, «in ossequio al proprio Statuto che ha recepito i principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità…» ecc. ecc., Roma Capitale avvia la procedura per l’erogazione di interventi, misure e servizi per la mobilità individuale delle persone con disabilità residenti nel proprio territorio, mediante avviso pubblico del relativo Regolamento.
Ottimo, è il caso di fare regolare domanda per conto di mio figlio. Peccato che il Regolamento escluda la partecipazione per i minori (tra le categorie contemplate dal servizio vi sono terapia, attività sociali e sport, tutte tipicamente avulse ai minori…).
Solo a giugno 2019 l’Assemblea Capitolina delibera una nuova versione del Regolamento (Deliberazione n. 47/2019) che rimuove tale vincolo.

Errare è umano, ci mancherebbe, e non bisogna essere troppo severi verso chi è ossequioso nei confronti della «Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità». Certi “dettagli” possono sfuggire e non sarebbe per altro civilmente corretto soffermarsi sui seguenti ulteriori dettagli del Regolamento pubblicato da Roma Capitale:
° L’entrata in vigore del Regolamento revoca tutte le graduatorie e liste di attesa precedenti, vanificando l’attesa di chi per anni è stato, appunto, in lista di attesa, senza aver potuto usufruire del servizio, come nel caso di mio figlio.
° Ai fini dell’attribuzione del punteggio della graduatoria, il Regolamento prevede un punteggio massimo di 60 per persona con disabilità di deficit visivo (Legge 138/01, ossia cieco assoluto) o, in maniera alternativa, per persona con disabilità (Legge 104/92, articolo 3, comma 3, ossia invalidità del 100% con indennità di accompagnamento); praticamente un cieco assoluto che presenta anche invalidità (psichica o fisica) al 100%, come nel caso di mio figlio, viene equiparato al disabile che possiede esclusivamente una delle suddette limitazioni funzionali. Questo “coerentemente” con il titolo assegnato al parametro in questione: Livelli di intensità del bisogno di mobilità e identificazione della limitazione funzionale
° L’invio delle credenziali per accedere al portale informatico di Roma Servizi per la Mobilità per la consultazione del punteggio provvisorio e per la segnalazione di documentazione integrativa richiesta ai fini della domanda (soccorso istruttorio), è previsto mediante raccomandata cartacea inviata alla fine del mese di luglio 2019. Eventuale documentazione integrativa richiesta deve essere consegnata fisicamente allo sportello di Roma Servizi per la Mobilità entro il 26 agosto 2019. Tutto ciò in nome di una fatidica digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, in un periodo, per altro, decisamente “ideale”, in quanto notoriamente i disabili non gradiscono nel mese di agosto andare in ferie… Solo una successiva comunicazione prevede l’invio di credenziali e la consegna di documentazione integrativa mediante PEC, prorogando i termini temporali per il soccorso istruttorio al 3 settembre 2019.

Ma forse ciò che mi porta ad essere ostinatamente “civilmente scorretto” è il comportamento subito prima da Roma Servizi per la Mobilità (Società di Roma Capitale, della quale su «la Repubblica» del 5 ottobre leggo dei generosi bonus distribuiti al proprio interno per «obiettivi raggiunti») e, a seguire, dal Dipartimento Mobilità e Trasporti di Roma Capitale – Direzione Programmazione e Attuazione dei Piani di Mobilità – Ufficio per la Mobilità Individuale delle Persone con Disabilità. Provo a illustrarne le ragioni.
Tra i parametri previsti all’articolo 7 del Regolamento, vi è il «non possesso della patente speciale», per il quale vengono assegnati 5 punti. Quindi, nella domanda per conto di mio figlio, quindicenne, indico il non possesso della patente speciale.
Con la definizione dei punteggi provvisori, però,  scopro che per mio figlio tale parametro viene dichiarato “non specificato”, con conseguente mancata assegnazione dei 5 punti (faccio presente che questi miseri 5 punti implicano per mio figlio un declassamento nella graduatoria finale che va da 243 a 285 posizioni su 1.032 richiedenti ammessi).
Chiedo i dovuti chiarimenti inizialmente a Roma Servizi per la Mobilità, la quale, non riuscendo a fornirmi né per telefono né per iscritto alcuna plausibile giustificazione di tale atto, altro non può fare che riferirmi di essersi rigorosamente attenuta a istruzioni e direttive dettate dal Dipartimento Mobilità e Trasporti di Roma Capitale, al quale inoltra la mia segnalazione.
Da qui parte un fitta corrispondenza con l’Ufficio per la Mobilità Individuale delle Persone con Disabilità, diretto dall’ingegner Fabio Stefano Pellegrini, firmatario delle comunicazioni a me pervenute.
Il motivo addotto, dunque, per cui non sono attribuibili a mio figlio i 5 punti in questione è che, essendo minorenne, comunque non potrebbe prendere la patente; quindi, per tutti i minori il punteggio massimo raggiungibile è 95 (non 100, come vale invece per i “patentabili”).
Rilevo che tale esclusione dovrebbe, allora, essere applicata a tutte le categorie che il Codice della Strada prescrive come non patentabili e non solo a chi “non ha l’età”; ma mi risulterebbe difficile pensare che l’Ufficio incaricato si sostituisse a una Commissione Medico-Legale per valutare e certificare l’idoneità di tutti i richiedenti per l’acquisizione di patente speciale.
Faccio anche notare che se il problema è esclusivamente l’età anagrafica di mio figlio (15 anni), il Codice della Strada prevede patenti, anch’esse con attributo “speciale”, acquisibili anche dai 14 anni in su, per specifiche tipologie di mezzi. Ma come non intuire, così come mi risponde Roma Capitale, che il parametro relativo alla patente speciale citato nel Regolamento è “evidentemente” riferito alla patente B, che si può prendere solo dal compimento della maggiore età?
Perché? Perché se il servizio di trasporto è erogato mediante vetture o autobus, è clamorosamente chiaro che la patente del disabile deve essere riferita a tale tipologia di mezzi! Probabilmente sarebbe allora più coerente chiedere a chi usufruisce del trasporto mediante autobus, il mancato possesso di patente D!
A questo punto chiedo a chi mi legge: sono io lo strano?

A fronte della mia formale contestazione sul criterio adottato, in cui ripetutamente richiedo all’Ufficio preposto che siano indicate in maniera puntuale le sezioni del Regolamento, o di atti da esso richiamati, in cui viene avvalorata la correttezza procedurale adottata dall’Amministrazione, ricevo sempre risposte vaghe, astratte, non pertinenti, se non paradossali (come racconto sopra), con richiami generici a Regolamento e Avviso, che nulla chiariscono in merito alla mia contestazione. Risposte farcite di latinismi pregni di burocratese che eludono i miei quesiti, le mie osservazioni (queste sì, puntuali e circoscritte) e le mie richieste. Il tutto in nome della trasparenza e della linearità della comunicazione della Pubblica Amministrazione verso i cittadini!
Forse il riscontro più dignitoso da parte di Roma Capitale alle mie proteste e legittime richieste di chiarimenti è avvenuto in occasione della mia ultima lettera inviata al Dipartimento mediante PEC il 20 settembre scorso: un solenne e assordante silenzio cui ha fatto seguito la pubblicazione della graduatoria definitiva, con 5 punti in meno per mio figlio.

Voglio dunque denunciare l’eclatante ingiustizia insita in tale modo di procedere da parte dell’Amministrazione Capitolina, la quale declassa i minori a categoria di disabili che, in aggiunta ai propri handicap, partono ulteriormente svantaggiati nel posizionamento in graduatoria, non potendo acquisire punti unicamente per motivi anagrafici.
Denuncio, soprattutto, un comportamento inadeguato, superficiale, irrispettoso e, se non fosse per la serietà e la gravità della vicenda, direi anche ridicolo, dell’Amministrazione nei confronti dei cittadini di Roma “Capitale”.
E chiedo infine all’Amministrazione capitolina tutta e a quei suoi dirigenti che sulle porte dei propri uffici vedono comparire la parola “disabilità”, un maggiore ossequio non tanto per la «Convenzione delle Nazioni Unite», quanto piuttosto per le persone con disabilità stesse.

Il presente testo è firmato, ma produciamo solo le iniziali dell’Autore, rispettando la richiesta di voler tutelare la privacy del figlio minore.

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