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La sfida dell’inclusione (anche nuotando)

Salvatore Cimmino

Salvatore Cimmino, al termine di una delle sue imprese natatorie, volute per portare avanti il progetto “Un mondo senza barriere e senza frontiere”

«Vorrei che nel mondo venisse eliminata ogni tipo di barriera a favore di una maggiore diffusione della cultura e delle pari opportunità»: era stato soprattutto per dare visibilità a questo suo intendimento, oltreché per diffondere la conoscenza della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che negli anni scorsi Salvatore Cimmino di Torre Annunziata (Napoli), classe 1964, nuotatore del Circolo Canottieri Aniene di Roma, amputato della gamba destra, aveva portato avanti un vero e proprio “giro del mondo a nuoto”, seguìto anche dal nostro giornale.
Tale iniziativa – patrocinata dal CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e dall’Associazione Luca Coscioni – lo ha portato a compiere, nel corso del tempo, numerose imprese natatorie ritenute “impossibili”, soprattutto in Africa, nelle Americhe e in Oceania.

Ora Cimmino è alla vigilia di una nuova impresa, poiché da domani, 11 ottobre, a domenica 13, percorrerà a nuoto 37 chilometri totali, nei mari della Campania, da Massa Lubrense e Amalfi, passando per Positano e Praiano, impresa voluta per sostenere nel nostro Paese l’applicazione dei PEBA (Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), ma anche un più facile accesso agli ausili e alle nuove tecnologie da parte delle persone con disabilità.

Questa sua nuova iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi a Roma, alla Camera dei Deputati, durante il convegno intitolato La sfida dell’inclusione, il futuro delle persone con disabilità, voluto dai parlamentari Umberto Buratti  e Lisa Noja, cui ha presenziato anche il presidente della camera Roberto Fico (a questo link ne è disponibile il programma).
All’incontro è intervenuta anche Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Coscioni – della quale lo stesso Cimmino fa parte -, che ha ribadito i punti principali di un documento consegnato a suo tempo al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal copresidente di tale organizzazione Marco Gentili, malato di SLA (sclerosi laterale amiotrofica).
Tra tali punti, la piena realizzazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la necessità di un’applicazione in tutto il Paese dei PEBA, un Comitato sui LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che non sia composto da rappresentanti delle Regioni, la piena equivalenza in ogni sede tra la firma digitale e la firma autografa, nonché il fatto che gli ausili contenuti nel Nomenclatore Tariffario, destinati ai bisogni più delicati e complessi, non vadano acquistati e forniti tramite gare d’appalto.

«In tutto il mondo civile – commenta Filomena Gallo a margine del convegno di Roma – le persone con disabilità ricevono gratuitamente le protesi e gli ausili che i Governi ritengono essenziali per la loro vita. In tal senso, ogni Stato fissa l’asticella di quanto e cosa fornire gratuitamente ad un’altezza diversa, legata alle risorse che si vogliono rendere disponibili a questo scopo. Lo Stato Italiano non spende poco per questo tipo di assistenza, ma spende male. O meglio, non sa quanto spende, non valuta se quello che compra vale quello che spende e non misura i risultati che vengono prodotti dalle risorse impiegate». (S.B.)

A questo link è disponibile un testo di approfondimento, diffuso dall’Associazione Luca Coscioni. Per ulteriori informazioni: Fabio Miceli (fabio.miceli@havaspr.com); Salvatore Cimmino (salvator.cimmino@gmail.com).