Lavoro e disabilità: costruire un modello duraturo

«Concertazione con le Associazioni che si occupano di disabilità e armonizzazione degli strumenti di legge riguardo all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, per rendere concreti i princìpi di inclusione e pari opportunità nel quadro dei singoli progetti di vita: solo così si potrà costruire un modello replicabile e ottenere risultati di lungo periodo»: lo ha detto Giancarlo D’Errico, presidente della FISH Piemonte e dell’ANFFAS Piemonte, nel corso di un’Audizione presso le Commissioni Consiliari del Comune di Torino competenti per il settore del lavoro

Uomo con disabilità a un colloquio di lavoro

Una persona con disabilità a un colloquio di lavoro

Concertazione con le Associazioni che si occupano di disabilità, all’insegna delle parole Niente su di Noi senza di Noi, e armonizzazione degli strumenti di legge riguardo all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, per rendere concreti i princìpi di inclusione e pari opportunità nel quadro dei singoli progetti di vita. Il tutto partendo dal presupposto che il Comune di Torino dovrà iniziare con l’assolvere i propri obblighi di assunzione di persone con disabilità, secondo quando previsto dalla Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili).
Sono questi i principali concetti espressi da Giancarlo D’Errico, presidente della FISH Piemonte (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e dell’ANFFAS Piemonte (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), ricevuto in Audizione nella seduta congiunta della 3^ e 4^ Commissione Consiliare Permanente del Comune di Torino, che si occupano rispettivamente di Lavoro, Commercio e Artigianato, Formazione Professionale l’una, Sanità e Servizi Sociali l’altra.
Accompagnato dai rappresentanti di altre Associazioni, tra cui l’APRI (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti), D’Errico ha chiesto e ottenuto la convocazione di un tavolo di concertazione che affronti in maniera globale e complessiva la tematica dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, in modo da sviluppare una progettualità nuova da proporre in Regione Piemonte e da applicare anche in altri Enti Pubblici, come ad esempio le Aziende Sanitarie Locali.

La discussione è partita innanzitutto dalla necessità di una riforma del Regolamento 307 del Comune di Torino, che gestisce linserimento lavorativo delle persone con disabilità o in situazione di svantaggio, attraverso i contratti della Pubblica Amministrazione, più precisamente «contratti di fornitura di beni o servizi con aziende che si impegnano ad assumere e mantenere impiegati persone svantaggiate e/o disabili».
«Il Regolamento 307 non è in discussione come strumento di politica attiva del lavoro – commenta a tal proposito D’Errico – e si inserisce in maniera corretta nella legislazione vigente, ma di fatto riguarda in minima parte le persone con disabilità e va inserito in un ragionamento di più ampio respiro». Un ragionamento che segnatamente si allarga alla citata Legge 68/99 la quale, com’è noto, ha lo scopo di promuovere l’inserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, obbligando gli Enti Pubblici e le aziende private che raggiungono la soglia dei quindici dipendenti ad assumere persone iscritte alle liste di “collocamento mirato” in impieghi compatibili con le loro condizioni di salute e capacità lavorative.
Successivamente, va anche ricordato, l’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/03 (attuativo della Legge 30/03, la cosiddetta “Legge Biagi”) ha dato la possibilità di ottemperare alla Legge 68/99 tramite commesse di lavoro affidate a Cooperative Sociali di tipo B, che a loro volta assumono persone con disabilità adeguatamente formate, a garanzia di tutte le parti in causa.

«La politica attiva del lavoro – conclude D’Errico – è un concetto ampio che non può essere limitato al Regolamento 307, strumento utile ma troppo limitato, per integrarsi con il progetto di vita di una persona con disabilità. Il Comune di Torino, che è la più grande impresa del capoluogo piemontese, è in obbligo di assumere centinaia di persone con disabilità, in ossequio alla Legge 68/99 e gli appalti dati in base al Regolamento 307 non sono evidentemente sufficienti ad ottemperare tale obbligo, anche perché riguardano tutte le fasce deboli della popolazione e non solo le persone con disabilità. C’è pertanto la necessità di integrare i vari strumenti a disposizione per farli diventare un progetto organico e l’unica strada per arrivare a ciò è aprire un tavolo volto a costruire una politica lavorativa di sistema che riguardi le persone con disabilità, ma nel quadro dei singoli progetti di vita. Solo così possiamo costruire un modello replicabile e ottenere risultati di lungo periodo». (D.P. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: media@inspirecommunication.it (Daniele Pallante); segreteria@anffas.torino.it.

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