Dare voce e mezzi alle persone con disabilità del mondo

Dare voce e mezzi alle persone con disabilità del mondo, con un’attenzione particolare ad alcuni Paesi in via di sviluppo e alla discriminazione vissuta dalle donne con disabilità: è sostanzialmente questo l’obiettivo di “Bridging the Gap II – Inclusive policies and services for equal rights of persons with disabilities” (“Colmare il divario – Politiche e servizi inclusivi per i pari diritti delle persone con disabilità”), progetto della Commissione Europea che ha recentemente vissuto a Roma il proprio evento annuale, durante il quale si è detto più volte: «Nessuno deve rimanere indietro»

Realizzazione grafica con due omini che cercano di completare un ponteAmpiamente presentato anche sulle nostre pagine, si è svolto un paio di settimane fa a Roma, presso la Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, l’evento annuale di Bridging the Gap II – Inclusive policies and services for equal rights of persons with disabilities (letteralmente: “Colmare il divario  – Politiche e servizi inclusivi per i pari diritti delle persone con disabilità”), progetto della Commissione Europea che a livello generale punta a sviluppare strumenti utili a facilitare l’attuazione degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile presenti nell’Agenda ONU 2030, in parallelo con la diffusione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), rivolgendo più specificamente lo sguardo all’attuazione della Convenzione stessa in cinque Paesi di Africa e Sudamerica (Etiopia, Burkina Faso, Sudan, Ecuador e Paraguay*), attraverso la sensibilizzazione pubblica e istituzionale, lo sviluppo delle competenze delle Istituzioni preposte e l’empowerment (“crescita della consapevolezza”) delle organizzazioni di persone con disabilità.
Uno dei temi centrali dell’incontro svoltosi questa volta in Italia è stato anche, come avevamo segnalato, la discriminazione multipla delle donne con disabilità.

«Il convegno di livello internazionale – spiegano i promotori -, ha rappresentato anche un’occasione di formazione, informazione e scambio di esperienze e buone prassi, a partire dagli standard internazionali ed europei di inclusione delle persone con disabilità, tra cui la recente UNDIS (United Nations Disability Inclusion Strategy), nel superamento di modelli assistenziali o di “medicalizzazione”, verso un’ottica di mainstreaming della disabilità, ovvero dell’inserimento di tale tema in tutti gli interventi volti allo sviluppo dei Paesi a basso e medio reddito».

«Il fatto che l’Italia sia da sempre un Paese all’avanguardia nella produzione della legislazione sulla disabilità – ha dichiarato per l’occasione Luca Maestripieri, direttore dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) – ha rafforzato l’impegno dell’AICS in questo settore attraverso un approccio partecipativo e inclusivo. Abbiamo infatti aggiornato agli standard internazionali le Linee Guida per la disabilità e l’inclusione sociale negli interventi di cooperazione (2018), siamo stati precursori del criterio adottato dall’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per identificare criticità e difficoltà nell’applicazione di un accordo di mainstreaming che assicuri un’ottica di trasversalità. Abbiamo inoltre realizzato una ricerca sulle iniziative finanziate nel 2016-2017, i cui risultati saranno pubblicati il prossimo 3 dicembre in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità».

Tra gli altri intervenuti, vi era anche Giampiero Griffo, presidente della RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), l’alleanza strategica avviata nel 2011 da due organizzazioni non governative – l’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau) e EducAid – insieme a due organizzazioni di persone con disabilità, quali DPI Italia (Disabled Peoples’ International) e la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), con l’obiettivo di occuparsi di cooperazione allo sviluppo delle persone con disabilità, in àmbito internazionale.
Griffo ha voluto sottolineare l’importanza dell’empowerment (crescita dell’autoconsapevolezza) delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni, ha ricordato l’impegno in prima linea dell’Italia nella redazione della Convenzione ONU, evidenziando lo stato avanzato degli strumenti legislativi italiani, citando ad esempio l’educazione inclusiva.
Dal canto suo, Ana Lucia Arellano, presidente dell’IDA (International Disability Alliance), ha ricordato la necessità di valorizzare il ruolo delle donne con disabilità o madri di persone con disabilità, come agenti di cambiamento, mentre Toyin Janet Aderemi-Ige, incaricata dell’ONU per la protezione dei rifugiati palestinesi e vincitrice del premio internazionale Her Abilities, ha testimoniato la situazione drammatica della Striscia di Gaza.
E ancora, Federico Martire, coordinatore di Bridging the Gap, ha sottolineato la necessità di capitalizzare i risultati raggiunti al di là dello sforzo finanziario. In questa prospettiva, la diversità dei contesti e degli attori è stata considerata come una ricchezza dai partecipanti.

"Bridging the Gap", Roma, 14 novembre 2019

Una bella foto di gruppo per l’evento romano del progetto “Bridging the Gap”

«Il progetto Bridging the Gap – è stato sottolineato durante l’incontro – vuole dare voce e mezzi alle persone con disabilità, per un maggior protagonismo nella revisione delle politiche pubbliche, nel superamento delle barriere all’accesso (salute, istruzione, impiego), nella disseminazione di buone prassi, rafforzando le capacità e il protagonismo delle Associazioni locali, con particolare attenzione alle donne e alle ragazze, per affrontare una condizione che, secondo un rapporto congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Banca Mondiale, coinvolge il 15% della popolazione mondiale, di cui l’82% si trova in Paesi in via di sviluppo».
«L’iniziativa – ha aggiunto Maestripieri – è anche una delle prime realizzate dall’AICS nell’ottica dell’attuazione congiunta di progetti di sviluppo tra Agenzie di Sviluppo europee, e che prevede forme di collaborazione, sia sul piano finanziario che di contenuto, individuate nel documento di orientamento Working Better Together».

A dare voce, quindi, alla fondamentale esperienza sul campo, sono stati i rappresentati dei cinque Paesi citati in precedenza, ritenuti centrali per Bridging the Gap, ovvero Shitaye Asrawes (Etiopia), che ha denunciato l’“invisibilità” delle donne con disabilità nelle società patriarcali, seguita dal segretario generale del Consiglio delle Persone con Disabilità del Sudan, Badredeen Ahmed Hassan Mohamed.
A sua volta, sempre riguardo al Sudan, Vincenzo Racalbuto, titolare della Sede AICS di Khartoum, ha illustrato le attività in quel Paese, volte principalmente alla promozione dell’equo accesso all’istruzione, alla formazione professionale e al mercato del lavoro delle persone con disabilità, ciò che richiede un maggiore investimento nel coinvolgimento del settore privato.
«Rispondendo alle Linee Guida dell’AICS e alla Strategia dell’Unione Europea sulla Disabilità 2010-2020 – ha affermato Racalbuto – la nostra sede di Khartoum adotta un duplice strategia di approccio, che considera la disabilità sia come tema centrale, sia come tema trasversale a più iniziative, volano di democrazia e maggiore rispetto dei diritti».

«Nessuno deve rimanere indietro», è stato più volte ripetuto durante l’evento romano di Bridging the Gap e la modalità di intervento è importante: la strada giusta, infatti, è quella che prevede il coinvolgimento delle persone con disabilità sia nella fase di raccolta delle informazioni, sia in quella di attuazione delle decisioni. (S.B.)

*Etiopia, Burkina Faso, Sudan, Ecuador e Paraguay hanno ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità rispettivamente il 7 luglio 2010, il 23 luglio 2009, il 24 aprile 2009, il 3 aprile 2008 e il 3 settembre 2008.

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