La chimera del posto pubblico

«Come può essere credibile un Legislatore – scrive Marino Bottà – quando egli stesso non ottempera agli obblighi di legge? È quanto avviene nei confronti della Legge 68/99 (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”), rispetto alla quale i maggiori evasori sono state proprio le Istituzioni e gli Enti Pubblici (Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Aziende Ospedaliere, ASL). Alle imprese private si è chiesto di essere sensibili e di farsi carico di parte del welfare, mentre lo Stato è rimasto spettatore, in coerenza con il detto popolare «fate quel che dico, ma non quello che faccio!»

Persona con disabilità a uno sportelloLa Legge è tale nel momento in cui regola i comportamenti sociali dei cittadini e tutti si comportano di conseguenza e la rispettano. Ma come può essere credibile un Legislatore nel momento in cui egli stesso non ottempera agli obblighi di legge?
È quanto avviene nei confronti della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), il cui articolo 3, comma 1 recita: «I datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori di cui all’articolo N° 1 della presente misura…». Si prevede infatti che gli Enti Pubblici, al pari delle aziende private, assumano un disabile dai 15 ai 35 dipendenti, due disabili dai 36 ai 50 dipendenti, il 7% se ne hanno più di 50.
Inoltre, l’articolo 16, comma 1 e ancora l’articolo 7 (comma 2) prevedono che le persone con disabilità possano partecipare a tutte le forme di selezione nel pubblico impiego e che a loro sia riservato il 50% dei posti messi a concorso.
Ebbene, di fronte a ciò i vari Enti Pubblici hanno elaborato una serie di escamotage e giustificazioni che hanno consentito loro di non rispettare la legge, e vivere per anni in una ufficiale impermeabilità.
Infatti, nonostante quanto previsto dalle norme vigenti in materia, proprio le Istituzioni e gli Enti Pubblici (Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Aziende Ospedaliere, ASL ecc.) sono stati i maggiori evasori. Alle imprese private è stato richiesto di essere sensibili e farsi carico di parte del welfare, mentre lo Stato è rimasto spettatore, in coerenza con il detto popolare «Fate quel che dico, ma non quello che faccio».

Come i soggetti pubblici abbiano operato in questi vent’anni dalla Legge 68/99 non è dato sapere ufficialmente. Sappiamo solo che gli Enti preposti non hanno monitorato il rispetto degli obblighi di assunzione previsti dalla norma e che non sono state pubblicate le Linee Guida previste dal Decreto Legislativo 151/15; il Ministero della Disabilità, inoltre, è svanito nel nulla, il Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità è oramai abbandonato a se stesso, e l’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità si è perso nelle nebbie per due anni. Troppe enunciazioni e promesse a cui non si è dato alcun seguito.
Nel frattempo tutto è continuato come sempre. Il Collocamento Disabili ha continuato nel non monitorare in modo adeguato il rispetto degli obblighi di legge per gli Enti Pubblici. E del resto, come poteva, un responsabile del Collocamento Disabili, mettere a rischio la propria carriera, per avere imposto il rispetto della legge al proprio Ente o ad altri con rilevanza politica locale?
Alcuni anni fa, dopo avere sollecitato più volte un Ente Pubblico Provinciale al rispetto degli impegni occupazionali sottoscritti, chi scrive decise di fare un avviamento numerico. Fui immediatamente richiamato all’ordine, ma non desistetti e la situazione si chiuse con l’intervento del Giudice del Lavoro…

Non è conosciuta, quantificabile e comprensibile nemmeno l’attività ispettiva promossa dall’INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro). Ne consegue che fra i principali evasori sono da annoverare proprio le Istituzioni Pubbliche e gli Enti Locali.
Negli ultimi anni sono state varate norme che dovevano garantire una maggiore rispetto degli obblighi e una maggiore attenzione alla disabilità, ma nulla è dato sapere. In quali Enti sono stati nominati i disability manager? Come hanno operato? Cosa hanno innovato? Non si sa! Del resto, in assenza di norme chiare e di controlli sicuri, è probabile che non cambierà nulla; ma forse è quello che si vuole!

Anche in questo caso, tuttavia, come in tutto quello che riguarda il tema disabilità/lavoro, sorprende il silenzio generale. Oramai la protesta e il dissenso appartengono al singolo direttamente interessato e ai social; un rapido post, spesso anonimo, lanciato in una platea altrettanto anonima, dove rapidamente sparisce nell’inefficacia totale.
Nemmeno le organizzazioni sindacali, imprenditoriali e delle persone con disabilità, presenti nelle varie Commissioni e Comitati previsti dal sistema del Collocamento Disabili, sono riuscite a svolgere un controllo ed essere uno stimolo al rispetto delle leggi; del resto la loro presenza ha perso sempre più di significato e quindi di utilità.

Ora la Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento della Funzione Pubblica), del 24 giugno di quest’anno, che ha definito le Linee Guida, cerca di porre rimedio a questo stato di cose, prevedendo un responsabile degli inserimenti delle persone con disabilità (disability manager) per ogni Ente con più di duecento dipendenti, e un Comitato Unico di Garanzia per le Pari Opportunità, al fine di curare il benessere lavorativo dei dipendenti con disabilità, ed evitare ogni forma di discriminazione.
La medesima Direttiva prevede anche che «il Dipartimento della Funzione Pubblica ed il Ministero del Lavoro provvederanno ad attivare i monitoraggi annuali sugli obblighi previsti dalla 68/99».
Visto il pregresso è difficile essere ottimisti. Vedremo!

Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco (marino.botta@umana.it).

Stampa questo articolo