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Per far riemergere lo spirito vero della Legge sull’amministrazione di sostegno

"L'incontro" (titolo attribuito)

“L’incontro”

Cosa ha motivato la recente nascita a Roma dell’ARAS (Associazioni in Rete per Amministrazioni di Sostegno), rete di solidarietà sociale tra alcune Associazioni di Volontariato in àmbito di amministrazione di sostegno, ovvero dell’istituto introdotto nel nostro Paese dalla Legge 6 del 2004, per superare le ben più rigide forme dell’interdizione e dell’inabilitazione?
Lo leggiamo nel documento programmatico del nuovo organismo, che verrà tra l’altro presentato nel pomeriggio di domani, 13 dicembre, presso il CSV Lazio (Centro di Servizio per il Volontariato, Via Liberiana, 17, Roma), durante un incontro aperto anche alle Associazioni che non hanno sottoscritto il protocollo d’intesa costitutivo.
«Riteniamo – vi si scrive – che un numero elevato di amministrazioni assegnate ad un singolo amministratore di sostegno comporti il rischio, per altro già più volte segnalato, di disumanizzare questo istituto. Quindi occorre ritornare allo spirito della Legge 6/04, mettendo al centro dell’attenzione non solo il patrimonio del beneficiario, ma anche i suoi bisogni umani, familiari, affettivi e sociali, tutelandone la capacità di autodeterminazione anche nei casi in cui questa non può essere espressa verbalmente, così come recita l’articolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità [“Uguale riconoscimento dinanzi alla legge”, N.d.R.]».

Al pari significativo è un ulteriore passaggio: «Ci arrivano numerose segnalazioni che riguardano: a) La completa esclusione del nucleo familiare, non solo da tutte le decisioni, ma anche dalle informazioni riguardanti la situazione economica e sanitaria del beneficiario, creando spesso livelli di tensione anche molto elevati tra famiglia, amministratore di sostegno designato e giudice tutelare che sicuramente non favoriscono quella collaborazione tanto auspicata dalla Legge 6/04, nell’interesse del beneficiario; b) l’eccessiva limitazione imposta al beneficiario non solo della capacità di agire, ma anche di essere informato delle decisioni che lo riguardano. C) i compensi richiesti dagli amministratori di sostegno, il cui ufficio, pur essendo gratuito, è compensato da un’equa indennità. Tuttavia, come alcuni fatti di cronaca purtroppo testimoniano, l’esistenza di un consistente patrimonio economico del beneficiario può portare ad abusi e a vere e proprie spoliazioni dei beni del beneficiario».

Cosa dunque soprattutto si propone soprattutto l’ARAS? «Di avviare rapporti istituzionali e occasioni di interlocuzione e confronto con la Regione Lazio, le ASL, le sedi dei Tribunali e gli Enti Locali competenti in materia di amministrazione di sostegno. Di promuovere la definizione da parte della Regione Lazio di una sua Legge attuativa al riguardo, che preveda il nostro diretto coinvolgimento per una sua corretta applicazione. Di creare “Sportelli di Prossimità” già presenti in alcune Regioni, attraverso i quali fornire una corretta informazione alle famiglie e agli operatori sociosanitari, troppo spesso presi dalle lungaggini burocratiche che nel tempo tendono a ledere gli urgenti bisogni di assistenza delle persone da amministrare. Di svolgere attività di informazione, formazione e supporto alle persone che intendano svolgere o che già svolgano l’attività di amministratore di sostegno. Di intervenire nelle sedi appropriate in caso di segnalazioni di “cattive pratiche” e/o “abusi”, a tutela e beneficio delle persone fragili amministrate. Di organizzare eventi di sensibilizzazione sul tema, per ampliare il numero delle persone disponibili ad assumere volontariamente l’incarico di amministratore di sostegno». (S.B.)

Ringraziamo Sandro Paramatti per la collaborazione.

A questo link è disponibile il testo integrale del documento che il 13 dicembre verrà presentato a Roma dall’ARAS (Associazioni in Rete per Amministrazioni di Sostegno). Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Caterina Ciampa (caterina.ciampa@csvlazio.org).