Non è facile trovare un lavoro, ma nemmeno impossibile

«Un lavoro è come un tesoro, non è facile trovarlo, soprattutto per chi ha una sindrome di Down. Ma non è neanche impossibile, come dimostrano le storie e i numeri di questo nostro progetto»: lo dicono dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), tirando le somme del progetto “Chi trova un lavoro trova un tesoro”, avviato nel 2018, allo scopo di accompagnare numerosi giovani con sindrome di Down verso il lavoro, tramite la costruzione di condizioni e competenze. I risultati dell’iniziativa sono stati presentati il 23 gennaio a Roma, nel corso del convegno conclusivo dell’iniziativa

Lorenzo Mazza alla Decathlon di Fiumicino (Roma)

Lorenzo Mazza, giovane con sindrome di Down assunto presso la Decathlon di Fiumicino (Roma), porterà la propria testimonianza il 23 gennaio, durante il convegno conclusivo del progetto AIPD “Chi trova un lavoro trova un tesoro”

Sono passati sin troppo velocemente diciotto mesi, da quando – nell’estate del 2018 – avevamo presentato l’avvio del grande progetto Chi trova un lavoro trova un tesoro, lanciato dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, allo scopo di accompagnare numerosi giovani con sindrome di Down verso il lavoro, tramite la costruzione di condizioni e competenze.
Dopo un anno e mezzo, infatti, è già arrivato il tempo di tirare le somme, ciò che è stato fatto il 23 gennaio scorso a Roma, con il convegno conclusivo dell’iniziativa, intitolato L’inserimento lavorativo delle persone con sindrome di Down: un bilancio della situazione. «Proprio attraverso il lavoro – sottolineano infatti dall’AIPD – passa l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone con sindrome di Down. Un diritto e, al tempo stesso, una capacità che è necessario riconoscere e valorizzare».
«E tuttavia, un lavoro – aggiungono dall’Associazione – è come un tesoro, non è facile trovarlo, soprattutto per chi ha una sindrome di Down. Ma non è neanche impossibile, come dimostrano le storie e i numeri di questo nostro progetto».

Vediamoli, dunque, alcuni numeri prodotti in questi diciotto mesi.
Sono state complessivamente 98 le persone con sindrome di Down coinvolte, insieme alle loro famiglie, 43 gli operatori e 17 i volontari di 26 Sezioni dell’AIPD (Arezzo, Bari, Belluno, Bergamo, Brindisi, Campobasso, Caserta, Castelli Romani, Catania, Catanzaro, Cosenza, Latina, Livorno, Marsica, Milazzo-Messina, Napoli, Oristano, Pisa, Potenza, Roma, San Benedetto del Tronto, Siracusa, Termini Imerese, Trento, Venezia-Mestre, Viterbo).
Rispetto poi ai contenuti, il progetto ha incluso un lavoro di formazione per giovani con sindrome di Down, operatori e famiglie e un’intensa campagna nazionale di sensibilizzazione, per far conoscere all’opinione pubblica, ma soprattutto alle aziende, le persone con sindrome di Down e le loro potenzialità come lavoratori. 52 giovani, dunque,sono stati inseriti in percorsi di avviamento al lavoro, 34 dei quali hanno svolto un tirocinio da una a tre settimane continuative tra Quirinale, Aqualux Bardolino, Crowne Plaza Amburgo, InOut Barcellona, Melià Milano e Genova, Sunrise Resort Battipaglia. Già sei persone sono state assunte.

Durante l’incontro del 23 gennaio, per altro, non ci si è limitati a parlare dei Chi trova un lavoro trova un tesoro, ma si è ampliato lo sguardo anche allo stato di salute dell’inserimento lavorativo delle persone con sindrome di Down in Italia. E anche qui – purtroppo – i numeri parlano chiaro: i lavoratori con disabilità nel nostro Paese sono ancora un’esigua minoranza, ovvero, secondo l’ISTAT, solo il 16% (circa 300.000) delle persone con disabilità tra i 15 e i 74 anni. Per quanto concerne poi le persone con sindrome di Down, sempre secondo gli ultimi dati ISTAT, meno di 1 giovane su 3 lavora.
«Sono dati decisamente allarmanti – commentano dall’AIPD -, che parlano di un’ampia inosservanza di quella normativa (la Legge 68/99) che obbliga ogni azienda con più di quindici dipendenti ad assumere almeno un lavoratore appartenente alle cosiddette “categorie protette”.

Al tema del lavoro, del resto, l’AIPD ha sempre dedicato grande attenzione, fin dalla sua stessa nascita, avvenuta il 2 gennaio 1979 come Associazione Bambini Down. Importanti, soprattutto, sono state le iniziative di formazione, accompagnamento e inserimento in azienda, che portano oggi a un totale di 210 persone assunte appartenenti alla propria rete, la maggior parte delle quali a tempo indeterminato e 17 solo nello scorso anno.
Sempre l’AIPD ha realizzato nel 2019 ben 112 tirocini in Italia e 20 all’estero, oltre a siglare 11 accordi con reti aziendali private, segnatamente allo scopo di avviare inserimenti lavorativi (da Nespresso a Decathlon, da Melià a Hilton).
Non da ultimo, la creazione di un’alleanza forte tra agenzie formative e mondo delle imprese è alla base del progetto europeo Valueable, iniziativa anch’essa ampiamente presentata sulle nostre pagine, della quale l’AIPD è capofila. Si tratta, lo ricordiamo, di una certificazione internazionale destinata alle aziende del mondo dell’ospitalità che offrono alle persone con disabilità intellettiva opportunità di sviluppo professionale. Ad oggi, tale rete raccoglie 103 aziende che hanno conseguito il marchio e ha promosso l’inserimento in stage e lavori di 200 persone(S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampaaipd@gmail.com.

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