Sentirsi liberi di visitare un museo a distanza è straordinario!

«Con tutta probabilità – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – il 9 gennaio scorso è stato stabilito un primato mondiale che, con i dovuti aggiustamenti, porterà le persone a visitare da casa luoghi anche a grande distanza. Non è realtà virtuale, ma la connessione con uno strumento dotato di ruote, telecamere, schermo, microfono e altoparlanti pilotabile da lontano. Chi scrive lo ha provato da Milano, ma sembrava proprio di essere fisicamente al Museo di Santa Maria della Scala a Siena. E sentirsi liberi di effettuare una visita a distanza è straordinario!»

L'"avatar Antonio Giuseppe Malafarina" nel Museo di Siena, 9 gennaio 2020

L'”avatar Antonio Giuseppe Malafarina” in visita alla mostra “Dürer, Altdorfer e i maestri nordici”, ospitata dal Museo di Santa Maria della Scala a Siena

Il 9 gennaio scorso si può considerare come una data “storica” per l’autonomia delle persone con disabilità gravissima e non. Con tutta probabilità, infatti, quel giorno è stato stabilito un primato mondiale che, con i dovuti aggiustamenti, porterà le persone a visitare da casa luoghi anche a grande distanza. Non è realtà virtuale, ma la connessione con uno strumento dotato di ruote, telecamere, schermo, microfono e altoparlanti pilotabile da lontano. Chi scrive lo ha provato, per raccontare come funziona.

L’aggeggio, comandato a distanza, si chiama avatar. È uno stelo con due ruote alla base, tipo segway, il monopattino con le ruote affiancate e una barra davanti per guidarlo. In cima al fusto ci sono una telecamera e un monitor, con microfono e altoparlanti. Un’altra telecamera inquadra la base dell’avatar, per vedere dove si mettono le ruote quando ci si muove. Due braccetti fuoriescono perpendicolari al fusto, poco sotto quella che sembra la testa dell’avatar, con le sue telecamere e il suo monitor. Ai braccetti il mio avatar indossa un gilet, che non fa “più figo”, ma contribuisce a trasferirgli la mia personalità.
La tecnologia è molto sofisticata, ma ancor più lo è il software per guidarlo da remoto, come si dice in gergo. Al domicilio di chi lo usa c’è un quadro comandi che si apre sul proprio computer installandolo oppure cliccando su un apposito link.
La schermata che si apre sul computer mostra quello che la telecamera dell’avatar vede, come la schermata di un videogioco. Su questa immagine si vedono in trasparenza quattro frecce, una per direzione di movimento, tipo una rosa dei venti. Con il tuo strumento di puntamento – il mouse, un tasto della tastiera o quant’altro – ti sposti sulla freccia in avanti e l’avatar va avanti. Per girare usi le frecce a destra o a sinistra. Per retrocedere la freccia che indica l’andare indietro. Si resta sulla freccia a destra o su quella a sinistra e si gira su se stessi finché non la si rilascia. Spostandosi su altre icone al di fuori delle frecce si possono scattare fotografie e variare l’altezza dell’avatar. Mentre ti muovi con le frecce, vedi quello che l’avatar inquadra, come se stessi guidando una telecamera a distanza.
Il meccanismo è semplice e abbastanza intuitivo. Sono stati bravi i giovani della Società Liquidweb di Siena a creare una piattaforma del genere. Loro è il progetto e stanno continuando a svilupparlo capitanati dall’ingegner Pasquale Fedele.
Chi scrive si arrabatta da trent’anni a gestire nuove tecnologie per la disabilità; mi sono permesso, quindi, di dare loro qualche dritta.

L’idea di pilotare un avatar a distanza non è nuova, innovativo è far pilotare persone che non muovono un dito. Nella sua estrema applicazione, infatti, il sistema funziona anche con le onde cerebrali a favore, per esempio, di quelle persone in stato di locked-in, cioè che pur coscienti non riescono a muovere nulla del proprio corpo. A tal proposito, avevo già avuto modo di parlare anche su queste pagine del sistema Braincontrol.
Sono alcuni mesi che provo l’avatar, io a Milano, “lui” a Siena. Affinché funzioni c’è bisogno che a domicilio e a destinazione ci sia un buon collegamento internet. Il problema delle barriere architettoniche persiste, perché l’avatar si muove sulle ruote, però, all’occasione, un operatore sul posto lo prende e lo sposta per superare un gradino o una rampa di scale.
Piloto utilizzando il joystick con cui muovo la mia carrozzina, perché la mia carrozzina consente di usare il joystick per simulare un mouse. Il realismo è strabiliante. Una delle prime volte che l’ho pilotato ho sbattuto contro un estintore appeso e ho detto «ahia!». È stato istintivo. L’avatar permette di avvicinarsi alle cose ben più che la carrozzina, che fra la tua testa e la cosa da osservare frappone le gambe.
Guidare non è proprio una passeggiata, bisogna farci la mano. Con un po’ di esperienza, però, sembra di essere in quel posto e te lo giri come vuoi. E mentre ti muovi puoi incontrare persone. La gente, infatti, ti vede dal monitor sulla testa dell’avatar e ti sente dai suoi altoparlanti.

Il 9 gennaio scorso, dunque, al Museo di Santa Maria della Scala di Siena, abbiamo fatto qualcosa di unico al mondo. Merito del Comune di Siena, di UBI banca e, naturalmente, di Liquidweb, che ha realizzato il progetto Braincontrol Avatar, il quale permette appunto di visitare il museo mediante l’avatar. Per prenotare una visita basta cliccare qui.
Per l’occasione ho potuto visitato la mostra Dürer, Altdorfer e i maestri nordici, condotto dalla guida Veronica Randon, che mi ha poi rivelato: «La sensazione è di avere una persona accanto, con la propria personalità. L’unica accortezza da parte di una guida è di ricordarsi che la persona “avatar” può avere bisogno di indicazioni di movimento per mettersi al meglio davanti all’opera».
Ed è l’aspetto della relazione con la guida che mi ha illustrato i quadri che più mi ha colpito. Per inquadrare le opere bisogna posizionarsi bene davanti e qualcosa sfugge. Ma sentirsi liberi di effettuare una visita a distanza è straordinario!
La modalità c’è, bisogna aspettare che altri musei la adottino. E non solo musei, ma anche mostre e momenti di aggregazione di vario genere. Si aprono nuove prospettive per visitare e relazionarsi. Magari anche per lavorare da lontano.

Il presente testo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “Con l’avatar in giro per musei, un primato italiano”). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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