Il progetto “Tutor Amicale”: “ponti umani” con coetanei in difficoltà

Cinque studenti maggiorenni di un Istituto Scolastico, che grazie a una specifica formazione, diventeranno “incubatori di relazioni”, costruendo cioè occasioni di socialità per altrettanti compagni con disabilità che hanno difficoltà di inclusione. Veri e propri “tutor”, ma ancor più amici delle persone che seguiranno. È questo il progetto “Tutor Amicale”, ideato da Agostino Squeglia, già noto per il suo progetto culturale “Ci riguarda”, e realizzato con il sostegno dell’Istituto Besta di Treviso, del Comune della città veneta, dell’Università di Padova e dell’ULSS 2 Marca Trevigiana

Giovane con disabilità intellettiva insieme a un amicoCinque studenti maggiorenni dell’Istituto Scolastico a Indirizzo Socio Sanitario Besta di Treviso, selezionati in base al loro profilo psicologico per motivazione ed esperienze di alternanza scuola-lavoro con anziani e persone fragili, sosterranno dodici ore di formazione specialistica, al termine delle quali diventeranno letteralmente “incubatori di relazioni”, costruendo cioè occasioni di socialità per altrettanti compagni con disabilità che hanno difficoltà di inclusione. Entreranno quindi nelle case e nelle famiglie dei ragazzi, ne osserveranno le relazioni a scuola, organizzeranno eventi in orario extrascolastico (cene, cinema, serate di svago), introducendoli negli ambienti ricreativi e sportivi. Veri e propri “tutor”, ma ancor più amici delle persone che seguiranno.
Consiste in questo il progetto Tutor Amicale, presentato nei giorni scorsi a Treviso, su idea e proposta di Agostino Squeglia, già noto ai Lettori di «Superando.it» come suggenitore, per sua stessa definizione, ovvero un genitore di persona con disabilità impegnato da tempo nel cercare di diffondere una nuova cultura sulla disabilità, soprattutto tramite lo strumento della letteratura, grazie in particolare all’iniziativa denominata Ci riguarda, già approdata in varie scuole e università, ad esempio nei corsi di formazione per docenti di sostegno.

A ispirare Squeglia per Tutor Amicale è stato quanto già attuato da molti anni in Emilia Romagna, su idea del compianto pedagogista Sergio Neri, e a sostenere la realizzazione del progetto anche nel Veneto sono stati lo stesso Istituto Besta di Treviso (dirigente scolastica Renata Moretti, referente alla disabilità pro-tempore Paola Ghiringhelli), l’Amministrazione Comunale della città (sindaco Mario Conte e assessore alle Politiche Sociali e Sanitarie Gloria Tessarolo), l’Università di Padova (con le docenti Marina Santi ed Elisabetta Ghedin), l’ULSS 2 Marca Trevigiana e in futuro anche il locale Centro Servizi per il Volontariato.
«Questo progetto – spiega lo stesso Squeglia – è stato presentato lo scorso anno in tre fasi successive all’Università di Padova, ove durante incontri seminariali molto intensi, ad illustrarlo agli studenti di Didattica e Pedagogia Speciale e ai docenti di sostegno frequentanti i corsi di specializzazione (tenuti da Marina Santi ed Elisabetta Ghedin), sono stato io stesso, insieme alla dirigente scolastica del Besta di Treviso Renata Moretti (pro-tempore Sandra Messina), alla vicepreside Paola Ghiringhelli e a Pamela Riccato, referente del CTI Treviso Sud (Centro Territoriale per l’Inclusione). L’avvio si è avuto proprio nei giorni scorsi, con l’incontro iniziale previsto nel calendario di formazione da parte dell’Università di Padova per i primi cinque studenti maggiorenni dell’Indirizzo Socio Sanitario del Besta, che faranno da tutor a cinque studenti con disabilità scelti dallo stesso Istituto. In tal senso è stata firmata a suo tempo un’apposita Convenzione tra l’Università di Padova e la scuola trevigiana, che appare sempre più come un modello di riferimento a Treviso per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, ancor più con questa nuova iniziativa, che ci si augura potrà essere estesa ad altri Istituti e ad altre Province del Veneto e del Nordest».

«È assolutamente esemplare – preme sottolineare a Squeglia – che tutti gli attori istituzionali coinvolti dall’inizio del progetto abbiano da subito mostrato la loro disponibilità, intuendone immediatamente la bontà e la valenza strategica per il miglioramento del benessere della collettività, a partire dall’azione sociale di giovani che creano ponti umani con coetanei in difficoltà. Credo si tratti di un fatto culturale assolutamente straordinario e sono fiducioso che possa diffondersi in moltissimi altri àmbiti. Ecco perché ho voluto proporlo, dopo averlo osservato e studiato per anni con chi già lo attua, come in Emilia Romagna. A tal proposito ringrazio di cuore Giulio Cingolani del Comune di Modena, la vicepreside Maria Ghiddi dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno (Bologna) e Andrea Canevaro, uno dei “padri italiani” dell’inclusione scolastica, le cui parole sono sempre a dir poco preziose».

«Oltre dunque a tutti coloro che ho già citato – conclude Squeglia – ovvero Renata Moretti, Paola Ghiringhelli, Sandra Messina, Marina Santi ed Elisabetta Ghedin, vorrei ringraziare, per avere accolto “a braccia aperte” questo progetto, il sindaco, l’assessore e il presidente della Commissione Persone e Comunità del Comune di Treviso, rispettivamente Mario Conte, Gloria Tessarolo e Antonio Dotto, il presidente del Centro Servizi per il Volontariato di Treviso Alberto Franceschini e il direttore dei Servizi Socio Sanitari dell’ULSS 2 Marca Trevigiana George Louis Del Re». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: agosqueglia@gmail.com.

Stampa questo articolo