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Bene il dietrofront della Regione Lazio sull’assistenza domiciliare integrata

Mano di un assistente domiciliare che stringe quella della persona assistitaCome avevamo riferito nei giorni scorsi, su segnalazione dell’Associazione Viva la Vita, nel corso di un incontro con i rappresentanti di numerose Associazioni, l’assessore alla Sanità e all’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato, parlando di «grave errore commesso», aveva preannunciato un nuovo provvedimento, volto a scongiurare i tagli all’assistenza domiciliare per tutti i pazienti in alta intensità, stabiliti in precedenza dal Decreto del Commissario ad Acta n. 525, prodotto il 30 dicembre dello scorso anno ed entrato in vigore dal 1° gennaio di quest’anno, sul Percorso di riorganizzazione e riqualificazione delle Cure domiciliari – ADI e la regolamentazione del periodo transitorio. Un Decreto, quest’ultimo, «fermamente criticato dalle organizzazioni rappresentative dei destinatari degli interventi a causa delle misure fortemente restrittive previste rispetto alla precedente disciplina», come viene sottolineato dalla FISH Lazio (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), pure presente a quell’incontro con le Istituzioni Regionali, rappresentate, oltreché dall’assessore D’Amato, anche da Paolo Ciani, vicepresidente della Commissione Consiliare Sanità, Politiche Sociali, Integrazione Sociosanitaria e Welfare e dalla consigliera Michela De Biase.

Proprio ieri, dunque, 17 febbraio, è arrivato il nuovo Decreto del Commissario ad Acta n. 2273, che modifica il precedente provvedimento del 30 dicembre, il quale, spiegano dalla FISH Lazio, «aveva effettivamente determinato una drastica riduzione degli interventi e dei servizi a danno di persone ad alta intensità assistenziale, interessate da compromissioni che colpiscono funzioni vitali primarie e da instabilità clinica che richiede un monitoraggio costante da parte di operatori competenti in diverse aree cliniche, anche rispetto all’utilizzo di ausili e presìdi salvavita».
Il nuovo Decreto intende pertanto «stabilire che le Aziende Sanitarie continueranno a mantenere i PAI [Piani Assistenziali Integrati, N.d.R.] in essere e ad erogare le cure domiciliari, per i pazienti ad alta complessità ed elevata intensità assistenziale, alle condizioni contrattuali assicurate precedentemente all’entrata in vigore del DCA 525/19 o a condizioni migliorative», precisando inoltre «che le modalità per i PAI quivi previste per i pazienti già in carico saranno le medesime per i nuovi pazienti ad alta complessità che la ASL dovesse prendere in carico, in rapporto al bisogno effettivo di assistenza».

Oltre a sottolineare che il precedente Decreto era stato adottato senza una preventiva valutazione del reale bisogno delle persone interessate, il presidente della FISH Lazio Daniele Stavolo dichiara oggi di «apprezzare il dietrofront della Regione Lazio, rispetto a una regolamentazione che dovrebbe offrire tutele adeguate in termini di assistenza materiale, fornitura dei presìdi necessari e interventi di natura specialistica per i beneficiari, evitando la standardizzazione delle prestazioni che vanno a mortificare il loro diritto alla salute, e causano un’inevitabile perdita della qualità della vita per l’intero nucleo familiare».
«Al fine di assicurare i necessari criteri di appropriatezza delle cure domiciliari – conclude Stavolo – esortiamo l’Assessorato competente ad aprire da subito un confronto con le organizzazioni di rappresentanza dei destinatari sulle misure da adottare attraverso una nuova disciplina di riferimento». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishlazio.it.