Nessuna soluzione in vista per le 791 famiglie romane escluse dal contributo

La Regione Lazio sta lavorando, ma fino al prossimo anno non potrà risolvere il problema, il Comune di Roma, invece, oltre ad attribuire la responsabilità alla Regione stessa, dichiara di non avere fondi, ma che «se anche li avesse, avrebbe altre priorità». 791 famiglie del Comune di Roma rimangono quindi escluse dal fondo per disabilità gravissima, come denuncia l’Associazione Viva la Vita, e molti malati ad esempio di SLA saranno costretti a licenziare la badante. La protesta sale, anche sui social, e le persone con disabilità gravissima sono pronte a scendere in piazza

Logo disabilità con cartello di protestaCentinaia di famiglie romane che hanno nel proprio nucleo una persona con disabilità gravissima sono state escluse dalle graduatorie prodotte dal Comune di Roma, che danno diritto all’Assegno di cura e contributo caregiver familiare per disabilità gravissima: a denunciarlo per prima, sulle nostre pagine, era stata nei giorni scorsi Viva la Vita (Associazione di familiari e malati di sclerosi laterale amiotrofica), sollevando una questione sulla quale, successivamente, il Comitato Disabilità Municipio X di Roma aveva anche lanciato una petizione nel web denominata 800 famiglie in graduatoria, ma fuori dal contributo caregiver!, che ad oggi risulta già sottoscritta da oltre 16.000 persone.

È oggi ancora Viva la Vita ad aggiornare sulla situazione, ribadendo innanzitutto in una nota che «a causa dello stanziamento insufficiente, rimangono escluse dal fondo per disabilità gravissima nel Comune di Roma 791 famiglie, ovvero circa il 30% delle 2.920 richieste presentate. E tra gli esclusi vi sono molti malati di SLA, che saranno costretti a licenziare la badante, assunta con il fondo erogato fino a questo momento».
«Si assiste a un rimpallo di responsabilità tra Comune e Regione – dichiara Mauro Pichezzi, presidente di Viva la Vita – ma il danno è compiuto e non si vede, all’orizzonte, nessun impegno concreto nel tentare di porvi rimedio».

A tal proposito va registrato che il 21 febbraio scorso l’Associazione ha incontrato Albino Ruberti, capo gabinetto del presidente della Regione Zingaretti, unitamente ai rappresentanti delle Direzioni Regionali di Area.
Per l’occasione Ruberti si è impegnato a studiare, in tempi brevissimi, possibili soluzioni di contrasto a questa grave discriminazione, verificando la possibilità di reperire altre fonti di finanziamento. «Abbiamo inoltre segnalato – dichiarano da Viva la Vita – la mancata erogazione dei fondi destinati alla SLA stanziati nel 2018 e non ancora distribuiti alle famiglie di tutta la Regione: fondi che consentirebbero di elevare il contributo di altri 300 euro».
Nel frattempo, come avevamo riferito in altra parte del giornale, l’Assessorato Regionale alle Politiche Sociali sta riscrivendo le linee guida per rimodulare il fondo sull’intera Regione, con l’intento di garantire un contributo a tutti, senza nessuna esclusione, seppure di importo inferiore e soprattutto a partire dal 2021. Ciò significa, pertanto, che per l’anno in corso il problema rimane in tutta la sua gravità.

Il 26 febbraio, quindi, Viva la Vita ha incontrato anche Veronica Mammì, assessora alle Politiche Sociali del Comune di Roma, secondo la quale ogni responsabilità andrebbe ricondotta alla Regione, per non aver stanziato fondi sufficienti.
«Posta davanti alla richiesta esplicita di tentare di reperire altre fonti di finanziamento – ricordano dall’Associazione – Mammì ha dichiarato che “il Comune non ha fondi ma se li avesse avrebbe altre priorità”».
«La negazione per 791 famiglie dall’aiuto a cui hanno diritto – commenta quindi Pichezzi – non è un problema di primaria importanza per il Comune di Roma, che si è reso responsabile di avere sollevato il problema con eccessivo ritardo e di non avere controllato l’operato dei propri assistenti sociali nelle valutazioni, troppo spesso approssimative e inaccurate».

«La protesta sale, anche sui social – concludono da Viva la Vita – e l’unica richiesta è quella di trovare una soluzione tempestiva! I disabili gravissimi sono pronti a scendere in piazza». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Simonetta Tortora (simonettatortora@wlavita.org).

Stampa questo articolo