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La violenza sulle donne con disabilità nascosta fra le quattro mura

Ana Peláez Narváez con due ragazze con disabilità visiva

Una bella immagine di Ana Peláez Narváez, vicepresidente del Forum Europeo sulla Disabilità, insieme a due ragazze con disabilità visiva

Ci sono donne con disabilità particolarmente “invisibili”, quelle cioè che subiscono violenza in àmbito domestico o nelle strutture in cui dovrebbero essere accudite e curate. “Invisibili” perché il problema è poco conosciuto, ma molto diffuso.
I dati sono allarmanti: oltre il 36% delle donne con disabilità è vittima di violenza. Discriminate per essere donne e per la loro disabilità, condizione che non le collega, nell’immaginario comune, neppure a una naturale sfera sessuale. Eppure, ecco il paradosso, molto spesso sono vittime di violenza anche sessuale.

In questo periodo di emergenza coronavirus c’è il grande pericolo che la situazione peggiori ulteriormente, perché all’interno delle famiglie alle prese con una convivenza forzata senza soste, i problemi della salute e della gestione domestica possono indurre a scoppi di violenza.
L’EDF, il Forum Europeo sulla  Disabilità, sta mettendo in rilievo, in queste settimane, il tema dell’incolumità delle donne con disabilità, come ha sottolineato su queste stesse pagine la vicepresidente del Forum stesso, Ana Peláez Narváez, spagnola, la prima donna con disabilità (è cieca dalla nascita) che è entrata a far parte del Comitato ONU CEDAW, ovvero dell’organismo che verifica l’attuazione della Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW, appunto), adottata nel 1979 dall’Assemblea delle Nazioni Unite ed entrata in vigore il 3 settembre 1981.

Ma quali sono le donne più a rischio? Secondo l’EDF, oltre a quelle con disabilità, stimate in 600 milioni nel mondo, ci sono sia le madri dei figli con disabilità costrette a rimanere in casa in uno stato di continuo malessere e ansia, dovuto da un sovraccarico di compiti a causa della cancellazione dei servizi sociali; sia le donne anziane con disabilità, da anni ospitate in apposite strutture e che oggi si trovano completamente isolate.
Il programma della combattiva Ana è in dieci punti: in un periodo d’emergenza come questo è particolarmente necessario garantire alle donne con disabilità il totale accesso agli studi medici e l’assistenza sanitaria. Per contrastare invece la violenza domestica più frequente in questo periodo, il Forum Europeo sulla Disabilità intende migliorare e potenziare i servizi di controllo e di prevenzione. L’EDF, infine, propone che le organizzazioni di tutti i livelli abbiano nel loro staff donne con disabilità, in modo tale che con la loro personale esperienza possano comprendere meglio le problematiche e trovare le soluzione più adeguate.

Il presente testo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “La paladina Ana e quella violenza sulle donne con disabilità nascosta fra le quattro mura”). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Per approfondire il tema Donne e disabilità, suggeriamo innanzitutto di fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente a questo link, nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, nonché alle Sezioni che si trovano nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), sulla Violenza nei confronti delle donne con disabilità, su Donne con disabilità e su Donne con disabilità: diritti sessuali e riproduttivi.