Far vivere anche le persone con disabilità

«I problemi e le difficoltà sorti con l’arrivo di questo virus – scrivono dall’AVI Toscana – si aggiungono agli enormi problemi che esistevano prima, e di cui non si parla più. In particolare, per i disabili gravi permangono fra l’altro irrisolti tutti i drammatici problemi preesistenti, in gran parte dovuti alla radicale insufficienza di risorse per l’assistenza personale. Per cui, se ci sarà una via di uscita da questo incubo da romanzo di fantascienza, vanno tenute per davvero nella giusta considerazione le necessità di chi è costretto a vivere da disabile»

Scultura di figura antropomorfica con mani davanti alla faccia

Una scultura antropomorfa che ben rappresenta la segregazione delle persone con disabilità

In tema di emergenza Covid-19, l’operato delle Istituzioni (Governo, Comitato Tecnico-Scientifico, Regioni, Comuni) sta lasciando indietro troppe categorie di persone. In particolare, nelle varie conferenze stampa, non si è fatto mai menzione delle maggiori difficoltà che questa situazione di “arresti domiciliari” ha arrecato e arreca a cittadine e cittadini disabili.
A seguito di questo fatto diventa particolarmente rilevante osservare che molti dei morti che ci sono stati e una gran parte della larga diffusione del virus sono dovuti a due motivi principali.
Il primo è che, per privilegiare il profitto e gli interessi economici privati dei singoli, non ci si è mossi adeguatamente contro il virus fin da quando esso è giunto in Italia. Inoltre, se negli anni scorsi non ci fossero stati grossi tagli alla Sanità, e non fossero stati ridotti in maniera selvaggia i posti letto di Terapia Intensiva e di Pronto Soccorso, sicuramente ci sarebbero stati una minor diffusione del virus e meno morti. Questo lo si vede chiaramente anche da come è cambiato il rapporto tra decessi e guariti, quando, in tutta fretta, sono stati creati molti nuovi posti letto attrezzati.
Va anche osservato che il maggior numero di morti si è avuto nelle zone maggiormente inquinate, come la Pianura Padana, New York, la zona cinese dove è iniziato il virus ecc. Insomma, tutti questi morti e danni conseguenti alla diffusione del virus si possono ricondurre all’egoismo di pochi.
In passato, i tagli alla Sanità e alle spese per l’ambiente sono stati fatti sostenendo la necessità dell’austerità. Ora, però, ci dicono che sono necessari enormi finanziamenti pubblici, con conseguente enorme aumento del debito pubblico. Allora la tanto sbandierata austerità in realtà è servita solo a fare star male chi non è ricco, prima con i tagli ai servizi pubblici e ai posti di lavoro e ora con tutti i morti per il virus, la disoccupazione, le limitazioni alle libertà fondamentali che sono state imposti in nome della lotta al virus. E adesso si riconosce anche che sono necessari molti più posti letto negli ospedali, riconoscendo dunque che i tagli alla Sanità erano sbagliati.  Però intanto ci sono stati migliaia di morti.

La Costituzione impone a tutte le Istituzioni di aiutare maggiormente chi è più in difficoltà. Proprio in ossequio a tale principio, varie Sentenze della Corte Costituzionale stabiliscono che i disabili devono essere ai primi posti come destinatari di interventi pubblici e in generale nella considerazione da parte delle Pubbliche Amministrazioni.
Nella sua relazione annuale del 28 aprile scorso, la presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia ha ricordato: «La piena attuazione della Costituzione richiede un impegno corale, con l’attiva, leale collaborazione di tutte le Istituzioni, compresi Parlamento, Governo, Regioni, Giudici. […] La Costituzione […] non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole, ma offre la bussola anche per navigare per l’alto mare aperto nei tempi di crisi, a cominciare proprio dalla leale collaborazione fra le Istituzioni, che è la proiezione istituzionale della solidarietà tra i cittadini».
Il 30 aprile, nella sua informativa alla Camera e al Senato, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto tra l’altro: «Dobbiamo anche riservare una quota di risorse per incrementare il Fondo nazionale per l’autosufficienza, per potenziare l’assistenza, i servizi e i progetti di vita indipendente; dobbiamo incrementare il Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, per potenziare i percorsi di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine ovvero per la deistituzionalizzazione; dobbiamo istituire un Fondo di sostegno per le strutture semi-residenziali per persone con disabilità». In queste parole di Conte c’è un particolare rilievo all’importanza del fatto che i disabili vivano la propria vita indipendente, quindi fuori dagli istituti.
La gravità del problema è ancora più evidente se si pensa alla strage di disabili (anziani e non) nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) e nei vari istituti a seguito del virus. Il fatto è però che queste affermazioni di Conte non devono essere e non devono restare parole vuote. Per ora è alto il rischio che rimangano solo parole. Basta vedere il ritardo con cui di fatto vengono erogati i finanziamenti pubblici. Quando si tratta di imporre divieti anche allucinanti, ciò viene fatto nel giro di qualche ora; viceversa, quando si tratta di erogare finanziamenti essenziali, se va bene, si tratta di cifre irrisorie e ci vogliono mesi. Oppure basta vedere che l’Unione Europea ci costa un sacco di soldi per il suo funzionamento, è da marzo che da essa si afferma la necessità di enormi finanziamenti pubblici, ma ancora non è arrivato nulla.
È evidente che il Parlamento costa un sacco di soldi, ma conta poco. Però, se non vengono attuate in maniera adeguata, di fatto quelle affermazioni di Conte davanti al Parlamento in diretta TV si risolverebbero anche in una presa in giro di chi va a votare.
Non è certo ammissibile che le persone “normodotate” vengano lasciate in difficoltà economiche così gravi da dover andare in massa alle mense della Caritas, però dobbiamo dire le cose come stanno, e certo non per fare una “guerra tra poveri”, ma per sottolineare che siamo tutti nella stessa barca. E allora va constatato che, senza finanziamenti pubblici per l’assistenza personale, una persona con gravi disabilità non può neanche andare alla mensa della Caritas. E, ancora più grave di questo, senza adeguati finanziamenti per l’assistenza personale, una persona con gravi disabilità non può sdraiarsi la sera, nemmeno per terra, non può alzarsi la mattina, non può evitare di farsi i propri bisogni addosso, non può bere un bicchiere d’acqua, non può far sentire le proprie ragioni. Ovvero, senza adeguati finanziamenti per l’assistenza personale, una persona con gravi disabilità può trovarsi a sopravvivere peggio dei senzatetto. In altre parole, è certamente inammissibile che gli interventi pubblici in questa situazione siano lontani dalle promesse e dalle necessità di tutti, ma è ancora più inammissibile che ci siano solo promesse per chi ha gravi disabilità. Ovvero in questa materia è più importante che mai che ci siano per davvero adeguati interventi pubblici.

Per i disabili gravi ci sono altre notevoli difficoltà a cui va prestata particolare attenzione per uscire da questa emergenza Covid-19.
È noto che non uscire e non muoversi all’aperto per un lungo periodo di tempo indebolisce il sistema immunitario di chiunque, e rende più esposti ad ammalarsi e quindi anche al virus. Questo è particolarmente vero per chi ha gravi disabilità e in casa può muoversi pochissimo e/o respirare male. È poi altrettanto noto che stare a lungo in casa può far venire la depressione. Ciò è particolarmente pericoloso per i disabili, sia perché contribuisce all’indebolimento del sistema immunitario in modo rilevante, sia perché la depressione rende molto più difficile avere la forza fisica e interiore necessaria a compensare le difficoltà derivanti dalla disabilità. Ad esempio, per una persona normodotata andare in cucina a mangiare richiede uno sforzo fisico minimo, per un disabile grave, invece, questo spostamento può richiedere uno sforzo enorme e, se c’è la depressione, può risultarne compromessa l’alimentazione.
Dallo stare chiusi in casa, insomma, possono derivare gravi danni anche a chi viene considerato normodotato, ma in particolar modo a chi ha gravi disabilità.

E ancora, per chi ha gravi disabilità la riabilitazione può essere molto importante, sia per acquistare o riacquistare la capacità di fare da sé cose basilari, anche molto importanti, per vivere; e sia per evitare quei peggioramenti che fanno scivolare in una baratro senza ritorno. Il fatto, però, è che a seguito di questo virus, i luoghi dove facevamo riabilitazione (nelle sue differenti necessità) sono stati chiusi o trasformati in strutture per la cura o la quarantena di chi aveva contratto il virus, lasciando i disabili a se stessi, a casa, in mezzo ad enormi difficoltà. Perciò, è importante e urgente che tutto questo venga riaperto per davvero.
Anche le piscine sono state chiuse, provocando danni maggiori alla salute di chi ha gravi disabilità rispetto a chi è normodotato. Bene o male, magari con più difficoltà, chi è normodotato può fare certi esercizi fisici anche fuori dall’acqua e se non li fa, di sicuro non ne subisce enormi peggioramenti nelle proprie condizioni psicofisiche. Viceversa, un disabile grave non può fare certi esercizi fuori dall’acqua, e il non poterli fare può voler dire subire enormi peggioramenti psicofisici e mentali. Quindi le piscine devono essere riaperte con la stessa urgenza dei trattamenti sanitari.
E poi ci sono i gravi peggioramenti che il venir meno di certe opportunità di vita causa alle persone autistiche, danni che possono richiedere molti anni di lavoro per essere recuperati, oppure possono essere irreparabili.

Altri gravi danni che vengono alle persone con gravi disabilità in questo periodo sono dovuti al fatto che, se va molto bene, nello stare a casa riceviamo la stessa quantità di denaro per l’assistenza che ricevevamo prima. Viceversa, nell’avere gravi disabilità ed essere reclusi a casa, può essere necessaria una maggiore quantità di assistenza, per essere aiutati a mantenere una vita attiva in un ambiente ristretto senza lasciarsi andare.
Insomma, ci viene detto di stare a casa con poca assistenza personale per impedire tanti morti. Però, in realtà, questo vuol dire un grave peggioramento alle condizioni psicofisiche di chi ha gravi disabilità, e quindi accorciare la nostra vita. Ovvero, non solo il modo in cui è stato affrontato questo virus fa sì che oggi ci siano tanti morti più del normale, ma è ampiamente prevedibile che ci saranno anche tante altre morti precoci nei prossimi anni.
A tutto questo va aggiunto che – così come per i giovani, per i pensionati, per gli sfrattati, per chi è senza casa, per chi era già in cassa integrazione o senza lavoro e così via – i problemi e le difficoltà sorti con l’arrivo di questo virus si aggiungono agli enormi problemi che esistevano prima, e di cui non si parla più. In particolare, per i disabili gravi permangono fra l’altro irrisolti tutti i drammatici problemi preesistenti, in gran parte dovuti alla radicale insufficienza di risorse per l’assistenza personale. Per cui, se ci sarà una via di uscita da questo incubo da romanzo di fantascienza, vanno tenute per davvero nella giusta considerazione le necessità di chi è costretto a vivere da disabile, se non altro perché questo virus è un ulteriore avviso della natura per farci capire l’urgenza di creare una società più intelligente che metta l’egoismo in condizioni di non nuocere. Se non ci sarà questa capacità, noi disabili gravi saremo di sicuro fra i primi a morire, ma alla fine si salveranno solo pochi privilegiati.

Associazione Vita Indipendente Toscana (avitoscana@avitoscana.org).

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