Anche nostro figlio deve godere del diritto allo studio

«A seguito dell’emergenza coronavirus – scrivono Paolo Franchi ed Elena Zorzi – abbiamo affrontato gravi difficoltà nella gestione di nostro figlio, tredicenne con disabilità psichica, che non è in grado di seguire la didattica a distanza. Per questo chiediamo che sia lui, sia gli altri studenti con disabilità in condizioni simili possano riprendere la frequenza scolastica “in presenza” ad orario ridotto e in rapporto individuale con gli insegnanti di sostegno e gli assistenti educatori. Pensiamo infatti che tale sistema possa consentire il rispetto delle norme di distanziamento sociale»

Bimbo alla lavagna con aria corrucciataChi scrive è il papà di un ragazzo con disabilità, che insieme alla propria moglie ha dovuto affrontare gravi difficoltà, a seguito dell’emergenza coronavirus, nella gestione di nostro figlio, tredicenne con disabilità psichica. In condizioni ordinarie, infatti, possiamo contare su un buon supporto sia da parte della scuola (con insegnanti di sostegno), sia del centro abilitativo dell’ANFFAS. In questo periodo, però, entrambi questi supporti sono venuti a mancare, determinando un aggravamento del quadro emotivo e comportamentale di nostro figlio, che ha perso improvvisamente ogni suo riferimento e le sue routine. La sua gestione, completamente sulle nostre spalle, ci sta mettendo a dura prova.

In verità, sia la scuola che il centro abilitativo si sono attivati con interventi a distanza che però, purtroppo, nostro figlio, a motivo delle sue difficoltà, non è assolutamente in grado di seguire.
In questi giorni in cui si prospetta una ripresa della frequenza scolastica solo a settembre, cresce in noi l’ansia e la paura.
Da più parti abbiamo letto e sentito che la didattica a distanza non deve lasciare indietro nessuno e dev’essere organizzata con riguardo anche alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. Ecco, l’esigenza di nostro figlio è di avere un intervento educativo “in presenza”, perché a distanza riesce a soffermarsi al massimo per qualche secondo.
Da qui la nostra proposta, che diventa una ferma richiesta: chiediamo che nostro figlio – e gli altri studenti con disabilità in condizioni simili – possa riprendere la frequenza scolastica ad orario ridotto, ad esempio tre ore ogni mattina, in rapporto individuale con gli insegnanti di sostegno e gli assistenti educatori a lui assegnati per questo anno scolastico.
Pensiamo infatti che la presenza all’interno dell’istituto scolastico di cinque-sei ragazzi, ciascuno con il suo insegnante, consenta il rispetto delle norme di distanziamento sociale. L’utilizzo di mascherine e guanti e il rispetto di tutte le norme di igiene potrà  garantire la protezione dal contagio sia per i ragazzi che per gli insegnanti. Eventualmente, per maggiore sicurezza, si potrebbe pensare di sottoporre a tampone o a test sierologici sia i ragazzi che insegnanti.
Ci sostiene in questa richiesta anche l’esperienza che stiamo vivendo con una delle nostre nonne affetta da Alzheimer, che prima della pandemia frequentava il centro diurno. Ora gli incontri di gruppo sono stati sospesi, ma la nonna continua a frequentare il centro per alcune ore, affiancata da un’unica figura di riferimento dedicata.

Ci auguriamo quindi che questa nostra richiesta venga presa in considerazione, perché riteniamo che sia l’unico modo perché nostro figlio con disabilità veda riconosciuto il diritto alla studio di cui anche lui deve godere, alla pari dei coetanei.

Genitori di un ragazzo con disabilità psichica.

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