Le persone con maculopatia non devono abbandonare il loro percorso terapeutico

«Per le persone affette da una forma di maculopatia, interrompere le cure significa rischiare di perdere i benefìci che esse avevano portato. È quindi molto importante che queste persone prendano contatto con i Centri Specialistici presso i quali sono seguiti, per riprogrammare il percorso terapeutico, tenendo conto delle nuove procedure di accesso alle strutture»: a lanciare l’appello è l’Associazione Comitato Macula, nata recentemente a Genova, per dare voce alle persone con maculopatie e retinopatie e ai loro diritti a una diagnosi tempestiva e ai migliori trattamenti disponibili

Visione con la degenerazione maculare senile

La macchia centrale che compare nel campo visivo
di una persona affetta da maculopatia

«Le persone affette da maculopatie, come la degenerazione maculare legata all’età essudativa (DMLE) o l’edema maculare diabetico, non devono abbandonare il loro percorso terapeutico. Infatti, il vero rischio, interrompendo le cure, è quello di perdere i benefìci che queste ultime avevano portato, causando una ripresa della maculopatia, in alcuni casi irreversibile. È molto importante, dunque, che queste persone prendano contatto con i Centri Specialistici presso i quali sono seguiti, per riprogrammare il percorso terapeutico, tenendo conto delle nuove procedure di accesso alle strutture, messe in atto in seguito all’emergenza sanitaria da coronavirus»: è questo l’appello lanciato dall’Associazione Comitato Macula, nata recentemente a Genova, per dare voce alle persone con maculopatie e retinopatie, allo scopo di vederne riconosciuti i diritti nel ricevere una diagnosi tempestiva e i migliori trattamenti disponibili, oltre a promuovere la conoscenza e la ricerca in questo settore dell’oculistica.

«Si parla di persone – sottolinea Massimo Ligustro, presidente di Comitato Macula – generalmente sottoposte a terapie continuative, che prevedono una periodicità definita. Si tratta di iniezioni intravitreali, che consentono non solo di prevenire la perdita della vista, ma, in alcuni casi, anche di recuperare l’acuità visiva perduta. E tuttavia, a seguito della pandemia da coronavirus, per paura di esporsi al contagio, i pazienti non si stanno più presentando alle visite di controllo programmate, ciò che nell’ultimo trimestre ha determinato un calo delle prestazioni che va dal 40% all’80%, a seconda delle Regioni, e di come si sono attrezzate le singole Aziende Ospedaliere».

«Attualmente – prosegue Ligustro -, anche nelle strutture che sono state in precedenza trasformate in Ospedali Covid-19 esistono percorsi protetti, che permettono alle persone con patologie maculari e retiniche croniche, di ricevere la propria terapia o di fare un accertamento diagnostico, senza correre alcun rischio»: in tal senso, nel sito web di Comitato Macula sarà possibile trovare l’elenco dei Centri specialistici che garantiscono le visite e le procedure per le iniezioni intravitreali in totale sicurezza.

«Quello che attualmente cambia – rileva dal canto suo Massimo Nicolò, responsabile del Centro Retina Medica e Maculopatie presso la Clinica Oculistica dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova – sono le modalità di accesso, il distanziamento tra i pazienti, l’uso di dispositivi di protezione individuale. Se la cosiddetta “fase 1” dell’emergenza sanitaria può dirsi conclusa, ora è iniziata una fase che non sappiamo fino a quando durerà e che condizionerà i comportamenti di tutti noi. Ciò che è certo è che questo andrà a influenzare anche il numero dei pazienti che possono accedere alle strutture preposte. Per questo motivo, dunque, è importante che le Aziende Ospedaliere si adeguino alla situazione e si attrezzino rapidamente per poter trattare lo stesso numero di pazienti del periodo precedente all’emergenza sanitaria. Una soluzione sarebbe quella di “uscire dalla sala operatoria”, creando delle clean room, come avviene già nei Paesi del mondo anglosassone per questo tipo di interventi a bassa complessità, ossia degli ambulatori equipaggiati con cappe “a flusso laminare”, che consentono il lavoro in condizioni di sicurezza. Questa soluzione, adottata negli ultimi tempi da alcune Aziende Ospedaliere del nostro Paese, consentirebbe un notevole ridimensionamento degli spazi, con il vantaggio di poter essere attuata in tempi rapidi con costi contenuti».
«Si tratta di costi – annota in conclusione Ligustro  che sarebbero ampiamente ripagati dal numero di “viste” salvate, evitando non solo un danno inestimabile per i pazienti, ma anche di vedere vanificate le spese sostenute in passato dai Servizi Sanitari Regionali». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@comitatomacula.it; press@vrelations.it.

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