Come può occuparsi della riapertura dei servizi una struttura quasi mai nata?

Come può un organismo che risulta ancora in fase di avvio dopo cinque anni dalla norma che ne ha decretato la nascita o che addirittura non è mai stato avviato, adempiere a funzioni tanto impegnative quanto importanti, quali quelle riguardanti la fase di riapertura di servizi come i Centri diurni e le strutture residenziali dopo l’emergenza coronavirus? A porre il quesito, riguardante le UOSES (Unità Operative Sociali e Sanitarie) della Regione Marche è il Gruppo Solidarietà, che su tale questione ha anche inviato una proposta di interrogazione ai membri del proprio Consiglio Regionale

Omino e punto interrogativoTorna a sollevare una questione già segnalata su queste stesse pagine, il Gruppo Solidarietà, facendo riferimento, in una nota, ad «alcune recenti Delibere della Regione Marche, in particolare quelle riguardanti il riavvio dei Centri diurni e la riapertura all’accoglienza nelle strutture residenziali di ospiti e familiari, le quali hanno assegnato compiti molto importanti e delicati alle UOSES (Unità Operative Sociali e Sanitarie), istituite dalla Regione stessa nel 2015».

Si tratta – spiegano dall’organizzazione marchigiana – di Unità funzionali, collocate a livello di Distretto Sanitario/Ambito Territoriale Sociale, con responsabilità e compiti di programmazione territoriale. La Delibera di Giunta Regionale 110/15, che ne decretò l’avvio, ne ha dettagliato funzioni, competenze e organizzazione, proponendo anche un modello di Accordo di Programma tra i Presidenti del Comitato dei Sindaci dei vari Ambiti Territoriali Sociali e i Direttori delle Aree Vaste, che avrebbe dovuto essere sottoscritto entro un anno, con una durata prevista di tre anni».
«Il punto è – sottolineano dal Gruppo Solidarietà – che in molti territori nemmeno gli “addetti ai lavori” e i principali attori del sistema dei servizi sociali erano e sono a conoscenza dell’esistenza e della conseguente operatività di queste Unità funzionali, e questo non per distrazione, ma proprio perché l’UOSES non risulta esistente e quindi men che mai funzionante. Tra l’altro, proprio nel Rapporto 2018 intitolato L’organizzazione dei Servizi Sanitari e Sociali Territoriali nella Regione Marche, vengono ben evidenziate, dalla stessa Regione, le criticità di un percorso, che dopo due anni e mezzo risultava “ancora in fase di avvio (e in qualche caso non sembra neanche realmente partito), con una diffusione a macchia di leopardo”».

«Considerata la delicatezza delle funzioni assegnate alle UOSES – concludono dal Gruppo Solidarietà – appare pertanto necessario conoscere come effettivamente in questi cinque anni si sia data applicazione alla disposizione regionale nei diversi territori, anche per evitare che “luoghi” importantissimi vengano ignorati nei fatti, salvo poi “resuscitarli” improvvisamente per una sorta di necessità procedurale. Se infatti dal 2015 questa Unità è stata avviata nella forma, ma non nella sostanza, come può adempiere a funzioni tanto impegnative quanto importanti, quali quelle oggi ad essa attribuite nella fase di riapertura dei servizi dopo l’emergenza coronavirus? Come hanno effettivamente funzionato queste Unità funzionali nei singoli territori regionali?».
A tale scopo, dunque, il Gruppo Solidarietà ha deciso di inviare ai membri del Consiglio Regionale una proposta di interrogazione (il testo è disponibile integralmente a questo link), concernente appunto la problematica sollevata. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: grusol@grusol.it.

Stampa questo articolo