Minori con disabilità e Centri Estivi: non un giorno di meno, non un euro in più!

La denuncia arriva dal Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della Federazione lombarda LEDHA: per la partecipazione dei minori con disabilità ai Centri Estivi si chiede alle loro famiglie di pagare rette più elevate o di ridurre la frequenza a periodi limitati. Di fronte quindi a tali comportamenti discriminatori e illegittimi, dalla LEDHA si dichiara: «Ai minori con disabilità, che sono tra i soggetti più provati dal lungo periodo di lockdown e dalla chiusura delle scuole, va garantito il diritto a una piena partecipazione ai Centri Estivi: non un giorno di meno, non un euro in più!»

Omino rosso in carrozzina tra tanti omini blu in piediAlessandro (nome di fantasia) ha 14 anni e ha da poco terminato con successo la terza media. Come tutti i coetanei, nel corso degli ultimi mesi ha dovuto trascorrere lunghe giornate chiuso in casa, rinunciando ad andare a scuola, in piscina e in palestra. Aspettava con ansia il momento in cui avrebbe potuto riabbracciare i propri amici al campus estivo organizzato da Milanosport [Società del Comune di Milano, N.d.R.]. Purtroppo, però, il desiderio di Alessandro, quest’anno, non si potrà realizzare pienamente: egli, infatti, potrà frequentare il centro estivo per non più di dieci giorni, poiché Milanosport ha deciso che per la frequenza dei suoi centri di bambini e ragazzi con disabilità come Alessandro è necessaria la presenza di un educatore dedicato per ogni minore con disabilità. A fronte di una domanda particolarmente elevata, la soluzione proposta dalla società è stata quella di adottare una turnazione, garantendo a tutti i minori con disabilità la frequenza dei centri estivi solo per un periodo limitato.

Si tratta solo di una delle diverse segnalazioni che in questi giorni sono arrivate al Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi della LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), segnalazioni che riguardano richieste di compartecipazione alla spesa più elevate per le famiglie che vogliono mandare i propri figli con disabilità al centro estivo, oppure difficoltà e ostacoli di vario tipo nell’accesso a questa tipologia di servizio.
Per fare chiarezza su questa situazione, i legali dello stesso Centro Bomprezzi hanno redatto un parere (consultabile a questo link) in cui si sottolinea come questi comportamenti rappresentino una condotta potenzialmente discriminatoria, in violazione della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni) e della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Vero è che il Decreto del Presidente del Consiglio dell’11 giugno scorso prevede che i Comuni, nell’organizzare le attività estive rivolte ai minori, rivolgano «particolare attenzione e cura alla definizione di modalità di attività e misure di sicurezza specifiche» per coinvolgere i minori con disabilità, «ma gli enti organizzatori dei Centri Estivi e molti Comuni – scrivono i legali del Centro Bomprezzi – si stanno attenendo troppo letteralmente a un dettato normativo generico e non esaustivo, interpretando in modo erroneamente restrittivo l’indicazione di quel rapporto numerico, che nel caso di bambini e adolescenti con disabilità dev’essere potenziato integrando la dotazione di operatori, educatori o animatori nel gruppo dove viene accolto il bambino e adolescente, portando il rapporto numerico a un operatore, educatore o animatore per un bambino o adolescente». In altre parole, i Centri Estivi e i Comuni si stanno trincerando dietro la norma governativa, escludendo o limitando la frequenza a bambini e ragazzi con disabilità, affermando altresì di non essere in grado di consentire il cosiddetto rapporto “1:1”.

Al fine dunque di evitare una condotta discriminatoria, i legali della LEDHA sottolineano come occorra invece valutare caso per caso, analizzando la situazione e le specifiche esigenze del singolo minore con disabilità, per decidere se sia necessaria o meno la presenza di un educatore dedicato. E in nessun caso questo deve comportare un ulteriore onere a carico della famiglia: gli eventuali costi extra dovuti all’applicazione di questo provvedimento, infatti, devono ricadere sui Comuni e non sulle famiglie.
«Qualunque costo aggiuntivo – dichiara in tal senso Laura Abet del Centro Bomprezzi -, che sia imputabile alla condizione di disabilità del minore, così come l’esclusione dal diritto di partecipare alle attività dei Centri Estivi in condizioni di parità con gli altri bambini e ragazzi dev’essere considerato discriminatorio e quindi illegittimo. Ai minori con disabilità, che sono tra i soggetti più provati dal lungo periodo di lockdown e dalla chiusura delle scuole, va garantito il diritto a una piena partecipazione ai Centri Estivi: non un giorno di meno, non un euro in più!». (I.S. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).

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