Quell’ingiusto e cinico limite di reddito

«È certamente giusta – scrive Vito Berti – quella Sentenza della Corte Costituzionale secondo cui l’attuale importo delle pensioni di invalidità civile totale è “inadeguato per vivere” e tuttavia essa ha confermato un ingiusto limite di reddito, facendo sì che le persone con disabilità grave e gravissima, con un reddito personale pari o superiore a 8.469,63 euro all’anno, non avranno diritto all’aumento della pensione di invalidità civile, non potendo quindi aggiungere 364,70 euro al mese agli attuali 286,81 euro»

Foto in bianco e nero di uomo che rifletteLe persone con disabilità grave e gravissima, con un reddito personale pari o superiore a 8.469,63 euro all’anno [come da Circolare dell’INPS n. 147/19, Allegato 2, N.d.R.], non hanno diritto all’aumento della pensione di invalidità civile, pari ad euro 364,70 al mese, che si sarebbe aggiunto ai 286,81 euro mensili attualmente percepiti dalle persone con invalidità civile totale. Per coloro, invece, che non raggiungono il limite di reddito summenzionato, la pensione aumenterà (ma chissà quando lo Stato recepirà la recente decisione della Corte Costituzionale…) almeno a 651 euro mensili.
Paradossalmente, tale beneficio sarà garantito magari a una persona con disabilità non particolarmente grave, soltanto perché non supera il reddito annuo fissato da una Legge dello Stato palesemente iniqua.

È giusta la Sentenza espressa nelle scorse settimane dalla Consulta [se ne legga già ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.], essa, però, ha confermato l’ingiusto limite di reddito, senza proferire neppure una sillaba su quella barriera reddituale, per altro voluta da una politica statale cinica ormai endemica in questo nostro Paese.
Infatti, la norma stabilisce che il limite di reddito, per avere diritto all’“elemosina di Stato” pari ad euro 286,81 mensili, sia di 16.982,49 euro annui, mentre, per potersi avvalere dell’agognato aumento, atteso da decenni soprattutto dalle persone con disabilità grave e gravissima, il limite di reddito personale, come sopra sottolineato, si abbassa della metà: 8.469,63 euro, appunto.

Me lo aspettavo, ma è sempre molto deludente leggere queste Sentenze (nonostante vi siano “addetti ai lavori” che si affannano ad illustrare, a noi comuni mortali, incomprensibili tecnicismi giuridici), che puntualmente coprono le palesi discriminazioni di uno Stato il quale, per risparmiare, costruisce muri reddituali sempre ai danni dei più fragili.
Almeno la Corte Costituzionale dovrebbe sentenziare, sempre e soltanto, in base ai princìpi dettati dalla Costituzione, senza fare “sconti” al potere costituito.
Un esempio per tutti: una persona con disabilità grave che riceve, da uno dei genitori, una pensione di reversibilità di poco superiore a 650 euro mensili, non ha diritto all’aumento stabilito dalla Consulta. Quindi, un disabile grave o gravissimo, con le enormi problematiche che deve affrontare soprattutto in mancanza dei genitori, viene considerato ancora non meritevole di percepire l’aumento (si parla di persone che necessitano di assistenza materiale e talvolta medica ventiquattr’ore su ventiquattro, ottenibile soltanto a pagamento), solo perché ha un reddito che, comunque, non è assolutamente sufficiente a consentirgli una vita indipendente.

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