Beatrice Ion: difficile commentare un episodio di tale violenza e ignoranza

«È incredibile essere costretti a commentare ancora oggi simili episodi di odio, violenza e ignoranza. Queste circostanze devono far riflettere tutti»: concordiamo con quanto detto da Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, a commento di quanto accaduto ad Ardea, nei pressi di Roma, a Beatrice Ion, giocatrice della Nazionale Italiana di basket in carrozzina, insultata con frasi razziste, per essere nata in Romania, nonché offesa per il fatto di essere una persona con disabilità, anche con frasi a sfondo sessuale

Beatrice Ion

Beatrice Ion con la maglia della Nazionale Azzurra di basket in carrozzina

«Tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza a Beatrice, vittima, insieme al padre, di una vergognosa aggressione fisica e verbale a sfondo razziale. È incredibile essere costretti a commentare ancora oggi simili episodi di odio, violenza e ignoranza. Queste circostanze devono far riflettere tutti».
Lo ha dichiarato Luca Pancalli, presidente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), commentando quanto accaduto nei giorni scorsi a Beatrice Ion, giocatrice di basket in carrozzina della Polisportiva Amicacci Giulianova, nonché componente della Nazionale Italiana di tale sport.

Dell’episodio di Ardea, nei pressi di Roma, accaduto a quanto pare per la contestazione di un parcheggio riservato alle persone con disabilità, ha riferito tra gli altri Claudio Arrigoni sul «Corriere della Sera», scrivendo che Beatrice «è stata insultata con frasi razziste: “Stranieri di m.., tornate al vostro Paese”. Si è sentita urlare: “Handicappata di m….”. Quindi il papà, che la voleva difendere, è finito in ospedale con uno zigomo e un dente rotti, mentre la mamma veniva minacciata così: “Tanto la becco per strada, fate attenzione”. E anche davanti ai carabinieri alla mamma è stato detto: “Ho un curriculum criminale, a tua figlia handicappata la becco per strada e mi faccio fare un lavoretto…”».

Nata in Romania, Beatrice, che a tre mesi ha contratto la poliomielite, ha oggi 23 anni, vive in Italia da sedici, e da sei è diventata cittadina del nostro Paese. È stata lei stessa a denunciare il fatto sui social, sottolineando tra l’altro come sia stata «la prima volta che mi è capitata una cosa del genere legata alla mia nazionalità. Altre volte mi è successa per la mia disabilità». Un fatto che anche questo deve certamente fare riflettere.
«Tralasciando le offese che mi ha fatto perché sono disabile – ha aggiunto poi -, mi ha detto che siamo stranieri del ca… e che dobbiamo tornare nel nostro Paese. Non dite che il razzismo in Italia non esiste perché io l’ho vissuto oggi dopo 16 anni che vivo qui e fa male. Vivo qui da sedici anni, ho la cittadinanza italiana, ho fatto tutte le scuole qui e continuo gli studi in una università italiana. Gioco nella Nazionale di basket in carrozzina e mi considero in tutto e per tutto italiana, eppure sono stata aggredita, mio papà è stato aggredito. A voi che ci avete aggrediti [l’uomo protagonista della vicenda – si legge sul “Corriere della Sera” – era accompagnato da altre persone che però sarebbero rimaste ferme], vergognatevi: saremo anche stranieri ma abbiamo più dignità di voi. E voi che avete guardato il tutto senza alzare un dito vi dovreste vergognare più di loro».

«Beatrice veste con orgoglio e impegno la maglia azzurra – ha dichiarato ancora Pancalli – e vive nel nostro Paese da sedici anni. La sua denuncia fa rabbrividire. Agli insulti si sono aggiunte anche le offese riferite alla sua disabilità. Mi auguro siano individuati al più presto i responsabili di questo gesto ignobile che merita la ferma condanna di tutto il Paese. Questi individui dovrebbero svolgere per almeno un mese attività di volontariato in una società sportiva paralimpica. Una simile esperienza potrebbe insegnare loro il rispetto e la convivenza civile». Pur comprendendo il senso profondo del messaggio di Pancalli, ci permettiamo tuttavia di dubitarne. (S.B.)

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