Dopo la Sentenza della Consulta serve una riforma delle provvidenze economiche

«Dopo la Sentenza della Consulta secondo cui l’importo delle pensioni di invalidità civile totale è “inadeguato per vivere”, chiediamo al Governo, soprattutto in questo momento di profonda crisi, che si faccia carico di una seria e chiara riforma delle provvidenze economiche a favore delle persone con disabilità, troppo spesso oppresse da solitudine, discriminazione e in condizioni di indigenza»: arriva da Nina Daita, responsabile dell’Ufficio Politiche per la Disabilità nella CGIL Nazionale, il primo commento alla pubblicazione della Sentenza 152/20 prodotta dalla Corte Costituzionale

Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale

Il Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale

Arriva da Nina Daita, responsabile dell’Ufficio Politiche per la Disabilità nella CGIL Nazionale, il primo commento alla pubblicazione avvenuta il 20 luglio della Sentenza prodotta il 23 giugno scorso dalla Corte Costituzionale (152/20), secondo cui l’attuale importo delle pensioni di invalidità civile totale è «inadeguato per vivere» e della quale ci siamo già ampiamente occupati anche sulle nostre pagine.
Secondo Daita, dunque, «quanto stabilito dalla Corte Costituzionale nella Sentenza 152/20 è una buona notizia, anche se è necessario fare di più: l’attuale pensione di inabilità è inadeguata, non permette la sopravvivenza degli stessi disabili che la percepiscono. Abbiamo sempre sottolineato l’insufficienza dell’assegno, che risulta essere quasi offensivo per la dignità stessa delle persone».

«La Corte – prosegue l’esponente sindacale – ha stabilito che agli invalidi civili totali, con gravissima disabilità e privi delle residue capacità lavorative, debba essere garantito l’incremento di cui alla Legge 448/01 [Finanziaria per il 2002, N.d.R.], senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età. Come infatti sottolinea la stessa Consulta, la disabilità deriva da una condizione patologica e non dall’invecchiamento. I bisogni delle persone con disabilità devono quindi essere tutelati a prescindere dall’età. Pertanto, dopo quanto stabilito dalla Corte, auspichiamo che l’incremento venga adeguato ed erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni».

«Ad oggi – conclude per altro Daita – tale assegno non è certamente sufficiente, poiché migliaia di persone che non hanno una invalidità al 100%, ma sono ugualmente senza lavoro, in difficoltà e con gravi patologie, dovranno continuare a sopravvivere con poco più di 280 euro mensili. Chiediamo dunque al Governo, soprattutto in questo momento di profonda crisi, che si faccia carico di una seria e chiara riforma delle provvidenze economiche a favore delle persone con disabilità, troppo spesso oppresse da solitudine, discriminazione e in condizioni di indigenza». (S.B.)

Ringraziamo Sandro Paramatti per la collaborazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: politichedisabilita@cgil.it.

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