Strutture residenziali: stop alla segregazione delle persone con disabilità

«Chiediamo con la massima urgenza di porre fine alla segregazione delle persone con disabilità che vivono in strutture residenziali socio sanitarie e sanitarie riabilitative, perché nessuno dev’essere privato del diritto alla libertà di uscire e di vivere i propri affetti familiari». Lo hanno scritto numerose Associazioni attive a Roma e nel Lazio, insieme a vari rappresentanti delle Consulte Cittadine di Roma Capitale, in un appello-denuncia rivolto al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e allargato ai Presidenti di Regione e a tutti i Sindaci d’Italia

Scultura di figura antropomorfica con mani davanti alla faccia«Chiediamo con la massima urgenza di porre fine alla segregazione delle persone con disabilità che vivono all’interno di strutture residenziali socio sanitarie e sanitarie riabilitative, perché nessuno dev’essere privato del diritto alla libertà di uscire, rispettando naturalmente i protocolli di sicurezza, e di vivere i propri affetti familiari».
Lo hanno scritto numerose Associazioni attive a Roma e nel Lazio, insieme a vari rappresentanti delle Consulte Cittadine di Roma Capitale, tutte organizzazioni impegnate per i diritti delle persone con disabilità, nell’appello-denuncia intitolato Strutture residenziali: con il Covid-19 torna lo spettro dei “manicomi”!, rivolto al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e allargato ai Presidenti di Regione e a tutti i Sindaci d’Italia.
«Le strutture residenziali per le persone con disabilità – vi si legge ancora -, quali le RSD (Residenze Sanitarie Disabili), le comunità socio sanitarie e comunità alloggio, non devono e non possono essere equiparate alle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) o alle strutture sanitarie. Le persone con disabilità, infatti, vivono una diversa condizione di vita ma non sono malati, come chiaramente dice la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la Legge 18/09 dello Stato Italiano».

«La condizione di vita determinata da una disabilità – conclude l’appello – necessita di progetti ri-abilitativi e non di isolamento dal resto del mondo! Con le dovute attenzioni e l’utilizzo di dispositivi di protezione anche le persone con disabilità hanno quindi diritto di tornare a vivere, amare ed essere amati dai loro familiari, senza inutili e talvolta dannosi irrigidimenti sanitari che ne limiterebbero di fatto la libertà, anche ove ipotizzata».

Di problemi riguardanti altre Regioni, analoghi a quelli qui denunciati, ci eravamo occupati più volte in queste ultime settimane (si vedano nella colonnina destra gli Articoli correlati), segnalando anche l’iniziativa di interlocuzione avviata dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale con i Presidenti di tutte le Regioni, per far sì che ogni eventuale situazione di confinamento delle persone con disabilità in strutture residenziali non si protraesse ulteriormente.
Lo stesso Garante aveva anche chiesto che «si sollecitasse un controllo, o laddove necessario una revisione, sulla corretta applicazione delle nuove regole che definiscono le modalità di contatto tra gli ospiti delle strutture delle residenze per persone con disabilità e i loro cari». (S.B.)

Ringraziamo Elena Improta per la collaborazione.

A questo link è disponibile l’elenco dei firmatari dell’appello-denuncia di cui si parla nella presente nota e delle organizzazioni da essi rappresentate.

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