Il mancato controllo del virus di Epstein-Barr concausa della sclerosi multipla

Uno studio coordinato dalla Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma e sostenuto dalla FISM, la Fondazione che opera a fianco dell’Associazione AISM, ha individuato nelle alterate risposte immunitarie che dovrebbero tenere sotto controllo il virus di Epstein-Barr una delle concause della sclerosi multipla. Oltre a consentire di tratteggiare un quadro dettagliato della risposta antivirale nel corso della malattia, la scoperta suggerisce che uno tra i farmaci di prima linea in uso per la sclerosi multipla è sicuro anche per i pazienti con infezioni virali, come quella stessa causata dal coronavirus

Emily, donna inglese con la sclerosi multipla

Emily è una donna inglese con la sclerosi multipla, malattia cronica, imprevedibile e spesso progressivamente invalidante, che è una delle più gravi del sistema nervoso centrale, e che colpisce maggiormente proprio le donne, in un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini

Un recente studio del Laboratorio di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, sostenuto dalla FISM, la Fondazione che opera a fianco dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), e in collaborazione con gli Ospedali San Camillo e Sant’Andrea di Roma, ha individuato nelle alterate risposte immunitarie che dovrebbero tenere sotto controllo il virus di Epstein-Barr una delle concause della sclerosi multipla, malattia neurologica che colpisce soprattutto i giovani adulti, circa 126.000 persone in Italia.

La sclerosi multipla, com’è noto, è legata ad un improprio attacco del sistema immunitario contro la mielina, la guaina che riveste le cellule nervose, ciò che è causa di infiammazione e sofferenza del tessuto cerebrale, determinando la comparsa di sintomi di disfunzione neurologica fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla perdita di funzioni motorie e cognitive. Questi sintomi comportano grave disabilità per la persona e la necessità di un percorso di neuroriabilitazione ospedaliera di alta specialità.
Il virus Epstein-Barr è un patogeno in grado di infettare la specie umana e di stabilire con essa un rapporto di “equilibrio immunologico”; nella maggior parte dei soggetti, infatti, si rivela come innocuo e asintomatico, mentre in alcune persone è all’origine di malattie come la mononucleosi infettiva o a una maggiore propensione allo sviluppo di alcuni tumori.

Lo studio della Fondazione Santa Lucia, con il supporto del neurologo Claudio Gasperini dell’Ospedale San Camillo e del neurologo Marco Salvetti dell’Ospedale Sant’Andrea, ha scoperto dunque che nella sclerosi multipla la popolazione di globuli bianchi deputati al controllo dell’infezione da virus di Epstein-Barr (i linfociti T citotossici), non è in grado di sorvegliare efficacemente le cellule infettate, che quindi sfuggono alla rete immunologica che le contiene e si accumulano nel cervello, dove determinano infiammazione.
A tal proposito, grazie a tecniche particolarmente avanzate, che hanno permesso di effettuare misurazioni complesse sulle cellule del sistema immunitario, si è visto che nei pazienti con sclerosi multipla i linfociti T citotossici specifici per il virus di Epstein Barr (ma non quelli specifici per un altro virus endemico e non coinvolto nella patogenesi della malattia, il citomegalovirus) mostrano chiari segni di “invecchiamento” e di “esaurimento”.
Lo studio è stato esteso infine anche ad una coorte di pazienti in terapia con un farmaco di prima linea in uso per la sclerosi multipla (Glatiramer acetato), dall’effetto immunomodulante, e nessuno di loro ha avuto ricadute cliniche durante il periodo di osservazione e di trattamento. La percentuale di linfociti citotossici specifici per il virus, e con caratteristiche di esaurimento funzionale e di senescenza, è stata infatti paragonabile a quella presente nelle persone sani, ciò che suggerisce come il farmaco agisca anche ristabilendo un’efficace ed adeguata risposta antivirale.

«Così come per altre malattie autoimmuni – dichiara la responsabile dello studio Daniela Angelini, biologa e dottoressa in Neuroscienze del Laboratorio di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia IRCCS – molti trattamenti per la sclerosi multipla hanno un effetto immunosoppressivo, cioè riducono la vivacità delle risposte immunitarie, e possono quindi avere come effetto collaterale una maggiore suscettibilità alle infezioni. Anche per questo, durante la presente emergenza da Covid-19, molti pazienti e i loro medici si dicono preoccupati che il decorso di un eventuale contagio possa essere aggravato dall’assunzione di farmaci immunosoppressori. Ebbene, il presente studio, oltre a fornire un quadro dettagliato della risposta antivirale nel corso della sclerosi multipla, suggerisce che l’uso del farmaco Glatiramer acetato è sicuro anche per i pazienti con infezioni virali». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa e Comunicazione AISM (Barbara Erba), barbaraerba@gmail.com.

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