Test sierologici e disabilità: la Regione Lazio corregge il tiro

La Regione Lazio ha modificato quella propria Delibera in cui si era deciso di sottoporre gli alunni e le alunne con disabilità al test sierologico prima dell’inizio della scuola. Una richiesta ritenuta da più parti come «non motivata scientificamente» e «proveniente da un profondo pregiudizio, dallo stigma di avere a che fare con “persone malate”». «Apprezziamo il dietrofront della Regione – commenta Daniele Stavolo, presidente della Federazione FISH Lazio -, poiché si sarebbe trattato di una vera e propria discriminazione nei confronti degli alunni e delle alunne con disabilità»

Bimbo con disabilità entra a scuola«Ai genitori di studenti con disabilità del Lazio – aveva denunciato su queste stesse pagine l’Associazione romana Oltre lo Sguardo -, e solo a loro, sta arrivando la richiesta di sottoporre i propri figli a test sierologico prima dell’inizio della scuola. Appare evidente che questa richiesta proviene da un profondo pregiudizio che individua nella condizione di disabilità qualcosa da cui proteggersi, arrivando persino a supporre una maggiore contagiosità rispetto a uno studente in salute».
Ora dunque, come informa in una nota la FISH Lazio (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), è stata fortunatamente approvata nei giorni scorsi dalla Giunta Regionale del Lazio una Delibera, «che modifica – come sottolineato dalla Federazione – la precedente Delibera di Giunta Regionale 472/20, sull’ormai nota e poca decorosa vicenda della richiesta di somministrazione dei test sierologici ai bambini e agli studenti con disabilità in vista dell’attivazione del prossimo anno scolastico. Con tale provvedimento, infatti, il 21 luglio scorso la Regione Lazio aveva stabilito di estendere il ricorso ai test sierologici per indagini di sieroprevalenza, oltre che a “docenti, educatori, operatori di sostegno, assistenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA)”, anche a “bambini e studenti disabili”. Un provvedimento rispetto al quale, sin dalla sua approvazione, avevamo espresso ferma contrarietà al presidente della Regione Zingaretti e all’assessore alla Salute e all’Integrazione Socio-sanitaria D’Amato, poiché avrebbe configurato una discriminazione nei confronti degli allievi con disabilità, annoverandoli tra i “portatori di infezione”. Una Delibera non giustificata né supportata da alcuna ragione medico-scientifica, che considerava la “disabilità” come “categoria indefinita”, come sinonimo di “fragilità”».

Pertanto, con la nuova Delibera di Giunta Regionale n. 596 del 2 settembre, è stato eliminato dal testo originario il riferimento a «bambini e studenti con disabilità», e hanno trovato spazio le «Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia», adottata il 21 agosto dall’Istituto Superiore di Sanità, in particolare nella parte in cui (Bambini e studenti con fragilità) si specifica che «particolare attenzione va posta agli studenti che non possono indossare la mascherina o che hanno una fragilità che li pone a maggior rischio, adottando misure idonee a garantire la prevenzione della possibile diffusione del virus SARS-CoV-2 e garantendo un accesso prioritario a eventuali screening/test diagnostici».
«Apprezziamo il dietrofront della Regione Lazio – commenta Daniele Stavolo, presidente della FISH Regionale -, poiché seguendo l’impostazione della Delibera di luglio, la “disabilità” veniva ad essere considerata unica e senza alcuna distinzione, cosicché l’intento di voler adottare tutele maggiori per le persone con disabilità si sarebbe tradotto inevitabilmente in un fenomeno di discriminazione nei loro confronti, producendo lo stigma di “persone malate”, secondo una concezione culturalmente arcaica, che dovrebbe invece essere superata e contrastata in ogni circostanza e con ogni mezzo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishlazio.it.

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