Quando la scuola ti fa cadere in un baratro di pregiudizi e di silenzi

«Questa – scrive Elena Improta – è una storia difficile in cui la burocrazia si scontra con una scuola poco disponibile a confrontarsi con la famiglia e con un’équipe socio educativa specializzata, supportata da referti e relazioni mediche di una struttura pubblica. L’inclusione scolastica, invece, non può e non deve prescindere dalla persona nella sua globalità (prima che dall’alunno) e gli obiettivi didattici devono concordare con i tempi famiglia, i tempi sociali, i tempi ri-abilitativi e sanitari. Per questo il nuovo Piano Educativo Individualizzato è una grande occasione da non perdere»

Realizzazione grafica con un crepaccio che divide una persona con disabilità da tutte le altreQuesta storia riguarda quella che dovrebbe essere la conclusione di un ciclo a valutazione delle competenze, più che delle nozioni, che valuti, tra le altre, una buona dose di capacità di problem solving dello studente. Essa invece si è trasformata in una disorganizzata rappresentazione (o rappresaglia) della difficoltà in cui sta soffocando la scuola. Mascherina compresa.

Credevamo ingenuamente che avere ottenuto l’autorizzazione da parte del Dirigente Scolastico a fare avere un tutor presente alle prove preliminari all’Esame di Stato di Corrado (nome di fantasia), studente privatista di 22 anni, sarebbe stato sufficiente a garantire non certo un trattamento privilegiato del candidato, ma solo il rispetto della sua complicata situazione psichiatrica.
Lo studente, preso in carico dalla nostra Associazione [Oltre lo Sguardo, Roma, N.d.R.] e da una delle ASL di Roma, da poco più di sei mesi convive con la consapevolezza di avere un disturbo psichiatrico intrusivo e invalidante; ha fatto “amicizia” con gli antipsicotici e sta cercando di riorganizzare la sua vita impegnandosi nel sostenere gli esami.
Corrado ha lasciato gli studi subito dopo la terza media, e non è così raro, ormai, che giovani adolescenti interrompano prematuramente il percorso di studi superiore, non per pigrizia, ma per situazioni annesse che sfuggono al controllo della persona, della famiglia, delle agenzie educative. Le necessità spesso non vengono riconosciute, i sintomi prodromici vengono scambiati per problemi legati all’adolescenza.

Ma torniamo al presente, il liceo di Via Cavour a Roma ci accoglie con educazione e un pizzico di confusione: siamo tutti appena tornati dalle vacanze, e scopriremo poi più avanti che molti dei docenti sono lì presenti chiamati in sostituzione di alcuni colleghi non disponibili, non certo con entusiasmo. È chiaro fin da subito che nessuno è al corrente della condizione del ragazzo, né tanto meno del suo curriculum scolastico. Nessuno dei docenti è preparato a gestirne la situazione.
Il liceo che ospita gli esami, o almeno la sua segreteria, ha ricevuto nel periodo tra maggio e giugno relazioni psichiatriche e inviti al dialogo, ma i Dirigenti Scolastici hanno tenuto a rassicurarci che «loro gestiscono malati più gravi di Corrado» e non avevano bisogno di perdere altro tempo dietro indicazioni di psichiatri e psicologi. Forse in buona fede – confidiamo sempre in questa – si riferiva a due o tre docenti. Fortunati i loro studenti. E noi che desideravamo spiegare, forse peccando di eccessiva attenzione e professionalità, che la presenza in aula del tutor è stata fortemente voluta e richiesta dall’ASL, al fine di scongiurare il ripetersi di crisi comportamentali e disorganizzazione del pensiero… Il tutor, però, viene continuamente scambiato per uno studente. Ciò lo lusinga, ma è il preludio al peggiore degli epiloghi. Ogni prova è coordinata e supervisionata da docenti diversi. Quindi la storia si ripete. Ma la persona selezionata e pagata privatamente dalla famiglia (forse questo non lo abbiamo ancora detto) è un professionista e può sopportare la frustrazione della categoria dei docenti. Corrado, invece, non può in nessuno modo sopportare la mancanza di strumenti compensativi e dispensativi ai quali non è consentito accedere, in particolare un costante confronto con il tutor che avrebbe potuto aiutarlo ad organizzare i pensieri stessi che spesso sono intrusivi e devastanti.

Come chiarito sopra, si capirà bene a cosa saremmo potuti andare incontro senza alcun supporto o sostegno. Per farla breve, grazie al tutor e alla sua professionalità, durante le prove non sono volati né banchi né sedie. Ma questa fortuna, o merito, lo si deve ai servizi che seguono Corrado i quali hanno collaborato con vero spirito sussidiario, coinvolgendo il privato e il pubblico per il bene degli utenti. No, non ci riferiamo alla scuola in questo caso!
Se in qualche modo e un po’ arrancando, le prove scritte procedono – e vorrei specificare che non stiamo parlando della preparazione dell’alunno, piuttosto delle condizioni ambientali – arriviamo a sostenere l’orale.
Mettetevi comodi. Il ragazzo si rende conto che il suo programma di studi non è conforme a quello proposto dalla scuola pubblica che ci ospita, ma questo è nel suo diritto; la correzione delle prove scritte è faticosa, questo ce lo aspettavamo; le domande dei docenti sono insistenti, questo non era previsto. La prova orale consiste nel sostenere tutte le materie di studio, per dare più di una possibilità al ragazzo, ma questo è frustante per tutti. Quando poi arriva il momento dell’argomento a piacere… Ricordiamo tutti i nostri esami  di maturità come un divertente e dinamico colloquio con i prof, il racconto di un percorso in conclusione, certo non una prova selettiva per entrare nelle “forze speciali”!
Anche in questa occasione, gli stessi docenti che si sono dimostrati sin da subito disponibili e attenti alla sconosciuta condizione del ragazzo, si confermano persone illuminate, attente e accomodanti.
Rimanete ancora seduti. Perché causa assembramento, il docente di educazione fisica viene spostato in un’altra aula, ma nessuno avverte i candidati e il tutor. La scuola richiama, ma li preghiamo di essere clementi, vista la disorganizzazione dimostrata e diciamo che il ragazzo ha la necessità di riposare perché la notte prima della selezione per le “forze speciali” – ops dell’orale – era stata abbastanza turbolenta. E da adesso la scuola da il meglio di sé in tre fasi. La prima: «Non vi preoccupate, è stato un nostro errore». La seconda: «Dovete venire domani mattina alle 8.30, potevate stare più attenti». La terza: «Vi aspettiamo oggi entro le 17, vi siete dimenticati di sostenere la prova».

Buttiamo giù dal letto il ragazzo, sperando che sia davvero l’inizio della fine che ci condurrà dritti al vero orale dell’Esame di Stato del 9 settembre. La professoressa, inoltre, fa dei sentiti complimenti al ragazzo dopo il suo orale. Dopo 30 minuti con un’email la scuola ci comunica ufficialmente che «Lo studente non è ammesso alla maturità»!
Voi come l’avreste presa? Come l’avreste presa se foste stati già molto sfortunati nel vostro percorso scolastico? Come l’avreste presa se fosse stati in una condizione di disagio psichico?

Questa è una storia difficile in cui la burocrazia si scontra con una scuola poco disponibile a confrontarsi con la famiglia e con un’équipe socio educativa specializzata supportata da referti e relazioni mediche di struttura pubblica (ASL).
Tutto questo avviene mentre la nostra Associazione, membro della Consulta Cittadina H di Roma, scrive le sue riflessioni sulla bozza di linee guida concernenti la definizione delle modalità per l’assegnazione delle misure di sostegno di cui all’articolo 7 del Decreto Legislativo 66/17

In conclusione è fondamentale ribadire che gli interventi non possono che essere multidimensionali e che l’inclusione scolastica non può e non deve prescindere dalla persona nella sua globalità (prima che dall’alunno). Pertanto gli obiettivi didattici devono concordare con i tempi famiglia, i tempi sociali, i tempi ri-abilitativi e quelli sanitari. A tal proposito il nuovo PEI (Piano Educativo Individualizzato) rappresenta una grande occasione che non dobbiamo perdere.
Con Corrado, invece, la scuola ha perso una grande occasione: quella di ridare una speranza di integrazione a un giovane uomo che per tutta la vita dovrà comunque combattere contro lo spettro delle patologie psichiatriche.

Presidente dell’Associazione Oltre lo Sguardo, Roma.

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