Attivo da tre anni in Basilicata un Centro di trattamento precoce dell’autismo

Basato su un metodo di intervento precoce, rivolto ai disturbi dello spettro autistico, ritenuto tra i più efficaci per potenziare le capacità cognitive e funzionali, che si rifà a un intervento sviluppatosi in California, è attivo in Basilicata, ma costituisce un punto di riferimento anche per altre Regioni, il Centro Early Start Denver Model di Chiaromonte (Potenza), frutto di una preziosa sinergia con la Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa), struttura di rilievo nazionale e di alta specializzazione per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza

Centro di Chiaromonte (Potenza)

Uno dei locali del Centro Early Start Denver Model di Chiaromonte (Potenza)

C’è anche in Basilicata un po’ di Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa). Sono stati infatti i più autorevoli specialisti di tale struttura di rilievo nazionale e di alta specializzazione per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza a dare vita al Centro Early Start Denver Model di Chiaromonte (Potenza), “targato” Fondazione Stella Maris Mediterraneo e nato appunto dalla sinergia tra la Fondazione toscana e l’ASP di Potenza (Azienda Sanitaria Provinciale), sulla base di un protocollo della Regione Basilicata.
Già da tre anni, dunque, il Centro di Chiaromonte – che ha finora accolto più di novanta famiglie – si basa su un metodo di intervento precoce, rivolto ai disturbi dello spettro autistico, ritenuto tra i più efficaci per potenziare le capacità cognitive e funzionali, con il coinvolgimento attivo e intensivo delle famiglie. Dotata di spazi residenziali (quattro appartamenti), utili ad accogliere le famiglie durante il trattamento, la struttura costituisce certamente un importante punto di riferimento non solo per la Basilicata, ma anche per Calabria, Puglia e Campania.

Per entrare ulteriormente nel dettaglio della metodica proposta nel Centro lucano, cediamo la parola ai responsabili della Fondazione Stella Maris, che spiegano: «Il trattamento ESDM (Early Start Denver Model) che proponiamo si rifà a un intervento sviluppatosi in California presso il MIND Institute della Davis University e la cui applicabilità nel Servizio Sanitario Italiano abbiamo già verificato. Esso è rivolto ai bambini di età inferiore ai 48 mesi e alle loro famiglie che da poco abbiano ricevuto la diagnosi di disturbo dello spettro autistico. A tali famiglie viene proposto un soggiorno di due settimane in mini appartamenti appositamente allestiti (Home-Lab) nel corso delle quali, attraverso un attento coinvolgimento dei genitori (Parent Coaching), essi possono apprendere il peculiare funzionamento sociale, comunicativo e cognitivo del loro bambino. Alla fine delle due settimane vengono condivisi con i genitori stessi gli obiettivi e le strategie, personalizzati per ciascun bambino o bambina, da applicare a casa, anche attraverso periodiche sedute di tele-riabilitazione. I soggiorni settimanali vengono ripetuti nel corso dell’anno, in modo da monitorare la traiettoria di sviluppo dei bambini e l’eventuale necessità di modificare obiettivi e strategie. Tale approccio, teso a rendere i genitori più consapevoli e competenti, può ridurre lo stress cui i genitori sono esposti dopo la comunicazione della diagnosi di autismo. Essi, infatti, vengono quotidianamente affiancati da clinici esperti in grado di suggerire strategie per ampliare le sequenze socio/comunicative e le iniziative del bambino. Ciò è condotto anche attraverso sessioni di video-feedback nel corso delle quali operatori e genitori riflettono su ciò che è avvenuto nel corso del Parent Coaching. L’intervento viene svolto da professionisti specificamente formati nell’applicazione del modello ESDM ed è supervisionato da un terapista che ha ottenuto la certificazione al modello stesso dalla casa madre californiana».

Interessante anche quanto viene specificato rispetto agli Home-Lab («costituiti da ambienti dove le famiglie risiedono per tutto il periodo delle sedute, che simulano l’ambiente domestico, permettendo di creare una situazione il più possibile vicina a quella abituale per il bambino e la sua famiglia»), nonché sui video-feedback, «che consentono al terapista e ai genitori di rivedere l’intervento di Parent Coaching svolto nell’Home-Lab: in tal modo il terapista potrà meglio permettere ai genitori di comprendere gli schemi messi in atto dal bambino per interagire con loro, gli aspetti più problematici di tale interazione e il modo migliore per sollecitare e potenziare l’apprendimento sociale e non-sociale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Roberta Rezoalli (r.rezoalli@gmail.com).

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