Inclusione scolastica e disabilità: manca la progettualità a lungo termine

«Sull’inclusione scolastica dei ragazzi e delle ragazze con disabilità il problema è strutturale e tra i nodi da affrontare con urgenza spiccano il cronico ritardo nella nomina degli insegnanti di sostegno, l’assoluta mancanza di progettualità e continuità, la presenza di troppi docenti senza specializzazione»: lo denunciano dall’UICI di Torino e dall’Istituto dei Sordi del capoluogo piemontese, non dimenticando le storie positive di inclusione realizzata, ma manifestando l’intento di battersi in tutte le sedi opportune per garantire ovunque un’istruzione adeguata agli alunni con disabilità

Bimbo alla lavagna con aria corrucciata«C’è un ragazzo con disabilità plurima – raccontano dall’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) – che vive e studia in provincia di Torino, dove frequenta la seconda media. È non vedente, ha difficoltà di deambulazione e problemi cognitivi. La scuola è iniziata il 14 settembre e il 1° ottobre lui non aveva ancora un insegnante di sostegno. Poi, finalmente, un docente è arrivato. Ma è nuovo, non conosce il ragazzo. Dovrà imparare, da zero, a interagire con lui, a intercettarne le esigenze, compito delicato, specie in mancanza di una formazione specifica».
«Succede sempre così – commenta la madre del ragazzo -, non essendoci un insegnante di ruolo, ogni anno bisogna ricominciare tutto da capo ed è un trauma per nostro figlio, che invece avrebbe bisogno di continuità, di punti di riferimento solidi».

«Questa è una storia – sottolineano ancora dall’UICI di Torino – che somiglia a tante altre. Scorrendo infatti i messaggi che i genitori di ragazzi con disabilità si scambiano via WhatsApp, si scoprono problemi di ogni genere. C’è la famiglia che si è sentita dire “manca il sostegno: è meglio se vostro figlio resta a casa”; c’è la ragazzina non vedente che per le prime settimane di scuola, in mancanza di un docente che potesse seguirla, ha dovuto chiedere aiuto alle compagne per entrare e uscire dalla classe; c’è chi ancora oggi è in attesa della nomina. “Ci viene chiesto di iscrivere i nostri figli a gennaio – osservano i genitori – ma quando, in autunno, inizia l’attività, la scuola si dimostra del tutto impreparata. Questo non è più accettabile”. Il quadro generale, dunque, appare sconfortante e l’emergenza Covid rischia di essere il colpo di grazia per un sistema già fragile e pieno di falle, in Piemonte come in tante altre Regioni d’Italia».

«C’è un problema strutturale – dichiarano a una voce Oscar Franco, responsabile del settore scuola dell’UICI torinese ed Enrico Dolza, direttore dell’Istituto dei Sordi del capoluogo piemontese – e tra i nodi da affrontare con urgenza spiccano il cronico ritardo nella nomina degli insegnanti di sostegno, l’assoluta mancanza di progettualità e continuità, la presenza di troppi docenti senza titolo di specializzazione».

«Da tempo – ricordano dunque dall’UICI di Torino – le famiglie chiedono un’alternativa alla “lotteria delle nomine” che cambiano ogni anno e dei docenti perennemente precari. La legge ci sarebbe: il Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione scolastica prevede infatti che, su richiesta delle famiglie, debba essere garantita la continuità dei docenti di sostegno. Peccato, però, che la norma sia di fatto inapplicabile, perché mancano i Decreti Attuativi chiarificatori».

Altro nervo scoperto risulta essere quello della formazione, come lamentano numerosi genitori, sottolineando che «molti insegnanti di sostegno non conoscono strumenti fondamentali per l’inclusione delle persone con disabilità sensoriale, come il Braille, i programmi di ingrandimento per gli ipovedenti o la stessa LIS (Lingua dei Segni Italiana). Ogni disabilità ha caratteristiche proprie e richiede strategie specifiche, che andrebbero conosciute. Troppo spesso, invece, ci si affida all’improvvisazione».
«E d’altra parte – rilevano dall’UICI – anche per i docenti non è facile formarsi. Ad esempio quest’anno, in Piemonte, il corso di specializzazione per insegnanti di sostegno prevede appena 200 posti per tutti gli ordini scolastici, a fronte di un fabbisogno di circa 7.000 docenti».

«Fortunatamente – concludono Franco e Dolza – sui banchi di scuola non si incontrano solo problemi, ma anche storie positive, di inclusione realizzata e in tal senso l’impegno del singolo insegnante e la capacità del corpo docente di fare squadra sono determinanti. Ciò che però manca completamente a livello politico è una capacità progettuale in grado di dare risposte, specialmente a lungo termine. Ci batteremo dunque in tutte le sedi opportune per garantire ai nostri ragazzi e ragazze un’istruzione adeguata. Ogni giorno devono già affrontare tante sfide. Non è giusto che siano loro a pagare le conseguenze di un sistema disfunzionale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa UICI di Torino (Lorenzo Montanaro), ufficio.stampa@uictorino.it.

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