Tante persone in grave difficoltà, se chiudono i reparti oculistici

«Da più fonti ci giungono voci circa la possibile prossima chiusura di molti reparti e ambulatori oculistici posti negli ospedali nuovamente sovraccaricati dall’emergenza Covid. Ci rendiamo ovviamente conto che la situazione è delicata, ma segnaliamo anche le tantissime persone che temono di rimanere al buio e non sanno letteralmente cosa fare»: il messaggio arriva dall’APRI di Torino (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti) e riguarda quanto accade in Piemonte, ma un problema analogo riguarda quasi certamente anche la maggioranza delle altre Regioni Italiane

Visita oculistica in un reparto ospedaliero

Visita oculistica in un reparto ospedaliero

«Da più fonti ci giungono voci circa la possibile prossima chiusura di molti reparti e ambulatori oculistici posti negli ospedali nuovamente sovraccaricati dall’emergenza Covid. Ci rendiamo ovviamente conto che la situazione è delicata e non saremo certo noi a negarlo, ma vogliamo sottolineare alcuni punti che, a nostro parere, spesso non vengono adeguatamente considerati».
Il messaggio arriva dall’APRI di Torino (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti) e riguarda segnatamente quanto accade in Piemonte, ma siamo certi che un problema analogo riguarda anche la maggioranza delle altre Regioni Italiane.

«Il blocco di marzo e aprile scorsi – viene dunque sottolineato dall’APRI – ha determinato un pesante allungamento delle liste di attesa per le prestazioni oculistiche, anche urgenti. Tali liste erano già lunghissime prima del Covid e più volte questa situazione critica era stata denunciata sui giornali. Esistono inoltre terapie fondamentali “salvavista”, quali le iniezioni intravitreali, che se ritardate rischiano di far notevolmente aumentare il numero dei non vedenti. Se risparmiamo dunque oggi, aumenteremo sicuramente, nei prossimi anni, gli oneri per le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento. E ancora, non sembra particolarmente proficuo, come già fatto a marzo, precettare gli oculisti nei reparti Covid. Si tratta infatti di specialisti che difficilmente possono rendersi concretamente utili su patologie di cui non hanno alcuna esperienza professionale. Se dunque non si ritiene proprio di poter fare altrimenti, chiediamo comunque almeno che vengano aperte nuove convenzioni, magari limitate nel tempo, con strutture sanitarie private in grado di tamponare la situazione».

«Questo nostro appello – dichiara Marco Bongi, presidente dell’APRI – è accorato e assolutamente non strumentale. Difficilmente, infatti, si vedranno persone con disabilità visiva in piazza a spaccare le vetrine. Ci sono però tantissime persone che temono di rimanere al buio e non sanno letteralmente cosa fare». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: apri@ipovedenti.it.

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