Il trattamento della sordità infantile non può essere interrotto

«Le nostre organizzazioni – scrivono i rappresentanti di Ciao Ci Sentiamo, APIC, FIADDA Piemonte e Istituto dei Sordi di Torino – vivono con particolare preoccupazione la prospettiva che l’attività ordinaria di screening, mappaggio e controllo di impianti cocleari e apparecchi acustici sui minori possa essere sospesa a causa dell’emergenza. Sappiamo che il periodo è drammatico e che le scelte sanitarie devono essere indirizzate, in primis, alla salvaguardia di vite umane, ma come rappresentanti di coloro che ancora si devono confrontare con la sordità, lanciamo il nostro grido di allarme»

Bimbo con la mano sull'orecchio destroLe nostre organizzazioni stanno vivendo con particolare ansietà e preoccupazione la prospettiva che l’attività ordinaria di screening, mappaggio e controllo di impianti cocleari e apparecchi acustici possa essere sospesa a causa dell’emergenza Covid. Siamo consapevoli che il periodo sia drammatico e che le scelte sanitarie debbano essere indirizzate, in primis, alla salvaguardia di vite umane. Tuttavia, come utenti, genitori di pazienti e come rappresentanti di coloro che ancora si devono confrontare con la sordità, non possiamo non lanciare il nostro grido di allarme.

La diagnosi precoce delle sordità infantili è un’attività che non può essere rimandata, pena un recupero comunicativo e linguistico deficitario, che renderebbe i neonati e i bambini nati sordi oggi degli adulti con gravi difficoltà linguistiche e relazionali domani.
Le neuroscienze hanno ampiamento spiegato come, per un corretto funzionamento cognitivo, l’udito sia fondamentale sia in fase di screening alla nascita, sia in fase riabilitativa che deve essere necessariamente continuativa. Una difficoltà uditiva incide negativamente sui livelli attentivi dei bambini, sulle capacità di comprensione e apprendimento, sull’appropriatezza linguistica e conseguentemente di comunicazione.
Va da sé che non garantire una continuità riabilitativa può portare a scenari che, come genitori e come persone, non vogliamo prendere in considerazione. Fermare una riabilitazione nel pieno dello sviluppo cognitivo di un bambino vuol dire metterlo nella condizione di avere difficoltà non solo, come detto, attentive, cognitiva e di apprendimento, ma anche problematiche di isolamento sociale e conseguentemente ansiose e depressive.
Vi immaginate essere un bambino di 5 anni che, a causa dell’impossibilità di eseguire un corretto mappaggio, si ritrovi ad avere un deficit uditivo? Potete immaginare i risvolti psicologici e neurologici di tale scelta? Isolamento sociale, ansia, difficoltà comunicative, difficoltà di apprendimento in una fase estremamente complicata e importante di crescita. Difficoltà difficilmente recuperabili in un secondo momento.
Ricerche degli ultimi anni, inoltre, sottolineano come un decadimento uditivo può comportare un decadimento cognitivo in qualunque fascia d’età, arrivando addirittura nell’anziano ad aumentare il rischio di demenza di ben tre volte.

Grazie allo screening di secondo livello e alla riabilitazione effettuata presso l’Ospedale Martini di Torino, centro di eccellenza infantile nel panorama piemontese, un bambino su 1.000 nati riceve precocemente una corretta diagnosi di sordità, permettendo quindi un corretto e sano sviluppo neurologico, psicologico e fisico. Un ritardo nella diagnosi precluderebbe tutto ciò.
La riabilitazione logopedica deve essere puntale e continua, pena la vanità degli ausili protesici utilizzati. I controlli audiologici, soprattutto nel primo periodo, sono fondamentali per una corretta resa degli impianti cocleari e delle protesi acustiche. Congelare tutto questo oggi avrebbe conseguenze non recuperabili domani, sia a livello sanitario che economico.

La chiusura di interi reparti/ambulatori specialistici non può essere coinvolta dall’emergenza: è necessario stabilire dei criteri che rendano sempre fruibili i servizi essenziali ospedalieri, a maggior ragione infantili. Lo screening, il monitoraggio e l’assistenza per l’ipoacusia infantile, molte volte correlata ad altre patologie, non deve essere interrotta, lasciando intere famiglie in balia di situazioni per loro ingestibili dal punto di vista sanitario. L’assistenza deve continuare nella sua programmabilità, in quanto necessaria per il futuro dei bambini in fase di sviluppo, ma anche per non congestionare ulteriormente e inutilmente la Sanità Pubblica a fine emergenza.

È necessario attuare un piano di garanzia sanitaria per i disabili minori che prescinda l’emergenza in atto, garantendo loro ogni tipo di continuità terapeutica anche se non farmacologica. Ed è necessario dare segnali positivi ad una società sfinita che chiede la continuazione di servizi essenziali primari per minori.

Giuseppe Pittà è Presidente dell’Associazione Ciao Ci Sentiamo, Paolo De Luca è Presidente dell’APIC (Associazione Portatori Impianto Cocleare), Francesco Pandiscia è Presidente della FIADDA Piemonte (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi), Enrico Dolza è Direttore dell’Istituto dei Sordi di Torino.

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