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Non smetteremo mai di denunciare il linguaggio violento e l’ignoranza in TV

Logo "Stop R-Word"

Un logo internazionale realizzato contro le cosiddette “R-Word”, termine inglese che connota tutte le parole volte a promuovere stereotipi negativi nei confronti delle persone con disabilità (“mongoloide”, “ritardato”, handicappato”, “cerebroleso” ecc.). Il logo recita: “Stop alla discriminazione nei confronti dei bisogni speciali”

«Succede quasi tutti gli anni al Grande Fratello, lo abbiamo denunciato in ogni occasione e non smetteremo di farlo»: a cosa si riferiscono queste parole contenute in una nota diffusa dal CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down)? Alla diretta del programma televisivo di Canale 5 Grande Fratello Vip del 14 novembre scorso, durante la quale la concorrente Selvaggia Roma, parlando con un compagno del reality, si è espressa così: «Non farmi passare come mongoloide», usando cioè la cosiddetta R-Word, termine inglese che connota tutte quelle parole volte a promuovere stereotipi negativi nei confronti delle persone con disabilità.

«Ci troviamo di fronte – dichiarano dal CoorDown – all’ennesimo episodio in cui la parola “mongoloide” viene usata con un’accezione dispregiativa e le persone con sindrome di Down e le loro famiglie vengono gravemente offese. Ancora una volta accade di sentire questo termine in diretta televisiva nel corso di talk-show e programmi molto seguiti, dalla viva voce di noti giornalisti e persino sulle prime pagine dei giornali [la precedente denuncia del CoorDown al medesimo programma di Canale 5 risale ad appena otto mesi fa, come si può leggere anche sulle nostre pagine, N.d.R.].

«Offendere usando i termini della disabilità – proseguono dal Coordinamento – è purtroppo all’ordine del giorno. Oltre quindi a chiedere l’espulsione immediata dalla trasmissione per la persona che se n’è resa protagonista in questo caso, chiediamo di smetterla di usare la parola “mongoloide” per offendere, al pari di “autistico”, “handicappato”, “cerebroleso”, così come riteniamo offensivo e discriminatorio usare “negro”, “ebreo” o “zingaro” con tono dispregiativo. Non è questione di politically correct o di forma, è una questione di sostanza. Le parole, infatti, sono importanti e il linguaggio è la base della nostra cultura. Proprio da qui, dunque, bisogna partire, coltivando un linguaggio corretto e rispettoso soprattutto tra i giovani, nelle scuole, in famiglia, nei contesti lavorativi, come è pure urgente innescare un circolo virtuoso che getti le basi di una cultura di accoglienza e di rispetto che parta dal linguaggio e ponga le fondamenta per una società più civile e inclusiva».

«Non smetteremo mai di denunciare il linguaggio violento e l’ignoranza in TV – concludono dal CoorDown -, è necessario condannare ogni episodio. Non ci bastano le scuse come accaduto in passato, questa volta chiediamo l’espulsione della concorrente, così come è avvenuto per chi ha bestemmiato e chi ha usato la N-Word [“insulto razzista”, N.d.R.]. La discriminazione e il linguaggio violento contro le persone con disabilità hanno la stessa gravità della discriminazione razziale o della blasfemia». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@coordown.it (Paola Amicucci).