Offrire opportunità di lavoro è molto di più che erogare contributi

È questo che dovrebbe essere sempre ben presente a chi occupa ruoli di responsabilità politica, secondo Cristina Fosella, presidente della Cooperativa Sociale lucchese Cose e Persone, nata esattamente trent’anni fa, a fianco dell’ANFFAS di Lucca, con l’obiettivo di inserire nel lavoro persone con disabilità intellettiva/relazionale, ma che vive oggi varie difficoltà, legate principalmente alla struttura delle gare di appalto. «Perché non inserire nei bandi – si chiede Fosella – delle clausole “sociali” che valorizzino le imprese che integrano persone con disabilità?»

Lavoro alla Cooperativa Cose e Persone di Lucca

Dapprima ceramica, cornici su misura e oggettistica in legno, successivamente anche servizi di pulizia e piccola manutenzione del verde, sono i settori in cui la Cooperativa lucchese Cose e Persone coinvolge persone con disabilità intellettiva/relazionale

«Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società»: è il secondo comma dell’articolo 4 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Ogni cittadino… Ma cosa può fare per assolvere a questo dovere un cittadino con disabilità?

Il nostro passa pere essere un Paese avanzato su questo piano. In età scolastica l’accesso all’istruzione è, tranne rare eccezioni, garantito fino alla scuola secondaria superiore. Più o meno, perché, per effetto dei tagli degli ultimi anni, gli insegnanti di sostegno effettivamente in servizio sono al di sotto del rapporto previsto per legge.
Dopo, si applicano le leggi sul collocamento obbligatorio. Purtroppo, però, gli avviamenti al lavoro nel corso degli anni sono sempre diminuiti e le aziende possono chiedere deroga all’obbligo di assumere persone con disabilità, sborsando pochi euro al giorno. Nel 2013 il 95% delle richieste di deroga è stato accolto: stiamo parlando di 10.000 assunzioni mancate. E comunque anche nel settore pubblico molti dei posti riservati ai disabili non sono ancora stati assegnati e a fronte di tutto questo le sanzioni amministrative sono state solo l’1,5% di quelle previste dalla legge.

Nel mondo delle imprese – ma, ammettiamolo, anche nell’opinione pubblica – è diffusa la convinzione che il lavoro alle persone con disabilità sia una “generosa concessione”, un modo come un altro per far loro trascorrere il tempo, magari per farli uscire un po’ dall’isolamento, ma niente di più: se è possibile si evita di assumere e, appena la crisi lo consente, si licenzia. I dati impietosi lo confermano.
Accanto a questo fenomeno ce n’è un altro, più subdolo e ipocrita: limitarsi ad integrare nel mondo del lavoro quelle persone con disabilità che presentano “difetti minimi”, tanto insignificanti da non creare problemi, da non costringere le aziende a quel ripensamento del modello organizzativo (e non è quasi mai una questione di barriere o di ostacoli fisici), che la presenza di una persona con disabilità comporterebbe.

Abbiamo parlato di disabilità in generale. Ma per quelle disabilità di tipo intellettitovo/relazionali, che sono l’80% delle disabilità certificate nella scuola, le cose sono assai più complicate perché si tratta di persone la cui specificità viene dimenticata nelle relazioni e nelle statistiche.
Eppure, quando questa opportunità viene “concessa”, ci si accorge che una persona con disabilità intellettivo/relazionale, opportunatamente formata e seguita, esce dalla dimensione di “eterno bambino” cui spesso le famiglie, magari inconsapevolmente, la confinano e diventa “adulta”, con una propria dimensione di capacità, di competenza, di qualità e di orgoglio.

Che si può fare? Perché, al di là delle cifre sconfortanti, il lavoro nelle sue varie forme non è solo un dovere nei confronti della società. È anche un elemento decisivo dell’esperienza esistenziale della persona adulta, qualcosa che ha a che fare con il senso della propria vita. È ciò che chiamiamo “dignità”, quello che ti fa guardare in faccia gli altri invece di chinare la testa.
Sono sorrisi, volti tirati, teste grattate, sconfitte che fanno crescere e successi che danno orgoglio. E la sensazione di fare la propria parte.
Alcune Cooperative Sociali di tipo B hanno accettato questa sfida e quei lavoratori apparentemente speciali, giorno dopo giorno, si sono rivelati insostituibili, favorendo le relazioni umane, danno un senso, uno scopo che va al di là della busta paga di fine mese.

E allora… e allora noi ci abbiamo provato. Il 6 dicembre 1990, trent’anni fa, si costituiva a Lucca la Cooperativa Sociale a r.l. Cose e Persone ONLUS. Non era la prima esperienza nell’àmbito degli inseriment6i lavorativi promossa dall’ANFFAS di Lucca (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), ma è senz’altro la più longeva della nostra realtà locale.
Attualmente occupa cinque persone con disabilità intellettiva/relazionale con contratto a tempo indeterminato che sono passati trent’anni fa dalla posizione di utenti di un centro diurno a quella di soci lavoratori di cooperativa. Cose e Persone propone anche stage continuativi a una quarantina di persone con disabilità intellettiva/relazionale, che frequentano giornalmente il Servizio Progetto Lavoro dell’ANFFAS di Lucca (settore artigianato).

Abbiamo incominciato con un laboratorio di ceramica e uno di cornici su misura e oggettistica in legno. Tanti di questi oggetti, che si trovano nelle case di altrettanti lucchesi, toscani, e non solo, sono stati acquistati nel nostro punto vendita (Piazza Anfiteatro, 25, Lucca), ma la nostra Cooperativa non si occupa solo di artigianato: negli anni, infatti, abbiamo capito che per dare possibilità di lavoro a più persone dovevamo offrire percorsi lavorativi diversificati e così ad oggi proponiamo anche servizi di pulizia e piccola manutenzione del verde.
E qui arriviamo ai problemi e alle esigenze.

La nostra è una piccola Cooperativa che ha come scopo quello di inserire al lavoro persone con disabilità intellettiva/relazionale, ma le Aziende e gli Enti sul territorio difficilmente propongono gare di appalto che tengano conto di questo aspetto, si preferisce infatti proporre appalti di grandi dimensioni, dove di fatto trovano possibilità di partecipare solo le grandi Cooperative e le offerte al ribasso finiscono sempre per vincere.
Sarebbe dunque da chiedersi se non si rivelasse più conveniente per tutti dare uno spazio a esperienze avanzate di politica sociale. Gli strumenti ci sarebbero. Il Codice degli Appalti prevede la possibilità di inserire nei bandi delle clausole “sociali”, per valorizzare le imprese che integrano persone con disabilità e quindi nella valutazione si deve dare più valore al progetto educativo delle varie Cooperative (quante persone svantaggiate lavorano; che tipo di contratti vengono stipulati ecc.).
Si possono inoltre prevedere alcuni bandi di piccole dimensioni o dei piccoli affidamenti diretti, per ritagliare degli spazi all’integrazione lavorativa.

Ci permettiamo a questo punto di fare un’ultima considerazione, che dovrebbe essere sempre ben presente a chi occupa ruoli di responsabilità politica: offrire opportunità di lavoro è molto di più che erogare contributi.
E per completezza, vale la pena concludere citando anche il primo comma dell’articolo 4 della Costituzione della Repubblica Italiana, vale a dire: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto».

Presidente della Cooperativa Sociale Cose e Persone di Lucca.

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