Anche le persone con disabilità tra le categorie prioritarie per i vaccini

«Chiedo urgentemente – scrive Roberto Speziale – che si provveda urgentemente ad emanare una chiara ed esaustiva direttiva nella quale si preveda che tutte le persone con disabilità devono essere vaccinate contro il Covid-19, in condizioni di priorità, analogamente a quanto già previsto per le altre categorie di cittadini e cittadine e senza alcuna forma di discriminazione. In caso contrario saranno evidenti le responsabilità di ognuno, e di tutti, nel ritenere le vite delle persone con disabilità “di minor valore” e, in quanto tali, “più facilmente sacrificabili”»

Sperimentazione di vaccino per il Covid-19

In questi giorni si fanno sempre più insistenti gli annunci sull’avvio della campagna vaccinale anti Covid-19. Sembrerebbe anche che le vaccinazioni avranno inizio intorno alla metà di gennaio e che la priorità sarà data al personale delle strutture sanitarie, agli anziani residenti nelle RSA [Residenze Sanitarie Assistite, N.d.R.], nonché alle persone fragili con pluripatologie. Sembra, addirittura, che il commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19 Domenico Arcuri abbia già richiesto alle Regioni di predisporre i relativi elenchi e di indicare il relativo fabbisogno.

Sin da subito, come movimento delle persone con disabilità e loro familiari abbiamo segnalato il fatto che, tra le categorie a rischio da inserire quale priorità della campagna vaccinale, non venivano citate espressamente le persone con disabilità e che questa “dimenticanza” avrebbe poi potuto comportare che le stesse persone con disabilità non avessero accesso, appunto, alla primissima tornata vaccinale.
Eravamo convinti trattarsi solo di una svista, magari data dalla solita superficialità e poca conoscenza della disabilità che, non di rado e nostro malgrado, siamo costretti a registrare anche da parte di chi, invece, quelle conoscenze dovrebbe avere. Ma nonostante i nostri ripetuti e pressanti appelli, a distanza di settimane, assistiamo a un “assordante silenzio”. Questo sia da parte del ministro della Salute, Roberto Speranza, che del commissario Arcuri, ma anche da parte di coloro che questi provvedimenti avevano suffragato dal punto di vista tecnico-scientifico.
Quindi questo comportamento comincia a farci sospettare che non si sia per nulla trattato di una svista, ma che costoro abbiano “deliberatamente” scelto di non inserire le persone con disabilità nella lista delle categorie prioritarie a cui somministrare le prime dosi di vaccino disponibili. E se così fosse sarebbe grave, in quanto avremmo l’ennesima prova, già paventata nella “fase 1” della pandemia in atto, che qualcuno, a partire “dalle alte sfere del nostro sistema sanitario”, ritiene che la vita delle persone con disabilità abbia meno valore. Cosa questa non solo intollerabile dal punto di vista umano, ma contraria anche ai principi costituzionali e alle convenzioni internazionali.

Non c’è dubbio, infatti, che le persone con disabilità, unitamente alle altre persone più fragili, siano quelle maggiormente esposte a rischi di varia natura derivanti dalla pandemia in atto e, quindi, abbiano diritto a ricevere particolari e ulteriori attenzioni rispetto agli altri cittadini. Le stesse persone hanno, inoltre, diritto a ricevere trattamenti adeguati e prioritari a tutela della loro salute e qualità di vita.
Tutto questo tenendo anche conto che per una persona con disabilità, e per chi se ne prende cura e carico, già vivere le sole restrizioni legate al rischio di contagio rappresentano delle criticità piuttosto complesse e difficili da gestire. Anche le difficoltà patite i questi lunghi mesi, dove praticamente le famiglie sono state lasciate sole, sono stati indicibili, e nell’ipotesi di ritardo anche nella campagna vaccinale, si determinerebbe un ulteriore sovraccarico i cui esiti, in molti casi, potrebbero rilevarsi “drammatici”.

Oltre a quanto già esposto, si pensi anche al “baratro” che si apre in presenza di un contagio da Covid-19 che necessiti di un ricovero ospedaliero, soprattutto per le persone con disabilità rare e complesse e non collaboranti. Sappiamo bene, infatti, di come questo abbia determinato autentici drammi per coloro che ne hanno subito l’impatto spesso “fatale”, e di come tali ricoveri determinino anche un ulteriore e significativo sovraccarico per le strutture sanitarie, spesso poco preparate e attrezzate ad accogliere le persone con disabilità in tempi normali, figuriamoci in situazioni emergenziali, quale quella in atto.

In buona sostanza, quindi, per le persone con disabilità la prevenzione dal contagio, attraverso la somministrazione prioritaria del vaccino, non è legata solo all’aspetto della loro sopravvivenza, ma va riferita ad un quadro molto più complesso, che investe la più ampia sfera di vita delle stesse e di chi se ne prende cura e carico. Condizione, questa, che occorre ben conoscere, in tutte le sue mille sfaccettature, in modo da poterne tenere conto quando si fanno scelte quali quella in discorso. Ma così, purtroppo, non sembra essere stato, né sembra che un “certo mondo” intenda dare ascolto alla diretta voce delle stesse persone con disabilità e delle loro Associazioni maggiormente rappresentative, una carenza, quest’ultima, alla base di tante scelte errate o approssimative.

Altro aspetto, non certamente secondario, da tenere in debito conto, è quello relativo al fatto che in una persona con disabilità, per esempio con una malattia rara e complessa, anche gli esiti di un contagio da Covid-19 con sintomi apparentemente banali, possono determinare complicazioni del tutto inattese: infatti, si può determinare un mix micidiale, tale da pregiudicare ulteriormente la condizione di salute delle stesse persone, già di per sé critica.

Mi rivolgo, quindi, a tutti coloro che possono porre fine a questa ennesima e assurda discriminazione, ma anche direttamente al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che, tra l’altro, ha anche la delega sulla disabilità, per richiedere che ad horas si provveda ad emanare una chiara ed esaustiva direttiva nella quale si preveda che tutte le persone con disabilità devono essere vaccinate contro il Covid-19, in condizioni di priorità, analogamente a quanto già previsto per le altre categorie di cittadini e cittadine e senza alcuna forma di discriminazione. In caso contrario saranno evidenti le responsabilità di ognuno, e di tutti, nel ritenere le vite delle persone con disabilità “di minor valore” e, in quanto tali, “più facilmente sacrificabili”.

Presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e /o Relazionale), aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Le presenti riflessioni sono già apparse nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), e vengono qui riprese, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Sul medesimo tema trattato nel presente contributo, suggeriamo anche la consultazione, sulle nostre pagine, dei testi Ma quando arriveranno i vaccini, ci sarà priorità per le persone con disabilità?, Garantire i futuri vaccini a tutte le persone con disabilità , ove viene delineata la posizione delle Federazioni FISH e FAND sul tema dei vaccini, analoga a quella espressa dal Presidente dell’ANFFAS, e La nuova Agenda Europea sulla disabilità, la pandemia e i vaccini.

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