Caregiver e vaccinazioni: dove non arriva la burocrazia, arriva la solidarietà

Con la sua valenza simbolica, il bel gesto del novantunenne Giovanni, che ha ceduto il posto per il proprio vaccino anti-Covid alla madre di un giovane con grave disabilità, può riuscire a cogliere le contraddizioni del sistema, e a dar risalto a istanze che sino ad oggi non hanno travato accoglimento. In altre parole, che sia la buona occasione per fare includere finalmente anche i/le caregiver delle persone con grave disabilità tra i soggetti che devono essere vaccinati prioritariamente?

Disegno che rappresenta l'amministrazione di sostegnoDove non arriva la burocrazia, può arrivare la solidarietà. Nei giorni scorsi, infatti, avevamo dato spazio, in altra sede rispetto a questa, all’appello rivolto ai vertici della Regione Toscana dalla Consulta Provinciale delle Persone con Disabilità di Massa Carrara affinché nel programma regionale della Toscana per le vaccinazioni anti-Covid, venissero inclusi/e prioritariamente anche i/le caregiver delle persone con grave disabilità.
L’appello è stato ripreso anche dalla stampa locale e il quotidiano «La Nazione» lo ha integrato con la testimonianza di Cinzia, che vive a Massa ed è madre di Mattia, un giovane di 22 anni con disabilità intellettiva.

Mattia era già in lista per il vaccino, ma non potrà farlo perché troppo rischioso per una persona con la sua disabilità. Non potendosi proteggere da solo, diventa fondamentale che chi si prende cura di lui acceda alla vaccinazione. La situazione di Cinzia e Mattia è comune a molte altre persone e tuttavia, sia a livello nazionale che a livello della Regione Toscana, non è stato previsto che assieme alle persone con disabilità vengano vaccinati/e anche i/le loro caregiver.
Avendo dunque letto sul giornale la testimonianza di Cinzia, Giovanni, un signore di Carrara di 91 anni, già in lista per la vaccinazione, ha deciso di cederle il proprio posto, spiegando così il suo gesto: «Vaccinate lei. È una mamma con un bambino disabile, lei davvero non può ammalarsi, e non può permettersi di portare il virus in casa. Io ho 91 anni, credo proprio di essere meno utile» (Maria Nudi e Emanuela Rosi, Non la vaccinano? Allora prenda il mio posto, in «La Nazione», 27 febbraio 2021). Un gesto di generosità, che nelle intenzioni di Giovanni vuole omaggiare due donne, la madre dei suoi figli, che non c’è più, ma è stata una madre meravigliosa, e Cinzia che svolge un importante ruolo di assistenza.

A questo punto non si sa se le autorità sanitarie permetteranno lo “scambio”, poiché esso comporta una variazione delle priorità stabilite dai piani vaccinali. Rimane però il gesto di un uomo che, anche se non dovesse trovare ascolto, è riuscito a mettere un sassolino nell’ingranaggio burocratico. Ora le autorità preposte a mettere in pratica le disposizioni nazionali e ragionali sui vaccini devono dare risposte a persone e situazioni molto specifiche.
È chiaro che la soluzione di queste situazioni non dovrebbe essere affidata alla solidarietà, ma quest’ultima, con la sua valenza simbolica, può riuscire a cogliere le contraddizioni del sistema, e a dar risalto a istanze che sino ad oggi non hanno travato accoglimento. In altre parole, potrebbe essere questa la buona occasione per fare includere finalmente anche i/le caregiver tra i soggetti che devono essere vaccinati prioritariamente. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), e viene qui ripreso – con minimi riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

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