Veneto: per una Conferenza Regionale sulla Salute Mentale

«In epoca di pandemia la salute mentale rischia di essere trascurata»: è questo l’allarme lanciato dal SaMeVe (Coordinamento per la Salute Mentale del Veneto), che riunisce numerose sigle, associazioni e società scientifiche impegnate nel Veneto sul fronte della salute mentale, e che nel corso di un evento online in programma per domani, 13 marzo, chiederà alla propria Regione di promuovere una Conferenza Regionale per la Salute Mentale, per rilanciare l’azione di tutti i servizi e dei vari soggetti che a vario titolo se ne occupano sul proprio territorio

Uomo fotografato di spalle di fronte a una specie di video su sfondo blu e bianco«In epoca di pandemia la salute mentale rischia di essere trascurata»: è questo l’allarme lanciato dal SaMeVe (Coordinamento per la Salute Mentale del Veneto), che riunisce numerose sigle, associazioni e società scientifiche impegnate nel Veneto sul fronte della salute mentale, quali le Società di Psichiatria (PSIVE), di Neuropsichiatria Infantile (SINPIA), di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP), di Infermieristica in Salute Mentale (SISISM), di Riabilitazione Psicosociale (SIRP), di Psicogeriatria (AIP), oltre al Coverserd (Coordinamento dei Servizi per le Dipendenze), alle Associazioni dei familiari, degli utenti, alle Associazioni del privato sociale, a Confcooperative, Legacoop e molte altre Associazioni culturali e con finalità sociale, per un totale di venti diverse organizzazioni.
A tal proposito, lo stesso SaMeVe ha organizzato per domani, sabato 13 marzo, l’evento online denominato La salute mentale durante e dopo il Covid: verso una Conferenza Regionale per la salute mentale: priorità e criticità, durante il quale verranno discusse le questioni più urgenti di tale àmbito.

«In questo anno di pandemia – spiegano i promotori dell’incontro – l’impegno dei servizi e degli operatori socio-sanitari è stato determinate. La necessità di limitare il contagio, per altro ancora al di là da essere risolta, ha determinato cambiamenti profondi nel fare Sanità nel nostro Paese. È cambiato infatti non solo il modo di occuparsi della propria salute, l’ordine delle priorità, ma anche la condizione di salute della popolazione, che ha subìto e continua a subire gli effetti della pandemia».
«Fra le conseguenze dell’emergenza sanitarie e sociale – sottolinea Gerardo Favaretto, portavoce del SaMeVe -, gli effetti sulla salute mentale sono stati, purtroppo, sottovalutati. La salute mentale nella comunità riguarda sia i soggetti fragili, che presentano bisogni di assistenza, ma anche la prevenzione e la protezione di queste fragilità, riguardanti cioè persone in età evolutiva, anziani , persone con disabilità, con malattie mentali o dipendenze, oltre alla tempestività e all’efficacia degli interventi. In altre parole, la tenuta del sistema di assistenza propria di questo settore. La Relazione Socio Sanitaria della Regione Veneto indica che sono oltre 100.000 le persone con bisogni di salute mentale in carico ai servizi territoriali e i dati SISM del Ministero della Salute parlano di oltre 400.000 persone che assumono farmaci antidepressivi. Sempre secondo i dati SISM, forniti dal Ministero per la Salute, nel Veneto ogni anno 25.000 persone giungono a contatto con i servizi per la salute mentale per la prima volta».

Di fronte dunque a tale scenario, il Veneto ha fatto registrare un progressivo impoverimento delle risorse dedicate alla salute mentale, che dai dati disponibili dal sistema informativo nazionale, risultano diminuite ogni anno. I dati più recenti mostrano, infatti, che la spesa in questa area è la più bassa in Italia dopo la Basilicata, con 54,5 euro per residente (2,5% della spesa sanitaria), quando la media Italiana è di 78,1 euro (3,6% della spesa sanitaria).
«I Dipartimenti per la Salute Mentale – aggiungono dal SaMeVe – hanno meno operatori in servizio rispetto al resto d’Italia, non solo per quanto riguarda i medici, ma anche gli psicologi, i terapisti della riabilitazione psichiatrica e gli assistenti sociali. I dati mostrano quindi con chiarezza come questa situazione porti ad impoverire la capacità di dare cura, favorendo al suo posto interventi assistenzialistici e custodialistici. La stessa residenzialità psichiatrica ha visto negli ultimi due-tre anni lo spostamento delle risorse disponibili da strutture residenziali a più alta intensità riabilitativa a contesti di lungoassistenza per cronici e analoghe criticità si riscontrano nell’àmbito dell’assistenza alle persone con dipendenza da sostanze e ai bambini e adolescenti con difficoltà emotive e relazionali».
«La crisi pandemica – concludono – ha messo ulteriormente in difficoltà i servizi e ne ha accentuato le criticità precedenti. A ciò va aggiunto che il bisogno di assistenza per problemi di salute mentale è in progressivo aumento e prevedibilmente riguarderà non solo le persone attualmente in difficoltà, ma anche altri e, in particolare, i ragazzi e gli adolescenti cui questa crisi sta togliendo la possibilità di vivere una socialità positiva».

La proposta, quindi, che verrà avanzata durante l’incontro di domani, 13 marzo, è che la Regione del Veneto promuova una Conferenza Regionale per la Salute Mentale, per rilanciare l’azione di tutti i servizi e dei vari soggetti che, a vario titolo, si occupano di salute mentale sul proprio territorio. «Comprendere i problemi – dichiara a tal proposito Favaretto -, conoscere le difficoltà per una programmazione che investa energie e risorse nella salute mentale è il modo migliore per contrastare la pandemia, non solo perché si sconfigge il virus, ma perché si combattono anche le ricadute psicosociali che lo stesso ha generato». (S.B.)

Ringraziamo Francesca Mezzelani per la collaborazione.

Per ulteriori informazioni sulla partecipazione all’incontro di domani, 13 marzo, e altro: coord.salutementaleveneto@gmail.com.

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