Ma sui vaccini le Regioni continuano a procedere in ordine sparso

«Mancando una banca dati delle persone con disabilità grave riconosciute dalla Legge 104 – sottolineano dalla Federazione FISH -, ovvero il criterio stabilito dal Ministero della Salute per la priorità delle vaccinazioni anti-Covid alle persone con disabilità e ai loro caregiver, le Regioni continuano a procedere in ordine sparso, contraddicendo le stesse indicazioni ministeriali. Chiediamo quindi che esse vi si adeguino, proponendo ad esempio una diversa modalità di registrazione, attraverso il coinvolgimento dei medici di base»

Preparazione di vaccino per il Covid«Perché – si chiedono e chiedono dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – nonostante ormai parecchi giorni fa il Ministero della Salute abbia riconosciuto che “ai soggetti affetti da disabilità fisica, sensoriale, intellettiva, psichica corrispondenti ai portatori di handicap gravi ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in quanto riconosciute situazioni di gravità si determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici” e dunque che alle persone con una disabilità, qualsiasi essa sia, si debba garantire la priorità nella vaccinazione, le Regioni, a quanto pare,  continuano a procedere in ordine sparso?».
«Perché il punto fondamentale – secondo la stessa FISH – è che manca una banca dati delle persone riconosciute come tali dall’articolo 3, comma 3, della Legge 104 e quindi gli Enti Locali stanno contraddicendo le stesse indicazioni ministeriali. Dal Lazio alla Sicilia, infatti, le modalità sono diverse. C’è chi, come la Regione Puglia e l’Umbria, neppure le ha ancora previste, mentre l’Emilia Romagna e la Lombardia stanno cercando di adeguarsi in questi giorni».

Come già sottolineato, dunque, nelle scorse settimane, quando cioè dopo avere accolto con soddisfazione il nuovo Piano Vaccinale Nazionale, la FISH aveva guardato al comportamento della Regioni, ora torna a chiedere alle stesse «di adeguarsi ai dettami ministeriali, proponendo ad esempio una diversa modalità di registrazione, attraverso il coinvolgimento dei medici di base».
«In questo senso – viene infatti sottolineato dalla Federazione -, avremmo potuto colmare il vuoto derivante dalla mancanza di una banca dati sulla Legge 104, problema che sarebbe stato superato se ad esempio fossero stati rispettati i tempi previsti per l’adozione della Disability Card, strumento che avrebbe potuto diventare il contenitore di dati utile a risolvere il caos sulle vaccinazioni, permettendo così, anche alle famiglie e ai caregiver, di vedere riconosciuto il proprio diritto alla salute, previsto dall’articolo 32 della Costituzione». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it (Gaetano De Monte).

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