Quel protocollo europeo che viola i diritti umani delle persone con disabilità

Nel corso di un incontro online che si è svolto oggi, 25 marzo, il Forum Europeo sulla Disabilità e l’Associazione Europea per la Salute Mentale, affiancate da varie altre organizzazioni, hanno lanciato un kit di strumenti a sostegno dell’azione contro quel progetto di protocollo aggiuntivo alla Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina del Consiglio d’Europa (Convenzione di Oviedo), progetto contestato da anni, cui si imputano varie violazioni dei diritti umani delle persone con disabilità, ma che rischia di essere definitivamente adottato già alla fine di quest’anno

Donna bionda che intima lo stop con la mano destraGià da un po’ di anni anche «Superando.it» si occupa della campagna internazionale in corso contro il progetto di protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, dedicato alla Protezione dei diritti umani e della dignità delle persone con disturbo mentale in relazione al ricovero e al trattamento coatto. Per capire bene di cosa si stia parlando, è però necessario fare qualche passo indietro.

Era il 4 aprile 1997, quando venne sottoscritta la Convenzione di Oviedo (Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina), redatta dal Consiglio d’Europa, tramite il lavoro del proprio Comitato di Bioetica.
Al Trattato – ritenuto come una vera e propria pietra miliare per lo sviluppo di regolamenti internazionali volti a orientare eticamente le politiche della ricerca di base e applicativa in àmbito biomedico, e a proteggere i diritti dell’uomo dalle potenziali minacce sollevate dagli avanzamenti biotecnologici – sono stati successivamente aggiunti tre protocolli, il primo dei quali (Parigi, 12 gennaio 1998) ha vietato la clonazione umana, il secondo (Strasburgo, 4 dicembre 2001) si è soffermato sull’adozione di regole per il trapianto i organi e tessuti tra umani, mentre il terzo (Strasburgo, 25 gennaio 2005) si è occupato della ricerca biomedica. Tuttavia, come detto inizialmente, è il protocollo aggiuntivo attualmente in discussione ad avere suscitato dure reazioni da parte delle principali organizzazioni impegnate sul fronte della disabilità, che ne hanno denunciato quelle che vengono ritenute come vere e proprie violazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Insieme a loro, gli ex utenti e i sopravvissuti della psichiatria, altre organizzazioni della società civile, alcuni organismi in seno al Consiglio d’Europa ed esperti delle Nazioni Unite, tra cui quelli del Comitato ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità, che monitora proprio l’applicazione della Convenzione ONU.

Tra tutte le iniziative adottate in questi anni, basti ricordare la lettera inviata nel mese di maggio del 2018 al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, da parte dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, insieme all’ENUSP (Rete Europea degli (ex-) Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria), ad Autism Europe, a Inclusion Europe, all’MHE (Mental Health Europe) e all’IDA (International Disability Alliance), nella quale si esprimevano «le più profonde preoccupazioni e contrarietà» all’adozione di quel progetto di protocollo aggiuntivo, sottolineando che «qualsiasi autorizzazione al trattamento coatto e all’istituzionalizzazione delle persone con disabilità costituisce una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, in particolare degli articoli 14 (Libertà e sicurezza della persona), 15 (Diritto di non essere sottoposto a tortura, a pene o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti), 17 (Protezione dell’integrità della persona) e 25 (Salute)».
«Inoltre – proseguiva la lettera – andando avanti con il suo progetto, il Consiglio d’Europa trascura le preoccupazioni sollevate dalla sua stessa Assemblea Parlamentare, la quale ha affermato che “la violazione della Convenzione ONU da parte del suo organismo di monitoraggio, istituito dal diritto internazionale, non solo minerebbe la credibilità del Consiglio d’Europa come organizzazione regionale per i diritti umani, ma rischierebbe anche di creare un conflitto esplicito tra le norme internazionali a livello globale ed europeo».
E da ultimo, ma non certo ultimo, l’EDF e gli altri organismi avevano ritenuto «preoccupante che le organizzazioni di persone con disabilità non fossero state consultate in modo significativo in questo processo, così come prevede l’articolo 4.3 della Convenzione ONU in merito ai “processi decisionali riguardanti le questioni relative alle persone con disabilità”».

Sempre nel 2018, va segnalata anche l’analoga e ferma presa di posizione arrivata da Trieste, in occasione della conferenza su Democrazia e salute mentale di comunità. Partecipazione, cittadinanza e processi di riforma in Italia e nel mondo a 40 anni dalla legge 180, cui parteciparono numerosi autorevoli esperti di salute mentale, provenienti da ben trenta diversi Paesi.
In tale occasione, venne approvata all’unanimità una mozione che oltre a ribadire le posizioni espresse dalle organizzazioni di persone con disabilità, aggiungeva che quel protocollo «rischierebbe di creare gravi contraddizioni in àmbito di legislazione sui diritti umani, mettendo a repentaglio le riforme già avviate in molti Paesi».

Ebbene, nonostante in questi ultimi anni le opposizioni e le azioni di pressione si siano allargate a macchia d’olio, coinvolgendo un numero sempre maggiore di organizzazioni, i quarantasette Stati membri del Consiglio d’Europa hanno continuato a sostenere i lavori su quel progetto di protocollo, ignorando quindi gli stessi obblighi derivanti dal diritto internazionale.
Un progetto definitivo è stato pertanto approvato e sarà messo ai voti nel prossimo mese di giugno, in seno al Comitato di Bioetica del Consiglio d’Europa, per l’adozione definitiva alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo.

Vista dunque l’imminenza di tali scadenze il Forum Europeo sulla Disabilità e l’Associazione Mental Health Europe, affiancate sempre da vari altri attori, hanno deciso di rafforzare gli sforzi per opporsi al progetto e chiedere il ritiro del protocollo.
A tal proposito, proprio nel pomeriggio di oggi, 25 marzo, è stato lanciato, durante un incontro in rete (webinar), un kit di strumenti di sostegno (toolkit) per l’azione contro il progetto discusso, con alcuni precisi obiettivi, ovvero: presentare l’ultima bozza del protocollo stesso e spiegare perché viola i diritti umani; spiegare i vari passaggi del progetto di adozione del protocollo; presentare il kit di strumenti di sostegno e dare elementi utili ad usarlo al meglio.
Tra i relatori dell’incontro, oltre a rappresentanti di EDF e MHE, vi sono stati esponenti dell’ENUSP, di Human Rights Watch, del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità e altri ancora. (S.B.)

Il webinar di oggi, 25 marzo, è stato registrato e verrà presto condiviso per coloro che non abbiano potuto parteciparvi. Per ogni informazione: Marine Uldry (Ufficio Diritti Umani dell’EDF), marine.uldry@edf-feph.org.

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