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Illuminiamo di blu le città, ma non scordiamo quel tanto che c’è ancora da fare

Ragazzo con autismo con la mascherina

Un ragazzo con autismo assistito a domicilio dai propri congiunti

La data di domani, 2 Aprile, che sarà la Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo e che quasi coincide con un anno dallo scoppio della pandemia, non dovrebbe essere la banale celebrazione di una ricorrenza, ma un momento di seria riflessione in cui tracciare un bilancio delle politiche in favore delle persone con disabilità tutte.
Al proposito è stata proprio la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), anche su queste stesse pagine, a lanciare un grido d’allarme: le persone con disabilità hanno subìto un carico sproporzionato di problemi rispetto agli altri cittadini. Mentre infatti i “normodotati” sono tornati progressivamente ad uscire dalle proprie case, le persone con disabilità sono state maggiormente penalizzate dalla mancanza di aiuti o sostegni, vedendosi di fatto private di tutti i risultati raggiunti in termini di inclusione scolastica, lavorativa e sociale.

Le persone con disabilità intellettive, come e più di altre sono state confinate in casa o in istituti in condizioni di isolamento, senza poter ricevere servizi o la visita di amici e parenti stretti.
Un esempio per tutti: per la normativa vigente i ragazzi con disabilità devono frequentare le lezioni a scuola, insieme ad un gruppo di compagni a rotazione. Nella maggior parte dei casi, però, gli istituti hanno preferito fare diversamente, o costringendo questi alunni ad un’inutile didattica a distanza, o consentendo a loro soli la didattica in presenza (senza cioè il gruppetto di compagni), o (peggio ancora) ghettizzandoli tutti in un’unica classe, con la riproposizione di fatto delle famose “classi speciali” che tutto erano fuorché inclusive.

Spesso, poi, c’è anche notevole superficialità quando si parla di sindromi come quella autistica, e lo si nota quando si sente parlare di “cure”, come se fosse qualcosa da cui si può “guarire”. L’utilizzo di un linguaggio inappropriato danneggia le persone con autismo e le loro famiglie, che passano anni a lottare per ottenere dei trattamenti adeguati e validati scientificamente.

È quindi importante che le città italiane si tingano di blu e che si parli di autismo, purché però la politica non dimentichi che l’emergenza sanitaria in atto non deve spegnere i riflettori su quel tanto che c’è ancora da fare per le persone autistiche e con disabilità intellettiva tutte.