Quel Fondo sull’autonomia possibile da adeguare ai tempi

Funziona bene, in Friuli Venezia Giulia, il FAP (Fondo per l’Autonomia Possibile e per l’Assistenza a lungo termine), ma è necessario anche modificarlo e migliorarlo, per metterlo al passo con i tempi e con le nuove esigenze delle quasi 2.000 persone con disabilità che ne usufruiscono: è quanto scaturisce da un’indagine della Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia, che ha coinvolto 185 soggetti, tra persone con disabilità, assistenti sociali, direttori di ambito, direttori di distretto e altri “addetti ai lavori”

Uomo in carrozzina mentre lavora a un tavolo, fotografato di spalleSoddisfazione generale per il funzionamento in Friuli Venezia Giulia del FAP (Fondo per l’Autonomia Possibile e per l’Assistenza a lungo termine) (se ne legga anche nel box in calce), ma anche la necessità di introdurre quanto prima una serie di modifiche e migliorie, per rendere tale strumento al passo con i tempi e con le esigenze delle quasi 2.000 persone con disabilità che ne usufruiscono in Regione: è quanto emerso da un’indagine condotta dalla Consulta Regionale delle Associazioni delle Persone con Disabilità e delle loro Famiglie del Friuli Venezia Giulia, i cui risultati sono disponibili a questo link, che ha coinvolto 185 soggetti, tra persone con disabilità, assistenti sociali, direttori di ambito, direttori di distretto e altre figure connesse con i temi della disabilità.

«Già dal 2006 – spiega Sergio Raimondo, rappresentante per la Consulta nel Pordenonese, e da sempre impegnato sui temi della Vita Indipendente e sulla declinazione di essa in Friuli Venezia Giulia –  la nostra Regione si è dotata del Fondo per l’Autonomia Possibile per dare una risposta alle non autosufficienze. Anche la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità parla della piena integrazione di tali persone e questo può avvenire appunto attraverso la “Vita Indipendente”, termine tecnico che indica come tutte le persone con disabilità si possano autodeterminare e compiere nella vita le stesse scelte degli altri. E attraverso il loro familiare o un amministratore di sostegno, possono farlo anche le persone con disabilità di tipo cognitivo».

«Ecco allora – sottolineano dalla Consulta – che uno strumento avanzato come il FAP, tramite le sue varie declinazioni, fornisce un aiuto economico per permettere alla persona con disabilità di pagare l’assistenza necessaria a fare nella vita ciò che chiunque altro può fare. Se dunque uno dei passi in avanti più importanti per i fruitori del Fondo è stato la possibilità di assumere una persona direttamente alle proprie dipendenze, scelta sulla base di competenza e fiducia e non assegnata d’ufficio dall’Azienda Sanitaria, molto resta da fare per adeguare il Fondo ai tempi di oggi. La legge che lo regolamenta, infatti, ha ormai molti anni, e va armonizzata alla Convenzione ONU».
«Né si tratta di una pura questione lessicale – aggiunge Raimondo – , ma anche di sostanza, visto che in questi anni la popolazione ha cambiato i propri stili di vita, ha raggiunto maggiore consapevolezza e ottenuto un’aspettativa di vita più lunga. Ora, giustamente, la Regione vuole inglobare in una nuova norma altre misure, come il “Fondo Gravissimi” o il “Fondo SLA” (sclerosi laterale amiotorofica), in modo da rendere gli interventi più armonici ed efficaci, ma la volontà di tutti è che nel contempo non vadano persi i diritti acquisiti».

L’obiettivo della Consulta, quindi, è di arrivare a una nuova legge entro la fine di questo 2021 e tra le tante modifiche da essa proposte, grazie anche ai dati raccolti con la citata indagine, alcune vengono ritenute come prioritarie. «Alcuni degli spunti che abbiamo sottoposto alla Regione – sottolinea Raimondo – sono facili da recepire nel nuovo Regolamento, altri più impegnativi. Tra i primi ci sono ad esempio l’eliminazione del limite dei sette anni per il FAP psichiatrico e la cancellazione del limite dei 65 anni per poter accedere ad un progetto personalizzato, nonché quella del dimezzamento del FAP per più persone con disabilità conviventi. Al vaglio della Regione c’è poi la possibilità di rendicontare anche figure sanitarie per alcuni tipi di disabilità, come l’autismo, o di togliere l’indicatore ISEE per l’accesso al FAP, senza dimenticare la proposta di istituire un piano formativo per gli operatori».

Raimondo si sofferma infine anche sulla figura del caregiver, a proposito del quale ricorda «il Disegno di Legge [n. 1461, “Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare”, N.d.R.] che se venisse approvato, darebbe riconoscimento a tale figura, ipotizzando il riconoscimento di un’indennità economica, del pagamento di un’assicurazione, del versamento dei contributi previdenziali e la somministrazione di un piano formativo».
Anche su tale tema la Consulta del Friuli Venezia Giulia continuerà a monitorare la situazione, se è vero che sarà chiamata attraverso i propri delegati a fornire il suo contributo durante l’iter formativo della nuova legge sul FAP. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: segreteria@consultadisabili.fvg.it.

Il FAP del Friuli Venezia Giulia
Il FAP (che sta per Fondo per l’Autonomia Possibile e per l’Assistenza a lungo termine) è stato fissato dalla Legge Regionale del Friuli Venezia Giulia 6/06 (articolo 41) ed è rivolto a persone che, per la loro condizione di non autosufficienza, non possono provvedere alla cura della propria persona e mantenere una normale vita di relazione senza un aiuto determinante.
Si suddivide nelle seguenti tipologie d’intervento:
° APA (Assegno per l’Autonomia)
° CAF (Contributo per l’Aiuto Familiare)
° Sostegno a progetti sperimentali in favore di persone con problemi di salute mentale.

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