Una Repubblica con cittadini di “serie A” e cittadini di “serie B”

«Di fatto – scrive Gianfranco Vitale – continua il periodo di segregazione delle persone autistiche ospiti delle Residenze Sanitarie Disabili. Dietro infatti la cosiddetta discrezionalità delle Direzioni Sanitarie, vengono tollerati e coperti, dai Servizi e dalle Istituzioni, protocolli che coincidono con aperture solo di facciata. Trovo intollerabile discriminare tra i cittadini della Repubblica: da una parte i cosiddetti “normali”, quelli di “serie A”, dall’altra i “non normali”, i disabili, i più sfortunati e indifesi, relegati al ruolo di cittadini di “serie B”, a cui nulla è dovuto»

Foto in bianco e nero di uomo che rifletteContinua il periodo di segregazione, di fatto, delle persone autistiche ospiti di RSD (Residenze Sanitarie Disabili). Dietro infatti la cosiddetta discrezionalità delle Direzioni Sanitarie, vengono tollerati e coperti, dai Servizi e dalle Istituzioni, protocolli come quelli emanati dalla Comunità Cascina Teghillo di Torino, di cui è ospite mio figlio, autistico adulto di quarant’anni.
Tale protocollo, al punto Rientri al domicilio degli Ospiti, prevede fra l’altro: «Al rientro l’infermiere esegue tampone antigenico rapido al paziente: in caso di esito negativo del tampone, la persona può essere ammessa in struttura rispettando nei successivi 3 giorni alcuni accorgimenti di “distanziamento”. A partire dal quarto giorno l’ospite verrà reinserito pienamente nelle attività previo tampone rapido negativo».
Detto che anche al momento del rientro a domicilio mio figlio è stato sottoposto a tampone rapido, aggiungo che l’uso indiscriminato di questi mezzi altamente invasivi per i soggetti autistici, quali sicuramente sono i tamponi antigenici (basterebbero e avanzerebbero i test sierologici, se non i tamponi salivari…), avviene nonostante gli ospiti siano stati vaccinati e abbiano in precedenza contratto il Covid.

Siamo in presenza di aperture di facciata, che nelle intenzioni del “Team Covid” di Cascina Teghillo dovrebbero durare addirittura fino al 30 luglio prossimo: mio malgrado, dopo l’ultimo weekend in cui mio figlio è stato a casa, sono stato costretto – la settimana dopo – a non farlo tornare tra i suoi affetti (come avrei voluto e soprattutto “come Lui avrebbe desiderato”), perché ciò avrebbe comportato nell’arco di 14 giorni la bellezza di 6 tamponi e 6 giorni di cosiddetto distanziamento. Un trattamento che considero tanto più disumano in tempi in cui a tutti, all’esterno, è permessa e garantita ogni cosa.

Occorre dire basta a provvedimenti così altamente coercitivi. In tempi di ritorno alla “normalità” è assurdo che a chi evidentemente non è ritenuto “normale”, siano letteralmente negati i diritti primari.
È dovere, in primis del Presidente della Giunta Regionale del Piemonte e dell’Assessore Regionale alla Sanità, oltreché del responsabile del Centro Regionale Adulti per l’Autismo, non restare spettatori indifferenti di fronte a questa drammatica realtà, verso la quale non è consentito assumere i consueti toni pilateschi e il rimpallo di responsabilità. Occorre invece emanare immediatamente provvedimenti rispettosi della dignità di chi, ben prima che essere semplicisticamente etichettato come autistico, è innanzitutto una Persona che merita lo stesso rispetto che si deve a chiunque altro essere umano.

Quel protocollo deve essere ritirato al più presto! La “discrezionalità” non può spingersi fino al punto da diventare arbitrarietà, sì da coprire odiose rappresentazioni, purtroppo molto diffuse in tante parti d’Italia, nel deprecabile silenzio delle grandi Associazioni, che feriscono nel profondo la dignità delle Persone autistiche e dei loro cari.

Alla vigilia del 2 Giugno, Festa della Repubblica, mi sia consentito dire che trovo intollerabile e odioso discriminare tra i cittadini della Repubblica: da una parte i cosiddetti “normali”, quelli di “serie A”, dall’altra i “non normali”, i disabili, i più sfortunati e indifesi, relegati al ruolo di cittadini di “serie B”, a cui nulla è dovuto…

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