Albert Llovera: non ci sono limiti, ma limitazioni

«Non ci sono limiti, ma limitazioni», ripete Albert Llovera, nativo di Andorra, pilota di rally e della “Dakar” in sedia a rotelle. È stato uno dei più giovani sciatori al mondo a partecipare a un’Olimpiade, quella invernale del 1984 a Sarajevo. Poi un incidente sugli sci in Bosnia, l’anno successivo, lo ha “seduto” per la vita. Ma non si è dato per vinto. Dopo poco tempo ha iniziato a gareggiare nel “World Rally Championship”, nell’“RX2 World RallyCross” o alla “Dakar”, pilota con disabilità tra i “normodotati”

Albert Llovera insieme al Team HAP, a fianco della Citroën Ds3 che guiderà al Campionato Italiano Rally«Non ci sono limiti, ma limitazioni», ripete Albert Llovera, parafrasando il titolo del suo libro del 2011 No limits. Per chi non conoscesse Llovera, nato ad Andorra, si tratta di un pilota di rally e della Dakar in sedia a rotelle. È stato uno dei più giovani sciatori al mondo a partecipare a un’Olimpiade, quella invernale del 1984 a Sarajevo. Poi un incidente sugli sci in Bosnia, l’anno successivo, lo ha “seduto” per la vita. Ma non si è dato per vinto. Dopo poco tempo ha iniziato a gareggiare nel World Rally Championship, nell’RX2 World RallyCross o alla Dakar, pilota con disabilità tra i “normodotati”.
«Ho gareggiato – dice ridendo – con Fiat Autonomy, Abarth e Sparco per 18 anni in Spagna e nel World Rally Championship e con Iveco alla Dakar 2020. Penso che in fondo sono un po’ italiano». E sempre in Italia trascorrerà una parte di questo 2021, partecipando al Campionato Italiano Rally (CIR) a bordo di una Citroën Ds3 del team Hap. Tre gli appuntamenti finora in calendario: il Rally di San Marino (25-28 giugno), il Rally 4 Regioni (3-4 luglio) e quello di Roma Capitale (24-27 luglio). Il fine? Raccogliere fondi da destinare alle attività di sport-terapia dell’Unità Spinale Unipolare di Niguarda di Milano attraverso l’hashtag #RallySenzaBarriere.
«L’ente promotore è l’Associazione Sportiva Dilettantistica Have a Plus (HAP) – spiega Valentina Gloria Ciceri, componente della stessa – e stiamo preparando del merchandising che verrà venduto durante le prossime gare e manifestazioni o tramite contatto diretto sul sito o sulle pagine Facebook e Instagram di HAP Rally Team, per raccogliere i fondi da destinare all’Unità Spinale di Niguarda. Inoltre stiamo cercando sponsorizzazioni da parte di enti ed aziende per poter sviluppare sempre di più il progetto d’inclusione sociale: formare e far correre nei rally persone con disabilità e realizzare simulatori professionali con comandi per disabili e normodotati da donare per sport-terapia, allenamento alla guida ed esperienze inclusive». Intanto, in attesa di vederlo in pista, sentiamo cosa ha da dire Albert Llovera.

È stato uno dei più giovani sciatori ad andare alle Olimpiadi e sulle piste bosniache ha rotto la schiena… mi racconta come?
«Dall’età di 13 anni facevo parte della Squadra di Sci di Andorra e quando avevo 14 anni, dopo avere gareggiato a Monte Bondone (Trento) nella più bella gara per bambini, il Trofeo Topolino, sono andato ad allenarmi con la squadra spagnola. Ho gareggiato in FIS, Coppa Europa, Coppa del Mondo e all’età di 17 anni alle Olimpiadi dell’84. Nel marzo dell’85, dopo avere partecipato ai Mondiali a Bormio, durante la Coppa dei Campioni in Jugoslavia a Sarajevo ho avuto il mio incidente: all’arrivo di un supergigante un cronometrista della FIS ha attraversato la pista proprio mentre passavo io e ci siamo scontrati. È lì che la mia vita è cambiata perché pensavo che avrei vissuto sulle mie gambe… e ora vivo sulle mie braccia».

Il periodo successivo come è stato?
«Non è mai stato male, sono sempre stato una persona positiva e ho una grande famiglia e alcuni veri amici che sono sempre stati con me. Trent’anni fa non c’era niente di adatto per una persona in sedia a rotelle né strade, né alberghi, né ristoranti, ma non ho avuto “brutti pensieri”».

Llovera alla guida affiancato dalla sua navigatrice

Llovera alla guida affiancato dalla navigatrice Valentina Gloria Ciceri

Come mai ha scelto di correre nei rally?
«Sono una persona di montagna, di Andorra, dove ci sono cinque stazioni sciistiche e tante strade dove fare i rally. Cambia poco: gli sci sono le gomme, le ginocchia dello sciatore sono le sospensioni di una macchina e la visione è la stessa… per quanto possibile».

E adesso ci sono i rally e le auto…
«Ho impiegato quasi due anni perché loro mi dessero la licenza per gareggiare; insieme a Clay Regazzoni abbiamo lottato molto in Europa. Ho iniziato a gareggiare nella Peugeot Rally Cup, il primo anno… e ho vinto il campionato, è stato questo che mi ha dato le ali per continuare. Quello che non avevo programmato era di vincere quattro campionati e ottenere cinque secondi classificati, o arrivare a gareggiare nel World Rally Championship, nell’RX2 World RallyCross o alla Dakar…».

Sposa la filosofia del never give up, ossia del “mai arrendersi”. Cosa direbbe a un ragazzo che magari ha appena avuto un incidente e si chiede «perché io?», «cosa farò oggi?»
«Tutto ha un processo, l’inizio è molto difficile per se stessi e per la famiglia, specialmente per i genitori. Non ti serve pensare “perché è successo a me”…, devi solo affondare la vita pensando che rimarrai comunque sulla sedia a rotelle. Sono molto fortunato: anche se ho un infortunio molto alto (D 4 e 5) all’altezza del torace, non ho addominali o muscoli paravertebrali per cui il mio equilibrio è molto limitato, le mie braccia lavorano al posto delle mie gambe. Sono totalmente indipendente e questa è una grande libertà. Devi pensare positivo e darti allo sport che ti darà la forza di essere te stesso e vivere al 200% con i muscoli che ti rimangono».

…e poi c’è la Dakar?
«I rally sono quelli che mi piacciono di più, ma se gli sponsor preferiscono la Dakar vado alla Dakar. Se una squadra mi vuole per le gare sul ghiaccio, io rispondo sì. Sono uno dei pochi piloti che ha gareggiato in quasi tutte le discipline possibili e questo, come atleta, mi rende orgoglioso. Ho vinto rally in Spagna, ho gareggiato nella Junior WRC, nella Super2000 WRC, WRX nella RX2, asfalto, ghiaia, ghiaccio e sabbia alla Dakar sei volte. Di cui tre in camion: chi avrebbe mai pensato che un disabile avrebbe gareggiato nella Dakar in camion?».

Oggi torna in Italia a bordo della vettura della HAP, cosa ne pensa? Perché ha scelto questa società?
«Ho sempre avuto un rapporto molto stretto con l’Italia, aiutando la Guidosimplex a sviluppare gli adattamenti per pista e rally. Sono una seconda famiglia. Ho gareggiato con le persone di Fiat Autonomy e anche di Abarth e Sparco per diciotto anni in Spagna e nel WRC e per IVECO alla Dakar 2020. Penso in fondo di essere un po’ italiano. Le persone di HAP mi hanno contattato tramite uno dei meccanici Guidosimplex, avevano una DS3 R3T adattata… ed eccomi qui con il Team HAP, parliamo la stessa lingua fatta di sogni e passione per questo sport».

Altre “missioni” per il 2021?
«Sto cercando di chiudere nuovamente il programma della Dakar 2022 con Iveco, anche se so che non sarà facile, ma ci sono buone possibilità. Questo è il motivo per cui è importante essere attivi e in forma, quindi fare un programma di rally con HAP è una bella sfida per qualcuno con una sedia a rotelle, per competere nel Campionato Italiano in diversi test e fare più chilometri possibile per essere in forma, nel caso tornassi alla Dakar».

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