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L’inclusione lavorativa deve diventare un tema “alto”: bene quell’emendamento

Lavoratrice con sclerosi multipla

Una lavoratrice con sclerosi multipla

Il Parlamento è tornato a occuparsi di inclusione lavorativa delle persone con disabilità, con una norma di cui si parlerà molto nel prossimo futuro. Come ANDEL [Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro, N.d.R.], avevamo segnalato infatti nelle scorse settimane che il cosiddetto “Decreto Semplificazioni Bis” (Decreto Legge 77/21) all’articolo 47 aveva dimenticato di inserire le persone con disabilità tra le categorie fragili nel mercato del lavoro. Ebbene, nella seduta del 19 luglio delle Commissioni Riunite I e VIII della Camera è stato approvato un emendamento che pone rimedio a questa omissione.

Si tratta di una norma innovativa che potrà avere – nel prossimo futuro – un grande rilievo “pratico” per il mondo della disabilità-lavoro, riducendo considerevolmente e automaticamente l’area dell’evasione e dell’elusione degli obblighi e operando da “pungolo” nei confronti di tutte le imprese che intendono partecipare alle gare d’appalto.
Nella sostanza si afferma che le aziende, per partecipare a gare di appalto, devono essere in regola con gli obblighi della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) da almeno tre anni. Questa modifica era stata proposta con convinzione dalla nostra Agenzia a tutte le forze politiche e illustrata allo stesso Ministro per le Disabilità.

Riteniamo che il valore di questa innovazione normativa sia importante, per almeno due motivi di forte significato “simbolico”.
Il primo è che dal 2015 (Decreto Legislativo 151/15) il Parlamento non interveniva in materia di disabilità-lavoro, contribuendo a quella “congiura del silenzio” che ha portato alla sordina generalizzata sullo stesso ventesimo anniversario della Legge 68. Non un bilancio, non una denuncia, non un’analisi seria e approfondita sul perché di un fallimento ormai sotto gli occhi di tutti. E soprattutto sotto gli occhi delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Oggi possiamo dire con soddisfazione che il “muro del silenzio” ha cominciato a sgretolarsi.
Il secondo motivo è che il Decreto Legge 77/21 non è un Decreto qualsiasi, ma rappresenta la piattaforma normativa di base che ispirerà l’intera attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La nostra stessa Agenzia ANDEL è praticamente “nata” attorno alla proposta che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza considerasse il problema dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità fra i propri assi strategici.
L’emendamento approvato alla Camera assume quindi un valore generale di indirizzo ai fini dell’attuazione del Piano e ci avvicina all’obiettivo che abbiamo da mesi indicato: ritagliare una quota dei 6,6 miliardi destinati alle “politiche attive per il lavoro” per una specifica linea d’azione (del valore di 500 milioni), dedicata al rilancio dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, attraverso “percorsi personalizzati” e attivando una diffusa collaborazione con il Terzo Settore.
In tal senso abbiamo elaborato e presentato al Governo un progetto concreto in materia, esprimendo a più riprese sia alla ministra per le Disabilità Stefani che al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Orlando la nostra completa disponibilità a collaborare alla definizione del progetto.

Infine, una considerazione di metodo: l’emendamento è stato fatto proprio con convinzione dalla deputata Maria Teresa Bellucci di Fratelli d’Italia, che lo ha firmato, presentato e difeso nel corso del dibattito parlamentare. Una proposta dell’opposizione, dunque, ma che ha avuto il parere favorevole del relatore (Roberto Morassut del Partito Democratico) e delle due rappresentanti del Governo durante l’esame del Decreto, vale a dire le sottosegretarie Ilaria Fontana del Movimento 5 Stelle e Deborah Bergamini di Forza Italia.
Intorno all’emendamento si è realizzato, quindi, un accordo trasversale, in grado di comprendere tutte le forze parlamentari. E questa è forse una piccola indicazione di metodo: quando si riesce a mettere a fuoco problemi reali della società, diventa più facile operare, al di là e al di sopra delle barriere ideologiche e delle divisioni politiche.
Oggi l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità deve diventare un tema davvero “alto”, un valore culturale largamente condiviso. E la pessima posizione che l’Italia purtroppo detiene nel tasso di occupazione delle persone con disabilità dev’essere avvertita da tutte le forze politiche come un’emergenza civile e sociale cui porre rimedio nel più breve tempo possibile.

Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro (marino.botta@andelagenzia.it).