Perché le persone con disabilità devono essere coinvolte nelle azioni sul clima

Sono il 15% della popolazione mondiale, subiscono un impatto sproporzionato dai cambiamenti climatici e ancor peggio sta chi soffre forme intersezionali di discriminazione (donne, bambini, popolazioni indigene, disabilità intellettive o psicosociali). Hanno inoltre conoscenze e risorse tali da rendere le società più accessibili, eque e sostenibili. Per questo il Forum Europeo sulla Disabilità e altre organizzazioni sono attive alla Conferenza sul cambiamento climatico di Glasgow, per chiedere il coinvolgimento delle persone con disabilità in ogni processo decisionale e operativo su tali temi

Soccorsi a persone con disabilità in occasione di un'alluvione

Soccorsi a persone con disabilità in occasione di un’alluvione

È in corso, com’è ben noto, a Glasgow in Scozia, la cosiddetta Cop26, la 26^ Conferenza sul cambiamento climatico, organizzata dalle Nazioni Unite e in tale sede anche l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, sta portando, insieme alle varie organizzazioni partner, la voce delle persone con disabilità, per chiedere sostanzialmente all’Unione Europea, ai Governi Nazionali e a tutte le altre parti coinvolte nell’azione per il clima, a riconoscere l’impatto sproporzionato del cambiamento climatico sulle persone con disabilità, garantendo che esse vengano pienamente coinvolte, attraverso le loro organizzazioni rappresentative, in tutti i processi decisionali e operativi su tali temi.

«Le persone con disabilità – dichiarano dall’EDF – sono il 15% della popolazione mondiale e la discriminazione e l’esclusione da esse quotidianamente affrontate, sono sempre esasperate in situazioni di crisi, quali ad esempio i casi di alluvioni, nei quali le procedure di evacuazione spesso non sono affatto inclusive e possono poi portare a trasferimenti in luoghi non accessibili. Le conseguenze del cambiamento climatico, inoltre, risultano particolarmente gravi per le persone con disabilità che sperimentano forme intersezionali di discriminazione, tra cui le donne, i bambini, le popolazioni indigene e altri gruppi minoritari, nonché per chi vive la povertà e per gruppi quasi sempre sottorappresentati di persone con disabilità, come quelle con disabilità intellettive o psicosociali».

Le istanze delle organizzazioni internazionali di persone con disabilità, rispetto alle azioni per il clima, si articolano quindi su un come, un quando e un perché coinvolgere le persone con disabilità, ovvero farlo, come accennato, attraverso le loro organizzazioni rappresentative, in tutte le decisioni e le iniziative concrete, fornendo naturalmente le risorse necessarie per la loro piena partecipazione. Farlo, inoltre, in modo pieno ed efficace, all’insegna di meccanismi di azione pienamente accessibili sin dal principio. E farlo soprattutto perché le persone con disabilità hanno abilità, conoscenze e risorse che sono vitali per gli sforzi per trasformare le società e renderle più accessibili, eque e sostenibili. «Le persone con disabilità – sottolineano infatti dall’EDF – comprendono le barriere che devono affrontare nel contesto del cambiamento climatico e possono identificare soluzioni per rimuoverle, con vantaggi non solo per loro, ma anche per molte altre persone che vivono in situazioni di emarginazione».

In sintesi conclusiva, un approccio all’azione per il clima basato sui diritti inclusivi della disabilità, applicando ad esso una “lente intersezionale”, tramite finanziamenti adeguati, a partire dalla stessa garanzia di piena accessibilità per tutte le comunicazioni e gli eventi riguardanti i cambiamenti climatici. (S.B.)

Per un ulteriore approfondimento accedere a questo link. Per ogni altra informazione: Gordon Rattray (Ufficio per la Cooperazione Internazionale dell’EDF), gordon.rattray@edf-feph.org.

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