Combattere tutti quel protocollo europeo che minaccia i diritti umani

L’unica forma di trattamento che vieta esplicitamente è la cosiddetta “lobotomia”, ma non vieta la “terapia” elettroconvulsiva, né tanto meno la segregazione o le costrizioni: basterebbe questo per far capire la necessità della più ferma opposizione possibile a quel Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina del Consiglio d’Europa (Convenzione di Oviedo), che rischia di essere approvato. Ma l’opposizione c’è ed è ampia, a livello internazionale e nazionale, vedendo in prima fila nel nostro Paese il FID (Forum Italiano sulla Disabilità) e la Federazione FISH

Giovane nel buio, con mani nere sul voltoChe cosa è successo, dunque, il 2 novembre scorso, quando il Comitato di Bioetica del Consiglio d’Europa, come avevamo ampiamente riferito anche sulle nostre pagine, avrebbe dovuto porre in votazione quel Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo (Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina), redatta nel 1997 dal Consiglio d’Europa, che ormai da almeno tre anni sta suscitando dure reazioni a livello internazionale, da parte delle principali organizzazioni impegnate sul fronte della disabilità, che ne denunciano quelle che vengono ritenute come vere e proprie violazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e non solo?
È successo che la maggioranza dei membri del Comitato ha approvato la decisione procedurale di inviare la bozza di quello stesso Protocollo al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa affinché prenda una decisione in merito. In tale sede, va detto, l’Italia, sola fra tutti, si è certamente fatta onore, esprimendo un voto contrario a quella decisione.
Va anche ricordato che nei giorni precedenti al 2 novembre dieci componenti dell’Intergruppo sulla Disabilità del Parlamento Europeo e della Coalizione per la Salute e il Benessere Mentale avevano inviato congiuntamente una lettera al Comitato (disponibile integralmente in inglese a questo link), invitandolo semplicemente ad astenersi dall’adottare quella bozza.

Era stata quella lettera, per altro, solo l’ultima di una serie di azioni a livello europeo e anche italiano, promosse in questi anni, in un lungo percorso seguito  ormai da molto tempo sulle nostre pagine, che vale certamente la pena riassumere, anche se rapidamente.
Si ricordi, ad esempio, l’ulteriore lettera inviata tre anni fa al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, da parte dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, insieme all’ENUSP (Rete Europea degli (ex-) Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria), ad Autism Europe, a Inclusion Europe, all’MHE (Mental Health Europe) e all’IDA (International Disability Alliance), nella quale si esprimevano «le più profonde preoccupazioni e contrarietà» all’adozione di quel progetto di Protocollo Aggiuntivo, sottolineando che «qualsiasi autorizzazione al trattamento coatto e all’istituzionalizzazione delle persone con disabilità costituisce una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, in particolare degli articoli 14 (Libertà e sicurezza della persona), 15 (Diritto di non essere sottoposto a tortura, a pene o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti), 17 (Protezione dell’integrità della persona) e 25 (Salute)».
Nonostante poi che le successive opposizioni e le azioni di pressione si fossero letteralmente allargate a macchia d’olio, coinvolgendo un numero sempre maggiore di organizzazioni, il tutto nel quadro della campagna denominata #Withdraw Oviedo (“Ritirare Oviedo”), i quarantasette Stati Membri del Consiglio d’Europa avevano continuato a sostenere i lavori su quel progetto di Protocollo, arrivando appunto all’approvazione di un progetto definitivo che, come detto, avrebbe dovuto essere messo ai voti il 2 novembre.

Per quanto riguarda l’Italia, e su invito del FID (Forum Italiano sulla Disabilità), si era mossa per tempo anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), inviando una lettera formale al Presidente del Consiglio, ai Ministri della Salute, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e a quella per le Disabilità, e ricordando le varie preoccupazioni e l’opposizione alla bozza di Protocollo Aggiuntivo «espresse dal Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, dal Relatore Speciale sui Diritti delle Persone con Disabilità, dal Relatore Speciale sul Diritto alla Salute, dal Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, da molte organizzazioni di persone con disabilità, organizzazioni per la salute mentale e per i diritti umani, dal Commissario per i Diritti Umani e dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa».
Un ulteriore importante “mattone” alla campagna mirata al ritiro di quel Protocollo vi era poi stato quando Mauro Palma, responsabile del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, aveva aperto così una comunicazione formale inviata al Presidente del Consiglio, ai Ministri della Salute e delle Disabilità e alla Viceministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: «Il Garante Nazionale esprime le sue forti perplessità su alcune formulazioni contenute nel testo [di quel Protocollo], così come viene formulato, associandosi alle perplessità già espresse da altri attori istituzionali e associativi».

Che cosa succederà ora? Che il CDDH, il Comitato Direttivo per i Diritti Umani dovrà esprimere un proprio parere sulla bozza di Protocollo durante la sua prossima riunione del 23-26 novembre, e inviare tale parere al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa entro la fine dell’anno. Quest’ultimo, poi, dovrà richiedere un ulteriore parere all’APCE (Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa), che una volta adottato, concederà sei mesi al Comitato per tornare all’APCE stessa con la propria decisione.

La situazione, quindi, resta ancora aperta, cosicché il Forum Europeo sulla Disabilità ha sollecitato tutti i propri membri a contattare i rappresentanti dei rispettivi Stati nel Consiglio d’Europa, chiedendo con forza che si oppongano alla bozza di Protocollo Aggiuntivo. Un appello, questo, recepito prontamente dal FID, il già citato Forum Italiano sulla Disabilità, organismo, ricordiamo, costituitosi nel 2008 dalla fusione tra il CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) e il CID.UE (Consiglio Italiano dei Disabili per i rapporti con l’Unione Europea), e attualmente presieduto da Mario Barbuto, con Luisella Bosisio Fazzi rappresentante dello stesso presso l’EDF.
Il FID, dunque, si è rivolto con alcune lettere direttamente alla rappresentante dell’Italia nel Comitato Direttivo per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, al Presidente del Consiglio, ai Ministri della Salute e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, all’Istituto Superiore di Sanità, al Comitato Interministeriale per i Diritti Umani e alla Rappresentanza Permanente dell’Italia presso il Consiglio d’Europa, «auspicando che l’opposizione al Protocollo Aggiuntivo sia mantenuta e fatta conoscere agli altri Stati Membri del Consiglio d’Europa».

È senz’altro opportuno riprendere un passaggio di quelle lettere, per capire ancor meglio quanto sia necessaria una ferma opposizione a quel testo che rischia nei prossimi mesi di essere approvato. Scrivono infatti dal FID: «Vorremmo segnalare quanto il Consiglio d’Europa, adottando questo testo, sia ancorato al passato, ad esempio nella parte della relazione relativa ai capitoli Segregazione e costrizione e Trattamento con l’obiettivo di produrre effetti irreversibili. La lettura dell’ultima bozza che abbiamo ricevuto, infatti, ci ha letteralmente scioccato, anche perché l’unica forma di trattamento esplicitamente vietato è la cosiddetta lobotomia, mentre la segregazione e le costrizioni non sono vietate, così come non è vietata la pratica della terapia elettroconvulsiva. Tutto ciò nonostante il Relatore Speciale delle Nazioni Unite contro la Tortura abbia chiesto dal 2013 un divieto assoluto delle costrizioni e della segregazione delle persone con disabilità psicologiche o intellettive. Inoltre la Terapia Elettro Convulsivante o TEC è riconosciuta come una tortura non solo dal Relatore Speciale, ma anche dalle vittime di tale pratica e dai professionisti che la giudicano inefficace e dannosa. Gli Stati non possono autorizzare tali procedure e violazioni dei diritti umani e congratularsi con sé stessi per aver pubblicato uno studio sulle buone pratiche che legittima queste procedure: finché la coercizione sarà considerata legittima, gli abusi continueranno».

Il FID, altresì, ha invitato tutti i propri Soci a diffondere capillarmente questi messaggi nelle proprie reti e ad attivarsi presso le medesime autorità destinatarie delle lettere citate. Accogliendo rapidamente la richiesta, la FISH ha a propria volta contattato i vari rappresentanti istituzionali, ricordando loro, tramite le parole del proprio presidente Vincenzo Falabella, che «il testo e lo spirito di quel Protocollo non sono conformi alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle persone con disabilità, che è stata ratificata da 46 dei 47 Stati Membri del Consiglio d’Europa, e rappresenta una minaccia per i diritti umani in generale».
«Facciamo pertanto appello – ha scritto ancora Falabella – affinché l’opposizione dell’Italia all’adozione della bozza di Protocollo sia mantenuta già nella riunione plenaria del Comitato Direttivo per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa in programma dal 23 al 26 novembre prossimi».
Sempre la FISH, infine, ha anche trasmesso il messaggio a tutte le proprie componenti interne, nonché alle numerose Associazioni ad essa aderenti, chiedendo di diffondere nel più ampio modo possibile l’azione di pressione e opposizione al testo di cui si parla. (S.B.)

Sui contenuti della contestata bozza al Protocollo di Oviedo, suggeriamo anche la consultazione di un documento curato da Giampiero Griffo, presente a questo link. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

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