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Registro Pubblico dei Contrassegni CUDE: che sia finalmente la volta buona?

Facsimile del nuovo contrassegno europeo

Un facsimile del CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo)

L’istituzione, avvenuta nel luglio dello scorso anno, della Piattaforma unica nazionale informatica dei contrassegni unici (CUDE), con il Decreto del Ministero delle Infrastrtutture e della Mobilità Sostenibili del 5 luglio 2021, aveva suscitato molte aspettative e l’illusione che il CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo), previsto dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea 98/376/CE, e introdotto in Italia nel 2012, finalmente avrebbe iniziato a funzionare. Ne avevamo dato notizia nel settembre dello scorso anno, rimandando anche ad un ampio approfondimento prodotto dal Centro Studi Giuridici HandyLex, oltreché esprimendo l’augurio che a livello locale l’applicazione del nuovo provvedimento filasse in modo liscio e rapido.

Sembrava dunque cosa fatta, e invece ancora non ci siamo, come spiega bene nel «Sole 24 Ore» Maurizio Caprino (Il pass disabili unificato c’è da agosto ma finora resta solo sulla carta), individuando le questioni ancora irrisolte.
Se infatti il Decreto di luglio dello scorso anno ha istituito la Piattaforma Unica Nazionale, «ora – sintetizza Caprino – si tratta di costituire e far funzionare una banca dati alla quale tutti i corpi di Polizia possano collegarsi senza problemi in qualsiasi momento per verificare esistenza e regolarità di ogni CUDE e del suo utilizzo [grassetti nostrfi in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]».
Sistemate pertanto, negli anni scorsi, le questioni inerenti alla tutela del diritto alla riservatezza, le attuali difficoltà sono dovute al fatto che «i sistemi informatici con cui lavorano i corpi di Polizia Locale sono diversi», non comunicano tra di loro e non è stato fatto «alcun test dei collegamenti tra la banca dati e gli utenti». Verifiche fondamentali per rendere effettivamente operativo il sistema.

Caprino riporta anche le dichiarazioni rilasciate al proprio quotidiano dal Ministero delle Infrastrutture, secondo cui «i test partiranno in questo mese di febbraio, con le Polizie Locali di Milano, Roma e Verona, più la Regione Veneto. Quest’ultima farà da interfaccia fra tutti gli altri Comuni del suo territorio e la banca dati: potrebbe essere la soluzione al problema della frammentazione». In questa fase saranno utilizzati dati fittizi, ma in quella successiva – calendarizzata per il prossimo mese di marzo – saranno utilizzati quelli reali e «la sperimentazione sarà estesa ad altre zone che saranno individuate via via, fino a coprire tutto il Paese».
Sarà quindi la volta buona? Dopo ben ventitré anni di attesa è difficile dirlo.

Nel frattempo le persone con disabilità potranno continuare a utilizzare il contrassegno cartaceo per parcheggiare negli appositi stalli e, previa comunicazione al proprio Comune della targa del veicolo al proprio servizio, accedere alle Zone a Traffico Limitato (ZTL) senza incorrere in sanzioni. Rimangono invece insolute le criticità dell’attuale sistema che, per entrare “indenni” nelle ZTL di altre località, le obbliga a dover contattare gli Uffici delle Amministrazioni di destinazione, per comunicare il proprio passaggio, e che le espone alle contestazioni dovute al fatto che il contrassegno cartaceo non è riconosciuto in diversi Paesi stranieri. Inconvenienti che il nuovo sistema dovrebbe consentire di superare… quando finalmente entrerà in funzione. (Simona Lancioni)

Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa), e viene qui ripreso – con alcune modifiche e integrazioni dovute al diverso contenitore – per gentile concessione.