Servizi residenziali: questa è segregazione e privazione della libertà personale

Nel gennaio scorso avevamo ripreso anche noi l’appello lanciato dalla Federazione lombarda LEDHA, per chiedere agli enti gestori dei servizi residenziali di garantire sia le uscite programmate degli “ospiti”, sia le visite dei familiari. Quell’appello, però, non ha purtroppo sortito effetti ed è per questo che la stessa LEDHA si è rivolta al Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, per «segnalare la situazione di sostanziale privazione della libertà personale cui sono sottoposte le persone con disabilità che vivono nei servizi residenziali in Lombardia»

Persona in carrozzina fotografata di spalle davanti a una vetrataNel nostro articolo pubblicato in gennaio con il titolo Servizi residenziali: è tempo di responsabilità, non di chiusure indiscriminate, avevamo ripreso anche noi l’appello lanciato dalla LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), per chiedere agli enti gestori dei servizi residenziali di garantire sia le uscite programmate degli “ospiti”, sia le visite dei familiari. Come tuttavia informa ora la stessa LEDHA, quell’appello non ha purtroppo sortito effetti ed è per questo che la Federazione lombarda si è rivolta al Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, per «segnalare la situazione di sostanziale privazione della libertà personale cui sono sottoposte le persone con disabilità che vivono nei servizi residenziali in Lombardia».

«La nostra organizzazione – spiega l’avvocato Laura Abet – difende i diritti delle persone con disabilità attraverso l’attività del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi e a tal proposito anche la denuncia di un singolo cittadino ci permette di agire, tutelando in tal modo i diritti di tutti. In questo caso, tuttavia, non abbiamo potuto fare altro che chiedere l’intervento del Garante, affinché monitori con particolare attenzione questa situazione».

Nell’appello del gennaio scorso, la LEDHA aveva sostanzialmente chiesto ai gestori delle “Unità di offerta” un’applicazione puntuale di quanto previsto da una Circolare prodotta il 29 dicembre dalla Direzione Generale Welfare della Regione Lombardia, ove si sottolineava l’importanza di mantenere canali di relazione e di vita sociale per la salvaguardia del benessere e della salute delle persone con disabilità.
Tale appello era nato a seguito di una serie di segnalazioni giunte alla LEDHA negli ultimi mesi del 2021, in concomitanza con la diffusione della variante Omicron del Covid, quando cioè l’aumento dei contagi tra la popolazione generale aveva portato molte strutture residenziali a sospendere sia le visite dall’esterno (comprese quelle dei familiari stretti) sia le uscite degli “ospiti”. «Una scelta “difensiva” – aveva sottolineato la LEDHA – che ha fatto ritornare queste strutture in una situazione molto simile al lockdownvissuto dalle persone con disabilità tra il 2020 e il 2021, che si è protratto ben oltre quello a cui è stata sottoposta la popolazione generale. Una situazione avviata in coincidenza con le festività natalizie e che prosegue ancora oggi».

«Come è evidente – ha scritto al Garante Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA – si tratta dell’ennesima situazione di discriminazione, se è vero che le persone con disabilità che vivono nei servizi residenziali hanno, nella quasi totalità, completato il ciclo vaccinale. Nonostante questo, al contrario del resto della popolazione, sono di fatto segregate nei servizi che dovrebbero invece garantire loro il sostegno per vivere nella società e impedire che siano isolate o vittime di discriminazione».

«Queste chiusure – concludono dalla LEDHA – sono dettate della volontà di preservare gli ambienti delle strutture residenziali dai rischi di contagio, il tutto, però, mentre al resto della popolazione (ad esempio i bambini e ragazzi con disabilità che frequentano la scuola) non vengono imposte limitazioni nemmeno lontanamente paragonabili a quelle riservate alle persone fragili che vivono nei servizi residenziali. Colpisce, inoltre, il fatto che le limitazioni alla vita sociale e di relazione siano imposte, spesso, in modo generalizzato, indipendentemente dall’effettivo profilo di rischio personale: le stesse regole e restrizioni, infatti, possono essere imposte a persone anziane con disabilità con evidenti situazioni di fragilità fisica o a persone giovani o adulte con disabilità senza particolari problemi di salute». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it.

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