La “porta d’accesso” per i diritti delle persone con disabilità in ogni politica

La recente “Direttiva alle amministrazioni titolari di progetti, riforme e misure in materia di disabilità”, una delle ricadute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è il primo caso nel nostro Paese in cui, all’insegna della piena trasversalità, si apre realmente una “porta di accesso” per far sì che i diritti di tutte le persone della disabilità vengano rispettati nei vari settori della vita in ogni politica o misura generale attuata dagli Enti Pubblici. Vediamo perché dev’essere diffusa il più possibile e perché fornisce un nuovo potere alle Associazioni di persone con disabilità

Elaborazione grafica basata su varie parole (al centro "disabilità")A proposito della Legge Delega in materia di disabilità (Legge 227/21), bene ha fatto la deputata Lisa Noja, che ne è stata relatrice alla Camera, a scrivere su queste stesse pagine che essa «non è una rivoluzione, ma rappresenta il necessario prerequisito per realizzare finalmente un cambio di marcia nelle politiche sulla disabilità che parta dalla visione fondante la Convenzione ONU». «In altri termini – ha aggiunto Noja -, la Delega dà una direzione che dovrà concretizzarsi in Decreti Attuativi coerenti con i princìpi cardine di tale indirizzo, con l’obiettivo sostanziale di rafforzare il nostro sistema di welfare, per consentire a tutti di costruire il proprio progetto di vita indipendente e dare il proprio contributo alla crescita e al progresso del nostro Paese».
Non una rivoluzione, quindi, ma la cornice legislativa per un reale cambio di passo sui diritti delle persone con disabilità, che è una delle riforme, com’è ormai noto, prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nella Missione 5, Componente 2 (Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore). E tuttavia c’è una ricaduta dello stesso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che di rivoluzionario ha certamente più di un elemento o almeno può essere definita come altamente innovativa, essendo il primo caso in cui si produce mainstreaming della disabilità in una politica generale, ciò che con tutta probabilità è anche il primo esempio del genere in Europa.

È opportuno a questo punto spiegare meglio cosa si intenda con il termine inglese mainstreaming: esso significa, in parole semplici, inserire in ogni politica generale riguardante tutta la popolazione, i diritti delle persone con disabilità, ovvero nei settori della salute, dell’educazione, del lavoro, dei trasporti, dell’urbanistica, dello sport, del tempo libero e così via. Ad oggi, lo si può dire senza tema di smentita, il mainstreaming della disabilità è praticamente assente in Italia.
In parallelo è necessario anche sintetizzare in breve cosa significhi esattamente parlare di inclusione delle persone con disabilità, ossia di un diritto basato sulla piena partecipazione delle stesse persone con disabilità in tutti gli àmbiti della vita, su base di uguaglianza in rapporto agli altri, senza discriminazioni, rispettandone la dignità e valorizzandone la diversità umana, attraverso interventi appropriati, il superamento di ostacoli e pregiudizi e una serie di sostegni che permettano loro di vivere nelle comunità locali e sempre con la loro diretta partecipazione.
Sono concetti, questi, che costituiscono la stessa base fondante della Convenzione ONU ed è a tutto questo che guarda quell’innovativa “ricaduta” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di cui si parlava in precedenza.

Si tratta, dunque, della Direttiva alle amministrazioni titolari di progetti, riforme e misure in materia di disabilità, siglata dalla ministra per le Disabilità Erika Stefani all’inizio di febbraio e nei giorni scorsi pubblicata in Gazzetta Ufficiale. In sede di presentazione, la Ministra l’ha commentata così: «Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è lo strumento principe con cui stiamo investendo sul nostro futuro. Questa opportunità deve essere per tutti, nessuno escluso. Il Piano deve infatti necessariamente considerare le persone con disabilità, che sono tra coloro che maggiormente hanno pagato gli effetti della pandemia. Da qui, la necessità che tutte le Amministrazioni si attivino per pensare ed agire in modo inclusivo, rispettando princìpi fondamentali quali l’accessibilità, la progettazione universale, la vita indipendente e la non discriminazione. Senza dimenticare, poi, l’importanza di coinvolgere le Associazioni, perché la partecipazione è un altro aspetto fondamentale per dare impulso a politiche effettivamente inclusive. Questa Direttiva, dunque, segna un passo storico verso un approccio che, anche grazie al coinvolgimento dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, vuole essere massimamente orientato al mainstreaming della disabilità. E ciò significa compiere un salto culturale verso una società più coesa e resiliente, capace di guardare innanzitutto alla persona, riconoscendone il valore e il potenziale».

Nulla di meglio, riteniamo, sia citare quasi integralmente la Premessa della Direttiva, che recita come di seguito (i grassetti sono redazionali): «La disabilità costituisce una condizione della persona che non ne assorbe ed esaurisce l’individualità e la progettualità di vita. Essa richiede pertanto un approccio globale teso a riconoscerne implicazioni e rilevanza nel quadro di ogni politica, sia dedicata che di ordine generale affinché le esigenze delle persone con disabilità siano sempre e debitamente considerate. Non a caso, l’attenzione per le persone con disabilità caratterizza tutto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, interessando trasversalmente differenti misure e comportando un impegno trasversale da parte di più amministrazioni competenti».
Vi è qui un primo importante passaggio degno di nota, nel riferimento non soltanto alle Missioni 5 (Inclusione e Coesione) e 6 (Salute) del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, quelle cioè più strettamente connesse con i temi della disabilità, ma a tutte le Missioni del Piano stesso (1: Digitalizzazione, innovazione, competizione, cultura e turismo; 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica; 3: Infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4: Istruzione e ricerca), facendo quindi emergere un concetto di trasversalità che percorre l’intera Direttiva. Ma proseguiamo nella lettura della Premessa.

«Con l’approvazione del  Piano, il Governo italiano ha attribuito all’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità un ruolo essenziale nella fase attuativa del Piano stesso. Il ruolo di organo di monitoraggio attribuito all’Osservatorio risponde infatti all’esigenza di dare impulso, attraverso un approccio massimamente orientato al mainstreaming della disabilità, all’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con Legge 18/2009), promuovendo, proteggendo ed assicurando alle persone con disabilità il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà fondamentali. Quanto premesso, si rende opportuno adottare – su  proposta del Ministro per le Disabilità – il presente atto di indirizzo, al fine di favorire la condivisione di principi e procedure che, nella fase attuativa del Piano, consentiranno alle amministrazioni competenti di verificare ex ante, in fieri ed ex post il carattere inclusivo e non discriminatorio di ogni riforma o categoria di investimento».
Ex ante, ovvero prima, in fieri, cioè durante ed ex post, vale a dire dopo: in altre parole la verifica e il monitoraggio di ogni progetto, riforma o misura da attuare da parte di un Ente Pubblico, in qualunque settore, sia in fase di progettazione, che di realizzazione e a cose fatte, rispettando alcuni princìpi fondamentali, che nella Direttiva vengono elencati così: «Accessibilità; Progettazione universale (Design for all); Promozione della vita indipendente e sostegno all’autodeterminazione; Principio di non discriminazione; Partecipazione delle Associazioni».
Già questo, quindi, fa capire la reale importanza e la portata di quanto si va delineando e a tal proposito la Direttiva fornisce il dettagliato elenco di tutte le normative nazionali e internazionali, dalla Legge 104/92 alla Legge 328/00, dalla Legge 13/89 alla Legge 112/16, per citare solo le principali, fino naturalmente alla Convenzione ONU e alla Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030, anche con cospicui riferimenti alle tecnologie, “incrociandosi” con le Linee Guida sull’accessibilità degli strumenti informatici dell’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale). Tutti elementi «di cui tenere conto nella progettazione e nella realizzazione degli interventi e delle misure del Piano».
Senza dimenticare infine, altro passaggio non trascurabile, che l’Osservatorio Nazionale monitorerà in modo analogo, cioè tenendo conto di quei criteri, anche l’assegnazione dei vari Fondi Strutturali Europei.

Un approccio del tutto nuovo, dunque, che richiede ora la massima diffusione possibile nei confronti di tutte le Amministrazioni Pubbliche. E a tal proposito si tratta anche di un nuovo potere nelle mani delle Federazioni e delle Associazioni di persone con disabilità e dei loro familiari, che devono tuttavia attrezzarsi al meglio per renderlo effettivo.
Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, con il quale avremo modo prossimamente di approfondire ancora la materia, parla spesso di «organizzazioni che dovranno dimenticare come veri e propri “cani di guardia” sui propri territori, per segnalare all’Osservatorio stesso ogni disattenzione o inadempienza». In concreto ciò significherà innanzitutto attivarsi nei confronti delle proprie Regioni, nonché dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), ma anche di tutti quegli Enti Territoriali che si candidino a realizzare progetti (dalle ASL alle Comunità Montane e così via), per diffondere questo provvedimento.
Appare in tal senso un ottimo esempio quanto già attuato dalle componenti umbre di FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), rivoltesi direttamente all’ANCI Umbria, ai Sindaci dei Comuni Capofila delle Zone Sociali, ai massimi rappresentanti istituzionali della Regione e a quelli sanitari di ASL e Distretti, tramite il documento significativamente denominato Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per trasformare l’emergenza in opportunità passando dalla teoria alla partica dei Diritti, che ben volentieri mettiamo a disposizione di Lettori e Lettrici (a questo link). (Stefano Borgato)

Nel sito dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità sonoi stati pubblicati, insieme al testo integrale della Direttiva di cui si parla nel presente contributo, con i relativi allegati, anche l’elenco delle norme nazionali e internazionali cui essa fa riferimento, nonché le linee guida per l’applicazione della Direttiva stessa, che potrà consentire a tutti gli Enti Pubblici di comprendere al meglio i contenuti e le ricadute del provvedimento.

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