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Copertura economica e rischi per i “lavoratori fragili”

Persona con disabilità al lavoro

Una persona con disabilità impegnata in modalità di “lavoro agile”

Nel febbraio scorso, come avevamo riferito anche sulle nostre pagine, durante l’iter di conversione in Legge del Decreto Legge 221/21, il cosiddetto “Decreto Festività”, era stato prorogato fino al 31 marzo il periodo di equiparazione dell’assenza da lavoro al ricovero ospedaliero e il ricorso allo smart working (“lavoro agile”) per i cosiddetti “lavoratori fragili”. Successivamente, però, con il Decreto Legge 24/22 (Disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza) tale proroga non è stata confermata, come aveva ad esempio richiesto la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), limitandola alla «sorveglianza sanitaria dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio fino al 30 giugno», nell’àmbito del settore privato e in riferimento alle vigenti «disposizioni in tema di lavoro agile semplificato o emergenziale», come si può leggere anche in un approfondimento curato dal Centro Studi Giuridici HandyLex.

Su tale questione, la deputata Enrica Segneri ha presentato un’Interrogazione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, denominata Iniziative per porre rimedio al venir meno di alcune misure a favore dei lavoratori fragili a seguito della cessazione dello stato di emergenza alla quale il Ministero stesso ha risposto nei giorni scorsi, non lasciando troppi dubbi sulle ragioni della mancata proroga. Nel sottolineare infatti della propria proposta di inserire una specifica norma che potesse prorogare al 30 giugno le tutele specifiche di cui all’articolo 26, commi 2 e 2-bis, del cosiddetto Decreto Legge “Cura Italia”, dal Ministero si è detto che «non è stato possibile adottare in via definitiva tali misure nell’ambito del nuovo provvedimento d’urgenza per problemi di copertura finanziaria». Considerata tuttavia «la delicatezza della questione e stante l’andamento ancora incerto della situazione epidemiologica che determina la necessità di proseguire nell’azione di protezione dei soggetti più esposti al rischio della malattia», dal Ministero è arrivata l’assicurazione dell’impegno «a individuare e sostenere – per quanto rientri nella sua competenza e d’intesa con le altre amministrazioni coinvolte, in primis il Ministero dell’economia e delle finanze – le soluzioni possibili e più opportune per il reperimento delle risorse finanziarie necessarie a continuare a garantire le tutele dei lavoratori fragili».

Parole dunque apparentemente confortanti, ma che almeno per ora non smuovono una situazione di effettivo rischio per tante persone non autosufficienti con gravi e particolari disabilità, che di fatto non possono più usufruire dell’opportunità di “lavoro agile”.
Resta per il momento, come accennato in precedenza, quanto stabilito per il settore privato, ciò che per altro presenta anche qui dei rischi: se infatti quella proroga delle disposizioni riguardanti la sorveglianza sanitaria eccezionale appare come una tutela dei lavoratori, il tutto potrebbe rivelarsi come un’“arma a doppio taglio”, di fronte, ad esempio, di datori di lavori del privato che non facessero rientrare al lavoro dipendenti ritenuti “troppo a rischio”, lasciandoli quindi a casa e senza retribuzione. Un problema certamente da monitorare, facendo sì che i datori di lavoro giustifichino adeguatamente il ricorso alla sorveglianza sanitaria, utilizzandolo solo per casi e per situazioni molto specifiche.

Sta di fatto che, al di là di tale fattispecie, «nonostante la copertura vaccinale degli italiani abbia raggiunto percentuali sempre più elevate – sottolinea Vincenzo Falabella, presidente della FISH -, la rapida circolazione delle varianti del virus richiederebbe di mantenere ancora in vigore le tutele per le persone fragili, con disabilità o immunodepressione, almeno fino al periodo estivo, dove storicamente la percentuale di contagi tende ad abbassarsi».
Per questo la FISH non intende lasciar cadere la questione, continuando a muoversi nei confronti dei responsabili istituzionali per far sì che vengano superati quei «problemi di copertura finanziaria», sottolineati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. «In nome infatti di una giusta ripartenza dell’economia e del commercio, dopo due anni di pandemia – dichiara il Presidente della FISH -, non è assolutamente accettabile che debbano crescere i rischi di ulteriori problemi di salute per chi già vive una condizione di immunodepressione, legata ad esempio a una patologia oncologica o per chi è in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.