Non c’è buona assistenza senza buona ricerca

A dirlo è stato Andrea Rossi, direttore dell’AUSL di Imola, durante la presentazione pubblica del Piano Triennale della Ricerca dell’Istituto di Montecatone, la nota struttura di eccellenza specializzata nel settore delle lesioni midollari e cerebrali. «La buona ricerca – ha aggiunto Rossi – anticipa infatti delle tendenze, traccia dei percorsi e consente che i nostri servizi non si limitino all’erogazione di prestazioni, ma contemplino sempre maggiore attenzione alla persona»: concetti, questi, che si può dire abbiano “legato” tutti gli interventi dei partecipanti alla presentazione

Montecatone, Piano Triennale Ricerca, aprile 2022

Da sinistra: Andrea Rossi, direttore dell’AUSL di Imola, Laura Calzà, direttrice dell’Attività Scientifica di Montecatone, Marco Panieri, sindaco di Imola, Mario Tubertini, direttore generale di Montecatone e Raffaele Lodi, presidente della Rete IRCCS Neuroscienze e Neuroriabilitazione e direttore scientifico dell’IRCCS Bellaria di Bologna, durante l’incontro di presentazione del Piano Triennale della Ricerca di Montecatone

È stato presentato nei giorni scorsi presso il Comune di Imola, alla presenza del sindaco Marco Panieri, il Piano Triennale della Ricerca dell’Istituto di Montecatone, la nota struttura di eccellenza del Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna, ospedale di alta specialità e principale polo regionale per la riabilitazione intensiva delle persone con lesioni midollari, oltreché centro di riferimento nella propria Regione, e non solo, per le lesioni cerebrali acquisite.
«Implementare la ricerca con la creazione di una struttura e con un Piano dedicati – ha dichiarato per l’occasione Mario Tubertini, direttore generale di Montecatone – è la tappa di un percorso naturale iscritto nel Piano Strategico approvato nel 2019 dai nostri azionisti, che ha quale obiettivo il miglioramento della qualità clinico/assistenziale per i pazienti. Abbiamo autofinanziato con quasi 800.000 euro queste attività e prevediamo di investirne circa 320.000 nel prossimo biennio, ma crediamo si possa e si debba fare di più, anche perché la flessione finanziaria e le sopravvenute priorità organizzative determinate dalla pandemia hanno imposto rallentamenti e ridimensionamenti».
Secondo Tubertini, l’emergenza causata dal Covid ha anche azzerato i tempi della ricerca traslazionale, creando un modello inedito che, per Montecatone, in realtà, è consuetudine già consolidata da tempo. Il Direttore Generale si è soffermato inoltre sulle implicazioni concernenti il tessuto produttivo, favorite da un incremento delle attività di ricerca in ospedale: «Quando si parla di biomeccanica, ad esempio, l’assonanza con le vocazioni dell’Emilia-Romagna, e penso alla meccatronica e all’informatica, sono numerose e molto ben radicate. Da soli possiamo ancora progredire, ma tutto non si può fare. Diventare IRCCS, perciò, è una naturale, logica conseguenza di tutto questo. In più la trasformazione da privato a pubblico ci consentirà di partecipare ai bandi».

Dal canto suo, Laura Calzà, che dirige l’Attività Scientifica di Montecatone, ha evidenziato innanzitutto il buon lavoro degli ultimi anni, che ha portato a un sensibile incremento del numero di pubblicazioni sulle riviste scientifiche internazionali. Secondo Calzà, inoltre, la provenienza extraregionale del 60% dei pazienti sottolinea concretamente l’attrattività dell’Istituto, dove, ha sottolineato, «vengono accolte persone con criticità che difficilmente potrebbero essere trattate altrove. Ed è centrale, anche per la ricerca, poter disporre di una riabilitazione intensiva e di un day hospital dedicato soprattutto al rientro dei pazienti».

Sono esattamente trentacinque i progetti inseriti nel Piano Triennale (venti dei quali in progress), divisi in quattro grandi aree: 1) Dalla riabilitazione convenzionale alla neuroriabilitazione. 2) Approcci precoci per la limitazione del danno. 3) Prevenzione e miglioramento delle complicanze maggiori nei pazienti. 4) Miglioramento del percorso assistenziale.
Lo status di ulteriori progetti è “in preparazione” e cinque di essi vengono definiti come “strategici”, vale a dire eCRF (“verso Open Science”); palestra robotizzata, in fase di ultimazione, per diagnosi e terapia nelle mielo e cerebrolesioni; Big Data, intelligenza artificiale e Data Meaning; Biobanca delle gravi mielo e cerebrolesioni, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna; telemedicina e teleriabilitazione.

«Questa – ha dichiarato il sindaco di Imola Panieri – è un’occasione davvero propizia per condividere con il territorio informazioni molto importanti; gli aspetti legati alla ricerca, infatti, sono forse meno noti, ma altrettanto strategici perché motivo di forte innovazione, investimento e di risposte concrete da mettere a disposizione dei pazienti».
«Certamente – ha concluso – l’Istituto di Montecatone deve trovare risposte molto chiare in ordine al suo futuro e stiamo appunto lavorando in questa direzione».

Infine, per Andrea Rossi, direttore dell’AUSL di Imola, «non c’è buona assistenza senza buona ricerca, un assunto di cui spesso ci dimentichiamo. Essa anticipa delle tendenze, traccia dei percorsi e consente che i nostri servizi non si limitino all’erogazione di prestazioni, ma contemplino sempre maggiore attenzione alla persona. Anche per queste ragioni, per Montecatone è importante tessere collaborazioni con le Università e gli IRCCS affinché il percorso sia condiviso». Un concetto, quest’ultimo, ribadito, e se possibile rafforzato, anche da Raffaele Lodi, presidente della Rete IRCCS Neuroscienze e Neuroriabilitazione e direttore scientifico dell’IRCCS Bellaria di Bologna, con il quale Montecatone ha dato vita a un importante partenariato. (V.C. e S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: Vito Colamarino (vito.colamarino@montecatone.com).

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